Rocco Chinnici, 30 anni dopo: il ricordo del padre del pool antimafia

Era il 29 luglio 1983 quando il giudice Rocco Chinnici – il padre del Pool antimafia – fu ucciso con un’auto imbottita di tritolo. Con lui persero la vita due carabinieri e il portiere dello stabile di via Pipitone Federico. Il ricordo di Napolitano e Grasso.

Rocco Chinnici

Sono trascorsi 30 anni dal giorno in cui la mafia uccise a Palermo Rocco Chinnici.

Il magistrato, infatti, fu ammazzato all’età di 58 anni il 29 luglio 1983 con una Fiat 127 imbottita di esplosivo davanti alla sua abitazione di via Pipitone Federico. Il detonatore fu azionato da Antonio Madonia. Chinnici non fu il solo a perdere la vita: morirono anche i carabinieri Mario Trapassi e Salvatore Bartolotta, e il portiere dello stabile, Federico Stefano Li Sacchi.

Fu un attentato che sconvolse il capoluogo siciliano per l’efferatezza e trasmise un profondo senso di impotenza. Ne è esempio quanto scrisse un anonimo poliziotto a L’Ora, il celebre giornale antimafia palermitano, chiuso nel 1992: «Siamo in guerra ma per lo Stato e le autorità di questa città, di questa regione, è come se non succedesse mai niente… I mafiosi sparano con mitra e tritolo. Noi rispondiamo con parole. Loro sono migliaia. Noi poche centinaia. Loro passeggiano tranquillamente per corso dei Mille, a Brancaccio, all’Uditore“.

Pochi giorni prima dell’attentato, il magistrato firmò una “comunicazione giudiziaria” – ovvero l’avviso di garanzia di oggi – per gli esattori di Salemi, Nino e Ignazio Salvo, amici dell’andreottiano Salvo Lima e – come ha scritto il giornalista Attilio Bolzoni nel libro ‘Faq Mafia‘ – la sua uccisione dimostrò che «cosa nostra non voleva farsi processare».

Oggi, dunque, si ricorda quanto successe in quella rovente estate del 1983.

Tra coloro che hanno commemorato Chinnici il presidente del Senato, Pietro Grasso: «Uomo di altissime doti umane e morali, Rocco Chinnici è stato un magistrato integerrimo, un punto di riferimento determinante nella formazione mia e di tanti colleghi, tanto da essere soprannominato il giudice papà, perché per noi fu testimone e maestro. La sua profonda capacità di analisi e le sue intuizioni gli avevano permesso di cogliere, quando ancora erano grandemente lacunose le conoscenze sul fenomeno, l’ordinarietà del potere mafioso, quei rapporti tra affari e potere che i processi successivi alla sua morte avrebbero poi svelato. La sua religione era il suo lavoro, la passione per quello che faceva. Credeva fermamente nella necessità del lavoro di equipe e pose le basi per la nascita di quello che sarebbe stato il pool antimafia».

Ecco, infine, le parole del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, inviate ai familiari del giudice: «Con l’uccisione di Rocco Chinnici la mafia si proponeva di decapitare l’Ufficio istruzione del Tribunale di Palermo, che sotto la sua direzione stava iniziando ad affrontare unitariamente quel fenomeno criminale, cogliendo rapporti e collegamenti che condussero in seguito ad individuare autori e cause di efferati delitti rimasti fino allora impuniti e di comprendere la complessa realtà di ‘cosa nostra. Consapevole dell’altissimo rischio personale connesso al rigoroso impegno nella lotta alla criminalità organizzata, seppe trasmettere le sue intuizioni ai collaboratori, che ne raccolsero il testimone. Il metodo investigativo indicato da Rocco Chinnici si è poi rivelato efficace strumento di contrasto alla criminalità organizzata e ha consentito di raccogliere successi insperati nella lotta alle associazioni mafiose. Nel ricordo della tensione morale che ha connotato l’attività di suo padre, sono vicino a lei, ai suoi fratelli e ai famigliari delle altre vittime della strage».

L’ultima intervista a Rocco Chinnici:

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Walter Giannò

Blogger dal 2003, giornalista pubblicista, ha scritto su diverse piattaforme: Tiscali, Il Cannocchiale, Splinder, Blogger, Tumblr, WordPress, e chi più ne ha più ne metta. Ha coordinato (e avviato) urban blog e quotidiani online. Ha scritto due libri: un romanzo ed una raccolta di poesie. Ha condotto due trasmissioni televisive sul calcio ed ha curato la comunicazione sul web di un movimento politico di Palermo durante le elezioni amministrative del maggio 2012. Si occupa di politica regionale ed internet.

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