USA-Italia sgradevoli confronti. I cittadini e le armi, le armi dei cittadini

Legittima difesa, un concetto non solo militare, non solo tecnico, soprattutto civico e politico

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The Only Thing That Stops a Bad Guy With a Gun Is a Good Guy With a Gun

Le cronache raccontano di un Obama scuro in volto, adirato con Washington, con quel gruppo di senatori che “hanno distorto le regole e hanno bloccato la volontà del 90 per cento del Senato”, bocciando così la legge sul controllo delle armi, promossa dal Presidente. Si dice: “ha vinto la lobby delle armi!”.

La National Rifle Association ha avuto senza dubbio il suo peso, ha avuto il suo peso, ha fatto sentire la sua voce, più che i fabbricanti di armi. Ma puntualmente tutti i commentatori dimenticano o fanno finta di dimenticare che dietro il possesso di armi, dietro l’idea del cittadino armato c’è la cultura americana, la cultura della frontiera e soprattutto dell’autodifesa, nel senso di cittadino che difende la sua libertà, più che farsi giustizia da sé, che pure fa parte dell’american way of life.

Si dice: “ma la circolazione delle armi comporta rischi altissimi, produce stragi come abbiamo visto a Columbine o più recentemente a Sandy Hook” . Vero, è nei fatti. Ma non mancano esempi di paesi in cui il controllo delle armi è strettissimo, eppure non mancano delitti e stragi sia pure in misura minore commessi con armi da fuoco. Poi, dall’ombra emerge il Breivik di turno. Spara e uccide, ma nessuno è in grado di fermarlo.

E non mancano esempi di paesi in cui la armi circolano in gran quantità, vedi la Svizzera, da dove non mi pare arrivino notizie di delitti seriali commessi con armi da fuoco. La questione diventa allora: più che le armi in sé, o il possesso delle armi, è la coscienza del cittadino, la consapevolezza di chi le possiede che ne fanno strumento di pace e di libertà o, viceversa, di prevaricazione e oppressione.

Non c’è dubbio comunque che velleità liberticide hanno maggiore possibilità di allignare in un paese nel quale i cittadini non sono in grado di difendersi piuttosto che in un paese nel quale la gente può ribellarsi con le armi in pugno. Non a caso fra i primi provvedimenti di un regime illiberale c’è l’intimazione e consegnare le armi.

Teoria, si dirà. Certo, ma tutte le visioni sono teoria che spesso si scontrano con la realtà. E la realtà deve rispondere a questa domanda: quali sono le armi del cittadino? Cioè il cittadino come si difende?
Personalmente penso con il voto. Ma a una condizione: che il voto sia rispettato, cioè che le scelte dei cittadini abbiano poi un seguito. In caso contrario cosa può fare il cittadino per far valere le sue ragioni? Nel nostro Paese il valore del voto è scemato enormemente, prima disattendendo i risultati dei referendum, poi disattendendo i risultati elettorali, attraverso il divieto di vincolo di mandato e gli accordi di vertice. Basta vedere la situazione politica odierna, sia per quanto riguarda il Governo sia per quanto riguarda la Presidenza della Repubblica: pasticci e pastette sulla testa dei cittadini. E così un urlatore sponsorizza un candidato, una minoranza si arroga il diritto di parlare a nome della maggioranza, di interpretare il volere di tutti.

Non è questa la democrazia, che, pur non perfetta, rimane il sistema migliore. E’ la demagogia dell’urlo della minoranza che sovrasta il silenzio della maggioranza. Ne consegue che mentre gli armatissimi americani possono permettersi di eleggere Presidente Harry Truman, ex commerciante di stoffe, Jimmy Carter, ex agricoltore, o Ronald Reagan, attore di secondo piano ed ex sindacalista, i pacifici italioti s’azzuffano per candidati ottantenni che nella loro vita hanno già detto tutto e il contrario di tutto. E la loro scelta non è in vista di qualcosa da fare, ma in vista di quello già fatto; non per, ma contro….

E i cittadini si ritrovano disarmati. Dovendo scegliere, preferisco l’America.

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