Ancora sotto attacco un blindato italiano in Afghanistan, nessun ferito. Kamikaze fa strage davanti alla Corte Suprema

Un blindato Lince ha protetto la pattuglia italiana a Farah. Arrestato l’autore dell’attacco, tutti illesi. Nel gennaio scorso il console italiano a Bengasi scampò a un attentato

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Un convoglio di mezzi blindati italiani dell’ISAF e dell’ANA (Afghanistan National Army) è stato attaccato oggi a Farah. In particolare, un ordigno ha colpito un blindato Lince italiano dell’8° Reggimento Alpini, senza esplodere, poi è ricaduto a terra. L’esplosione ha poi ferito alcuni civili afghani, ma non ha causato nessun danno ai militari italiani e a quelli afghani in pattuglia congiunta.

L’attentatore è stato fermato e consegnato alle autorità locali.

Questa mattina un kamikaze talebano si è lasciato esplodere in un parcheggio nei pressi della Corte Suprema di Kabul, provocando 17 morti e oltre 40 feriti. L’attacco è stato rivendicato dal portavoce dei talebani, che ha spiegato quale fosse l’oggetto: i giudici della Cortei, come si ricorderà, l’attacco all’aeroporto militare di Kabul aveva impegnato per oltre quattro ore le forze di sicurezza, ma ala fine i talebani avevano dovuto ripiegare, dopo aver subito perdite pesanti.

Nella triste statistica sul teatro operativo afghano, le vittime degli attacchi dei talebani e delle forze che si oppongono alla stabilizzazione del Paese asiatico sono crescite del 24 per cento. Il 75 per cento dei morti in questo tipo di attacchi sono stati causati da forze anti-governative.

Oggi si sono diffuse alcune indiscrezioni, provenienti da fonti delle Nazioni Unite, hanno reso noto la richiesta pervenuta dai talebani per aprire un dialogo con le forze sotto la bandiera ONU, avente il fine di ridurre i morti civili, vera cartina al tornasole di quanto l’odio talebano sia malvisto perfino dalla popolazione locale, che preme per una normalizzazione della vita civile. Finora i talebani avevano rifiutato ogni ipotesi di dialogo con il governo del presidente Karzai, accusato – forse non del tutto a torto – di essere un corrotto e un nepotista.

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