Test Gate: al Tribunale Internazionale della FIA è finita “a tarallucci e vino”. Lo avevamo auspicato, perché…

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Una non-decisione giusta e salomonica, perché la colpa di questa situazione ridicola – nota come Test Gate – è delle regole stupide, che ora vanno cambiate subito. Mercedes salta i test per i giovani piloti, Pirelli “rimproverata”

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Una storia ridicola non poteva che finire in modo da suscitare i sorrisini di soddisfazione di tutti. Della Mercedes, della Pirelli, della Ferrari e della FIA. Ma forse anche le risa sbellicate di altri, in particolare di chi pensa che la FIA e la F1 siano sedi in qualche modo da sottoporre a TSO, per evidente fuoriuscita dalla retta via (sportiva, s’intende…).

Con ordine. La Mercedes è stata rimproverata. La Pirelli è stata rimproverata. La Mercedes salterà i test di tre giorni destinati ai giovani piloti a Silverstone. Pena peraltro suggerita dall’indagato (Mercedes) al Tribunale, caso raro, se non unico, in cui chi è sotto indagine suggerisce la pena al proprio “giudice naturale”.  

Tarallucci e vino? Per carità… Pranzo luculliano, vino d’annata, dessert da leccarsi i baffi, sorbetti, grappe d’annata e, per chiudere in bellezza, pure tarallucci e vino…

Noi però l’avevamo auspicato il 6 giugno scorso, per alcune ragioni. Anzitutto, perché le regole sbagliate imposte dalla FIA governata all’epoca da Max Mosley sono stupide e hanno fatto la fortuna solo degli sviluppatori dei software dei simulatori e dei CFD (aerodinamica e fluidodinamica simulata al computer). Provare un’automobile da corsa è un fase della messa a punto tecnica e anche – se vogliamo allargare il concetto – un procedimento di sicurezza, perché solo con la prova pratica si può capire se c’è qualcosa che non funzioni o meno.

In secondo luogo, con i chiari di luna che illuminano l’automotive europeo, una batosta alla Mercedes (che in linea di puro diritto se la meritava tutta, ma forse non da sola: a Maranello se sentono le orecchie fischiare, siamo noi…qui… ohoh…) avrebbe significato un pericoloso effetto domino di ritiri, perché il Comitato di Sorveglianza di Daimler-Benz avrebbe messo le mani addosso a Niki Lauda, toto Wolff e Ross Brawn buttandoli letteralmente nel Reno.

Ancora, in caso di condanna “seria” della Mercedes, anche la Pirelli avrebbe perso la faccia mondiale, per aver prima accondisceso alle richieste indecenti di Ecclestone (sulla durata delle gomme) e poi per aver cercato di mettere in modo maldestro la pezza ai problemi tecnici emersi nella struttura della gomma di F1.

Infine, un epilogo diverso avrebbe spinto più di una parte in causa a sollevare il velo di ipocrisia che molti chiamano “diplomazia” e i primi “caduti” sarebbero stati Jean Todt e Charlie Whiting, con ulteriori effetti a catena.

Insomma, la decisione politica di mettere una coperta ignifuga sull’innesco di un incendio pericoloso, che avrebbe potuto distruggere la Formula 1 come la conosciamo oggi. Un atto di intelligenza politica, a patto e condizione che adesso si metta mano al libro dei regolamenti e si abbia il coraggio di riporlo con celerità nella scatola della raccolta differenziata.

Servono nuove regole per la Formula 1, che coniughino in maniera trasparente gli interessi commerciali di tutti e la natura sportiva della serie. Un asse sbilanciato verso i meri interessi economici rallenterà solo la fine della F1. Un asse sbilanciato verso le mere enunciazioni sportive potrebbe soddisfare solo i “Caduti dal Pero”, ossia coloro che credono ancora nelle favole e nel disinteresse come motore del mondo.

Il motore del mondo, a parte l’essenziale contributo di certi organi dell’altra “metà del cielo”, è il denaro: se guadagnato con onestà, in un quadro di regole trasparenti e condivise. Altrimenti è letame per concimare i fiori delle tombe. Alla prossima…

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John Horsemoon

Sono uno pseudonimo e seguo sempre il mio dominus, del quale ho tutti i pregi e i difetti. Sportivo e non tifoso, pilota praticante(si fa per dire...), sempre osservante del codice: i maligni e i detrattori sostengono che sono un “dissidente” sui limiti di velocità. Una volta lo ero, oggi non più. Correre in gara dà sensazioni meravigliose, farlo su strada aperta alla circolazione è al contrario una plateale testimonianza di imbecillità. Sul “mio” giornale scrivo di sport in generale, di automobilismo e di motorsport, ma in fondo continuo a giocare anche io con le macchinine come un bambino.

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