Buon 60° compleanno, Leone d’Inghilterra! Nigel Mansell, il cuore oltre

Gran traguardo del pilota inglese dell’isola di Man, iridato nel 1992. In Ferrari raccolse meno di quanto avrebbe meritato, ma non era un politico e a Maranello i “politici” hanno sempre avuto la supremazia

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Buon compleanno, Nigel Mansell! 60 anni e non mostrarli, non patirli, non sentirli. Del resto, per un coriaceo suddito di Sua Maestà Britannica, protetto dal Triscele dell’Isola di Man, come potrebbe essere altrimenti.

Nota l’opinione che Ayrton Senna avesse del Leone d’Inghilterra: «Se Mansell è in giornata è impossibile tenerlo dietro. Ti sorpasserà. Anche sopra la testa, ma ti sorpasserà». Senna di sorpassi di Mansell ebbe diverse esperienze, ma i due erano uniti da una profonda stima reciproca. Due ingenui velocissimi, con Mansell del tutto scevro di capacità politica.

La storia di Mansell potete leggerla ovunque, qui vorrei raccontarvi emozioni. Nei miei ricordi di appassionato, sono indelebili due momenti di forte turbamento: la morte di Gilles Villeneuve, un pilota che spinge la sua monoposto sotto il sole texano, con una generosità quasi sovrumana.

L’ultimo volo di Gilles ci aveva lasciati orfani e molti ferraristi diventarono eretici, di rito villeneuviano, aprendo una confessione a parte della fede di Maranello. Capita che nelle “religioni” avvengano scissioni, avvenne anche sotto lo scudetto giallo con il cavallino nero rampante.

Un altro cavallo nero, con le effigi d’oro, era cavalcato da questo inglese taciturno con il b20130808-nm-gall0affo biondo. Partito dalla pole, aveva dominato il GP del Texas, partendo dalla pole, con la Lotus guidata da Peter Warr, uno che gli aveva giurato di non fargli vincere una gara. Le gomme cominciarono a tradirlo, così Manueto Mansell – come era fino ad allora chiamato in Italia, per quell’aplomb britannico distaccato – fu raggiunto, poi sorpassato da Rosberg (Williams), Arnoux (Ferrari), dal compagno di squadra de Angelis, fino a che all’ultimo giro, all’ultima curva non lo piantò in asso il cambio.

Fu allora che la storia sportiva di Nigel Mansell infiammò molti cuori tristi, perché il pilota dell’Isola di Man scese dalla monoposto e – nella sorpresa generale – cominciò a spingerla fino a farle tagliare il traguardo e stramazzare sull’asfalto, svenuto per la fatica di Sisifo. Fu classificato al sesto posto, 1 punto, ma per chi ancora piangeva (letteralmente…) per Gilles, Nigel ebbe la funzione di rianimatore della passione.

20130808-nm-gall3Quando cinque anni dopo Mansell arrivò alla Ferrari, dopo le cocenti delusioni alla Williams, dove era stato sovrastato psicologicamente da Nelson Piquet, sembrò aprirsi una nuova era di “Febbre” per il Leone, nuovo nickname assunto da Mansell, uno che aveva imparato a non arrendersi mai. La prima vittoria al debutto in Brasile fece sperare, poi la 640 progettata da Barnard fu fragile e costò una sequela di ritiri, la squalifica al GP del Canada grazie al pasticcio ai box, prima della partenza; e quella al GP del Portogallo, per un errore nel pit stop, la bandiera nera ignorata (Mansell ha sempre dichiarato di non averla vista) e la collisione con Senna, che costò al pilota britannico l’esclusione per il successivo GP di Spagna.

Ma in mezzo a tutto questo contorto 1989, arrivo la stupenda vittoria di Budapest all’Hungaroring, ancora più bella ed emozionante perché arrivata in modo inaspettato, dopo una partenza dal 12° posto in griglia. Lo straordinario sorpasso di Ayrton Senna rimane negli annali della Formula 1 come uno dei più spettacolari, per il senso della strategia, l’opportunismo e la manovra fulminea.

Nel 1990 l’arrivo di Prost mi fece patire per il baffo più veloce della Formula 1, il più temerario. Alla Ferrari sono sempre stati maestri nella disarticolazione dei rapporti all’interno del team, la fiducia di Nigel crollò a picco, così come la possibilità di riportare a Maranello l’agognato titolo iridato. A fine anno, Mansell se ne andò per approdare alla Williams, per una seconda parte di carriera in cui raccolse quanto seminato in precedenza. Prost fu licenziato prima della fine del campionato successivo: ma con un anno di ritardo, per molti, perché forse Mansell sarebbe rimasto e la storia sarebbe stata diversa**.

Lo abbiamo osannato vincitore del titolo in F1 nel 1992, poi in ChampCar nel 1993. Nel 1994 il ritorno in F1, dopo la tragedia di Senna. Concluse di fatto la sua carriera in Williams ad Adelaide, vincendo il GP d’Australia. In McLaren fu una me20130808-NigelMansellCBE-crossteora e decise di non farsi tritare dagli insuccessi.

Nigel Mansell è diventato un brand sinonimo di coraggio, testardaggine, fede nelle proprie capacità. Il taglio dei baffi gli ha fatto abbassare l’età visibile, a dispetto di quella anagrafica, come quando a una vettura usata si abbassano i chilometri: tanto va forte lo stesso, non si capisce l’arcano.

Mansell ha ricevuto la laura in ingegneria honoris causa dall’università di Birmingham nel 1993. Nel 2012 è stato insignito del titolo di Comandante dell’Ordine dell’Impero Britannico (CBE) dalla Regina Elisabetta II d’Inghilterra, per “Per l’impegno in aiuto dei giovani britannici attraverso l’associazione UK Youth”, mentre nel 1991 aveva ricevuto la nomina a Ufficiale (OBE) dello stesso ordine per “meriti sportivi”.

Grazie per le emozioni che mi hai dato. Tra mettere in campo doti politiche e gettare il cuore oltre l’ostacolo, io preferirò sempre gli uomini e le donne del secondo tipo. Meglio una vita da Leone, che un giorno da… Piquet.

Ultimo aggiornamento 9 Agosto 2013, ore 00.39 | © RIPRODUZIONE RISERVATA

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** Per un errore di trasposizione da word a wordpress, il periodo era stato formulato in maniera non corretta. Ho provveduto a formularlo meglio, mi scuso con i lettori. Questo era il testo originale: A fine anno, Prost fu licenziato prima della fine del campionato, Mansell se ne andò per approdare alla Williams, per una seconda parte di carriera dove raccolse quanto seminato.

John Horsemoon

Sono uno pseudonimo e seguo sempre il mio dominus, del quale ho tutti i pregi e i difetti. Sportivo e non tifoso, pilota praticante(si fa per dire...), sempre osservante del codice: i maligni e i detrattori sostengono che sono un “dissidente” sui limiti di velocità. Una volta lo ero, oggi non più. Correre in gara dà sensazioni meravigliose, farlo su strada aperta alla circolazione è al contrario una plateale testimonianza di imbecillità. Sul “mio” giornale scrivo di sport in generale, di automobilismo e di motorsport, ma in fondo continuo a giocare anche io con le macchinine come un bambino.

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