Verona, nomadi sinti terrorizzavano la città con modalità da “arancia meccanica”

Sei giovani arrestati, tra cui un minorenne, in un campo nomadi per aver massacrato cittadini inermi, altri due ricercati. In sei mesi sei aggressioni con lesioni gravissime e un tentato omicidio

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La polizia di Stato di Verona ha eseguito l’arresto di sei giovani di etnia Sinti, accusati di essere responsabili di aggressioni e lesioni gravi, oltre che di un tentato omicidio. Sei le vittime accertate della banda, tutte finite all’ospedale, tra cui una per lo sfondamento della scatola cranica con una mazza da golf. Ricercate altre due persone. Sei degli otto aggressori sono stati identificati dalle stesse vittime che li hanno riconosciuti nelle fotografie mostrate dalla polizia.

Le modalità barbare delle aggressioni hanno dato il nome all’operazione, “Arancia Meccanica”, che rievoca la pellicola di Stanley Kubrik per l’inusitata violenza utilizzata da questi criminali.

Aggressioni brutali e immotivate. Le aggressioni, tutte avvenute di sera tra febbraio e marzo, hanno riguardato italiani e stranieri. In un primo momento non erano state messe in relazione fra loro, solo in un secondo momento la polizia le ha legate in un’unica inchiesta, dopo aver scavato a lungo nella vita privata delle vittime, senza trovare elementi comuni che non fossero la rabbiosa violenza delle imboscate.

L’aggressione fuori dalla palestra. I pestaggi, con violenze assurde, non avevano un movente particolare. Le vittime spesso sono state scelte per caso. Così per l’atleta, uscito dalla palestra, picchiato selvaggiamente mentre si accingeva a lasciare con la sua macchina il parcheggio. L’uomo, seppure malconcio, riuscì a scappare e a saltare un cancello, sottraendosi alla furia di quattro forsennati.

L’aggressione di tre al bar… Andò peggio a tre giovani che stazionavano fuori da un bar: uno di loro fu aggredito mentre stava andando verso la sua automobile, gli altri due per aver tentato di soccorrerlo furono bersagliati da una scarica di bastonate, pugni, calci dagli aggressori che si servirono perfino di una mazza da golf, spezzatasi in due per la violenza con cui era stata usata. Finiti in ospedale, due di loro ebbero una prognosi di 40 giorni, mentre il terzo subì un delicato intervento chirurgico alla testa, con l’apposizione di placche metalliche a protezione della scatola cranica sfondata.

Semaforo rosso sangue. Stessa sorte subì un altro veronese fermo con la sua auto a un semaforo, che fu affiancato da un altro veicolo, da cui uscirono in quattro che prima colpirono l’auto a pugni e calci, poi sfondato il lunotto con una chiave inglese che colpì la vittima, tirata fuori dalla macchina e picchiata in modo selvaggio.

Ad assistere alla scena un immigrato (nigeriano) che tentò di fermare il pestaggio, ma che non immaginava ciò che gli sarebbe capitato. Sul posto infatti arrivò una seconda automobile, da cui scesero altre quattro bestie, che aggredirono il malcapitato, lasciandolo esanime sull’asfalto con il primo aggredito.

Se si volesse ragionare sull’immigrazione incontrollata – materia esclusa dal dibattito per volere delle due papesse Cécile Kyenge e Laura Boldrini – si dovrebbe capire che la gente non comprende i meccanismi per cui questo tipo di persone possa vivere in campi nomadi incontrollati e spesso sede operativa di controllo di azioni violente, rapire, ruberie varie, compreso lo sfruttamento di minori, costretti a mendicare o a rubare per portare a casa – si fa per dire – il bottino quotidiano.

Se questa è l’Italia voluta dalla Kyenge e dalla Boldrini, si capisce perché molti dicano un sonoro “no”.

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A seguito del commento di Carlo Berini, animatore dell’associazione Sucar Drom, intendiamo precisare che da queste colonne mai verrà un messaggio razzista, settario, discriminatorio. Abbiamo dato conto di un fatto che ha colpito la pubblica opinione di Verona, per l’efferatezza dei gesti e per l’assoluta inspiegabilità delle violenze. Di tali gesti sono stati protagonisti persone appartenenti a un’etnia, che per questo non è da associare di per sé a pratiche criminali. Fossero stati islandesi o altosassoni ne avremmo parlato e dato conto nello stesso modo.

La migliore maniera per comprendere i fenomeni sociali è la comunicazione. Le minacce di azioni legali non servono a convincere la popolazione che si sente minacciata da certi modi di vivere e da certi comportamenti.

Personalmente, ho provato sulla mia pelle la diffidenza verso i siciliani e mi sono sempre arrabbiato quando, per farmi un complimento, mi è stato detto “Toh, ma non sembri neanche siciliano!”, allocuzione che ho sempre ritenuto paraoffensiva, ma devo anche riconoscere che alcuni comportamenti di alcuni siciliani hanno motivato questi pregiudizi.

I pregiudizi sono sempre sbagliati. Chiediamoci – con la finalità di demolirli – se siano sempre immotivati.

