La crisi economica colpisce anche il “pizzo”, la mafia torna al traffico internazionale di stupefacenti

Sgominato il mandamento di Porta Nuova. Arrestate ventitré persone stamattina a Palermo, tra cui il nuovo capo Alessandro D’Ambrogio. Appurato dalle indagini che la mafia non può più “vivere” con il solo racket.

Manette

Ventitré persone sono state arrestate stamattina, a Palermo, dai carabinieri nell’ambito dell’operazione “Alexander“. Blitz che ha inferto un duro colpo al mandamento di Porta Nuova.

L’azione dei carabinieri del Nucleo investigativo di Palermo – coordinata dai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia – però, non si è svolta solo nel capoluogo siciliano e dintorni ma anche nel trapanese e in altre località.

Sono stati sequestrati beni mobili e immobili per un valore complessivo di circa tre milioni di euro.

Le indagini hanno appurato che la criminalità organizzata – visti i tempi di crisi economica per le imprese – non può più fare riferimento solo al racket delle estorsioni per arricchire le proprie casse e, perciò, è tornata ad intensificare il traffico di droga, instaurando – come succedeva negli anni 80 – legami con il Nord Africa e il Sud America.

I reati contestati, dunque, sono quelli di associazione per delinquere di stampo mafioso e traffico internazionale di stupefacenti.

Tra gli arrestati il 39enne Alessandro D’Ambrogio, ritenuto il nuovo capo del mandamento di Porta Nuova, titolare di un negozio di Onoranze Funebri all’interno del mercato di Ballarò.

Ecco, inoltre, i nomi degli altri ammanettati: Antonio Seranella, Alfredo Geraci, Attanasio La Barbera, Giuseppe Civiletti, Giacomo Pampillonia, e Giuseppe Di Maio, Vincenzo Ferro, Pietro Tagliavia, Francesco Scimone e Giovanni Alessi, Marco Chiappara e Daniele Favata, Salvatore Asaro, Umberto Sisia e Andrea Bono.

Soddisfazione è stata espressa da AddioPizzo e Libero Futuro. Le due associazioni hanno altresì raccontato che “nell’ambito delle indagini, uno degli operatori economici è stato accompagnato a denunciare dalle associazioni antiracket e seguito lungo tale difficile cammino che oggi trova il suo tanto atteso epilogo di liberazione.

Attraverso pesanti intimidazioni e richieste estorsive, l’imprenditore è stato privato della sua attività economica e poco più di un anno fa si è rivolto ad Addiopizzo e Libero Futuro, a cui ha raccontato quanto fino a quel momento era stato costretto a subire. Convinto l’imprenditore a denunciare, si è avviato il percorso di collaborazione con i Carabinieri del Nucleo Investigativo e la Procura di Palermo.

Il percorso di denuncia non è stato affatto semplice e ci ha visti coinvolti passo dopo passo accanto alla vittima. Una vicenda drammatica che purtroppo, poche settimane fa, ha registrato anche un grave danneggiamento all’attività economica. Oggi le associazioni sono mobilitate per stare a fianco dell’imprenditore affinché non si senta solo e possa riavviare la sua attività nel più breve tempo possibile. Occorre che la società e le istituzioni facciano sentire vicinanza e sostegno concreto a chi, come questa vittima, ha trovato il coraggio di denunciare”.

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Walter Giannò

Blogger dal 2003, giornalista pubblicista, ha scritto su diverse piattaforme: Tiscali, Il Cannocchiale, Splinder, Blogger, Tumblr, WordPress, e chi più ne ha più ne metta. Ha coordinato (e avviato) urban blog e quotidiani online. Ha scritto due libri: un romanzo ed una raccolta di poesie. Ha condotto due trasmissioni televisive sul calcio ed ha curato la comunicazione sul web di un movimento politico di Palermo durante le elezioni amministrative del maggio 2012. Si occupa di politica regionale ed internet.

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