Nel ricordo di Michele Alboreto, un gentiluomo al volante (1956-2001)

Sono passati dodici anni dall’incidente al Lausitzring con l’Audi R8 e il ricordo del pilota milanese non scema20130425-alboreto-770x485

Sono passari 12 anni da quando, nel buio dei media di una sessione di test, Michele Alboreto rimase vittima di un incidente al Lausitzring, il circuito presso Dresda unaugurato nel 2000. Pochi mesi dopo – il 15 settembre – sullo stesso circuito Alex Zanardi sarebbe rimasto vittima di una drammatica carambola all’uscita dei box, nel corso della American Memorial 500, gara così rinominata in memoria delle vittime dell’attacco islamista a New York e Washington dell’11 Settembre.

Alboreto era impegnato in un test sull’Audi R8 in preparazione della 24 Ore di Le Mans. Sul rettilineo esterno del triovale, la R8 sbandò e si ribaltò, uccidendo il pilota sul colpo.

Era un duro dal cuore tenero e dai modi signorili. Si era guadagnato un posto nel mondo delle corse grazie a qualità e talento, mostrato nelle formule minori come Formula Monza e F3, nonostante i pochi mezzi a disposizione.

Nel 1981 si guadagnò la simpatia e il supporto del conte Gughi Zanon di Valgiurata, che gli offrì la possibilità di esordire in Formula 1 sulla Tyrrell, in occasione del Gp di San Marino a Imola. La gara si concluse con un contatto con l’amico Gabbiani, ma l’impressione che destò guadagnò al pilota milanese la stima dell’ambiente, la conferma alla Tyrrel e le porte della F1.

Nell’84 arrivò alla Ferrari, dove rimane fino al 1988, e dove rischia di vincere il titolo iridato nel 1985. Poi la fase calante, che non significa disimpegno. Nel 1994 ottiene il sesto posto a Montecarlo, con una Minardi, regalando all’amico Giancarlo una gioia indescrivibile. Poi il DTM e l’endurance, in cui ottiene risultati di eccellenza.

Nel 1997 vinse la 24 Ore di Le Mans con la Porche del team Joest, insieme a Stefan Johansson, con lui la Ferrari nel 1986, e Tom Kristensen. Nel 1998 corse con Joest la 24 Ore di Le Mans, ma fu costretto al ritiro. Con la Porche è secondo alla “Petit Le Mans” a Road Atlanta in ottobre. Il resto dell’attività di pilota professionista continuò a ritmi più ridotti. Nel 1999 segue Joest nell’avventura Audi, per provare a vincere di nuovo la 24 Ore di Le Mans, ma è solo quarto, mentre alla 12 Ore di Sebring aveva colto il terzo gradino del podio con Dindo Capello e Laurent Aiello.

Nel 2000, problemi meccanici lo fermarono al terzo posto a Le Mans, mentre a Sebring aveva colto un promettente secondo posto, in prospettiva proprio della classica sul circuito della Sarthe.

Il 2001 era iniziato alla grande, con il successo perentorio alla 12 Ore di Sebring con Dindo Capello e Allan McNish. L’incidente al Lausitzring interruppe la strada verso il bis a Le Mans e si portò via una bella persona e un gran pilota.

Michele Alboreto ha lasciato la moglie Nadia e due figlie, Alice e Noemi. Ne ricordiamo la signorilità, l’educazione, il sorriso. Ci mancano molto.

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20130424_TW@horsemoonpost

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