Vincenzo Scichilone

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@horsemoonpost

10 pensieri riguardo “Verona, nomadi sinti terrorizzavano la città con modalità da “arancia meccanica”

  • 17/07/2013 in 11:30:34
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    L’articolo pubblicato etnicizza dei reati commessi da singole persone. Un comportamento scorretto che dovrebbe essere sanzionato dall’Ordine dei Giornalisti, rispetto a quanto previsto nella Carta di Roma.
    Tant’è che anche in questo articolo o post il commento generalizza il comportamento di singole persone a tutto un gruppo etnico, in questo caso “nomadi”.
    Di fatto un’operazione di istigazione all’odio razziale.
    Per questo chiedo la rimozione della seguente parte di testo: “Se si volesse ragionare sull’immigrazione incontrollata – materia esclusa dal dibattito per volere delle due papesse Cécile Kyenge e Laura Boldrini – si dovrebbe capire che la gente non comprende i meccanismi per cui questo tipo di persone possa vivere in campi nomadi incontrollati e sede operativa di controllo di azioni violente, rapire, ruberie varie, compreso lo sfruttamento di minori, costretti a mendicare o a rubare per portare a casa – si fa per dire – il bottino quotidiano.”
    Il tutto è già stato segnalato alle Autorità competenti.
    Carlo Berini

    • 17/07/2013 in 15:17:39
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      Non generalizziamo niente. Non siamo razzisti e non identifichiamo un’etnia con una categoria di delinquenti. C mancherebbe altro. Però che statisticamente certi luoghi, aggregazioni siano sorgente di criminalità è scritto nei fatti.

      È come se io, siciliano, mi offendessi di fronte all’osservazione “mafiosi siciliani”. Non tutti i siciliani lo sono, anzi, ma che ci siano siciliani mafiosi è incontrovertibile.

      Dalle risposte ai commenti violenti si evince il nostro pensiero, peró difendere l’indifendibile è assurdo.
      Vincenzo Scichilone

    • 13/05/2014 in 18:45:00
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      Ma come no Berini!!! Adesso bisogna dire quello che vuoi tu, è finita la libertà di parola! Vai a dirlo alle vittime! Avete rotto le palle e iniziate a pagare le tasse!

  • 16/07/2013 in 18:00:32
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    lavori forzati con la palla al piede a questi maledetti….

  • 16/07/2013 in 16:46:54
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    La pena di morte è barbara ????
    Fenomeno vai a spiegarlo al tipo che grazie a queste merde ha una placca di titanio in testa!!!

    Io personalmente li ammazzerei a bastonate…
    Tutti i nomadi, piccoli, grandi, belli, brutti, donne, uomini…

    • 17/07/2013 in 00:39:24
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      La pena di morte è barbara. Lei personalmente può anche mettere un indirizzo mail inesistente (forse per vergogna), ma come vede noi pubblichiamo il suo commento anche se non lo condividiamo.

      Tra contenere, obbligare all’integrazione, stringere in controlli asfissianti perché queste persone si incanalino in una relazione normale con la società e ammazzarli tutti c’è una grande differenza. Un certo Adolf la pensava allo stesso modo…

    • 17/07/2013 in 08:30:23
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      “”Io personalmente li ammazzerei a bastonate…
      Tutti i nomadi, piccoli, grandi, belli, brutti, donne, uomini…””

      Cosa è? Incitamento all’odio razziale oppure un invito ad usare violenza ad un livello peggiore di quello che hanno fatto questi otto delinquenti?
      Le colpe o i meriti sono sempre individuali e mai fi gruppo etnico o di qualsiasi altro tipo.
      In nome dell’odio etnico vengono fatte le peggiori cose. Questo nel passato e nel presente.

      Per la redazione. Credo che la fonte della notizia sia ADN KRONOS, talvolta imprecisa nelle notizie che fornisce. I residenti di quel campo sono rom di origine istriana e non sunti. In italiano la parola sinto ha un maschile ed un femminile, un singolare ed un plurale. E nata nella lingua italiana ed ogni lingua europea ha parole diverse per definire questa etnia. Rom è attinta dalla lingua dei Rom e non si declina. ADN sbaglia anche su questo.

      • 17/07/2013 in 09:49:07
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        Caro Franco, a volte il giornalismo commette degli errori per semplificare. Non tutti hanno le conoscenze per distinguere così precisamente come fa lei, evidentemente molto competente in materia. Grazie (la fonte è la Questura di Verona)

  • 16/07/2013 in 10:25:01
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    Il Governo dovrebbe rivalutare la pena di morte per siffatti individui.
    Il carcere a vita ha dei costi che l’Italia delle suddette Signore, non si puo’ permettere.
    Morella

    • 16/07/2013 in 11:12:01
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      La pena di morte è barbara, inutile perché non serve come deterrente. Negli Stati Uniti, una delle democrazie che la prevedono, c’è un forte dibattito per l’abolizione definitiva. Certo una pena che coniughi sanzione del reato, processo rieducativo e recupero dovrebbe prevedere altre forme, quale il lavoro obbligatorio (non forzato nel senso di sfruttato).

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