La testimonianza di un manager musulmano: solo con i cristiani potremo ricostruire l’Egitto

Mohamed Elhariry, manager residente al Cairo, riassume gli eventi degli ultimi mesi in Egitto: i Fratelli Musulmani «hanno mentito a tutti, non hanno mai voluto uno Stato democratico. Il vero Egitto è composto da tutte le fedi»

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Il Cairo – L’arresto di Mohammed Badie, leader spirituale dei Fratelli Musulmani, ha suscitato una nuova serie di critiche da parte dei Paesi occidentali e della Turchia contrari alla linea dura dei militari, costata la vita a 900 persone. Sui media lo scontro duro riguarda solo i piani alti: da un lato l’esercito e dall’altro la leadership islamista, che continua ad aizzare i suoi seguaci a manifestare in modo violento. Il risultato di questa guerra delle parole sono sia le centinaia di morti per le strade del Cairo e di Alessandria, molti dei quali già considerati martiri della Rivoluzione; sia gli attacchi contro i cristiani, divenuti un capro espiatorio per la sconfitta e il calo di popolarità dei Fratelli Musulmani eletti nel 2011.  

Cosa sta accadendo in Egitto? Qual è la percezione della gente non schierata sul piano politico e religioso? Mohamed Elhariry, giovane manager musulmano residente al Cairo, racconta ad AsiaNews il rapporto di unità fra musulmani e cristiani basato non tanto sulla lotta all’islamismo, ma più sulla ricostruzione del Paese dove etnie e religioni diverse convivono insieme da 1400 anni.

Testimonianza di Mohamed Elhariry

Tutti noi musulmani siamo rimasti colpiti dall’atteggiamento di cattolici, copti-ortodossi e protestanti vittime della violenza dei Fratelli Musulmani. I cristiani non hanno chiesto aiuto ad altri Paesi della stessa religione, ma hanno preferito credere in loro stessi e nel popolo egiziano. Tutto ciò che sta accadendo in Egitto rimane in Egitto. Al contrario, i Fratelli Musulmani hanno fatto il giro dei vari Dipartimenti di Stato per fare pressione sul governo ad interim scelto dalle varie componenti della società egiziana.

Noi musulmani ci siamo offerti di proteggere chiese ed edifici religiosi, ma i nostri fratelli cristiani hanno detto: “Non sprecate le vostre anime così preziose per noi. Per ora abbiamo chiuso questi edifici. Ricostruiremo insieme le nostre chiese dopo la scomparsa del terrorismo”.  Io sono convinto che quanto è sacro per un mio vicino in patria lo è anche per me. Ho rispetto per lui e la sua libera volontà.

La coesione degli attuali elementi della società egiziana è in corso da 1.400 anni. Nella storia si sono verificati  numerosi conflitti. Tali differenze riguardano sia l’islam, composto da sunniti e sciiti, che il cristianesimo formato da copti-ortodossi, cattolici, protestanti. Essi agiscono come i diversi fan club di una squadra di calcio. Tuttavia la religione è uno degli elementi che conducono alcuni a santificare la “religione egiziana” (lil concetto di nazione ndr), altri a condannarla. Siano essi cristiani o musulmani.

Cosa sta accadendo al nostro Paese? Tutto inizia il 25 gennaio 2011, quando una enorme rivoluzione smuove tutti i livelli e le componenti della società egiziana. Per mesi essi manifestano contro il regime del presidente Hosni Mubarak. Tale evento unisce persone di varie ideologie differenti: imperialisti, socialisti e estremisti religiosi. Con il trionfo della rivoluzione tali estremi hanno iniziato a dividersi. Fratelli Musulmani, capitalisti religiosi e socialisti non hanno spazio nel percorso politico egiziano.

Durante il governo di transizione guidato dal Consiglio supremo delle forze armate – un gruppo di militari molto ben inseriti all’interno delle dinamiche di potere ed economiche – ciascun partito tenta di distruggere il suo avversario. Per fare il loro ingresso ufficiale i Fratelli musulmani attendono l’esclusione del Partito nazionale democratico risalente all’era Mubarak. Tale fatto apre la strada ad elezioni eque, ma solo sul piano tecnico e non morale. Con la vittoria alle elezioni parlamentari del 2011 e delle presidenziali del 2012 la Fratellanza intraprende la sua strada verso l’ignoto.

Per governare essi abbandonano il Sinai ai terroristi e, incuranti della deteriorata situazione economica, accumulano finanze e cariche, ammanettando i gangli della società e inserendo i loro membri. Essi affidano tutto a Morsi che è il quinto leader nella gerarchia dei Fratelli musulmani. Con l’approvazione della Costituzione i Fratelli Musulmani mostrano il loro vero volto. Il loro obiettivo è il controllo totale dello Stato. Nel novembre 2012 gli egiziani scendono in piazza contro l’approvazione di una Costituzione distorta e manifestano davanti al palazzo della Corte Costituzionale.  

La caduta di Morsi e la rivolta popolare hanno messo in una posizione di imbarazzo i Fratelli Musulmani. In questi mesi essi si sono accampati nel quartiere di Rabaa, vicino alla loro moschea, incuranti del volere della gente. Ora, gli islamisti minacciano tutti con il terrorismo, annunciando morte e distruzione, ignorando che esercito e polizia si sono schierati con la maggioranza della popolazione, scesa in piazza lo scorso 30 giugno. I Fratelli Musulmani non stanno cercando una legittimità attraverso il dialogo, a loro non interessa la volontà popolare che è all’origine della democrazia.

Lo scorso 14 agosto l’esercito e la polizia decidono di sgomberare i sit-in dei Fratelli Musulmani, in accordo con gran parte della popolazione. Le prime vittime sono membri delle forze dell’ordine, che rispondono al fuoco degli islamisti. Nessuno nega che nelle manifestazioni dei Fratelli Musulmani vi fossero molti civili e persone disarmate, tuttavia essi erano scudi umani per i miliziani armati. Vi sono anche diversi documenti che provano l’uccisione di militanti islamisti per mano del fuoco amico dei loro compagni. Molte persone non appartenenti alla Fratellanza sono morte durante gli attacchi degli islamisti in tutto il Paese: l’assalto alle chiese cristiane, alle stazioni di polizia, gli attentati contro esercito e polizia nel Sinai. In queste settimane gli islamisti hanno fatto di tutto per screditare l’esercito di fronte al mondo, ma non di fronte agli egiziani. Gli attacchi di questi giorni contro i cristiani sono, infatti, un tentativo degli islamisti di scatenare un nuovo conflitto per distruggere il Paese.

In molti si chiedono se è possibile un dialogo con i Fratelli Musulmani. Io non posso parlare con un terrorista che trasporta armi e minaccia la mia sicurezza, la mia famiglia, il mio Paese e la mia volontà. Mi sento però pronto a discutere con chi accetta queste condizioni: l’interesse per il bene del Paese è più importante di qualsiasi altro tema; deve esserci la volontà di accettare l’altro senza ingaggiare una lotta per imporre la propria visione; il mio interlocutore deve ammettere gli attacchi deliberati degli islamisti contro le forze dell’ordine.  

Purtroppo per una riconciliazione occorrerà attendere. Tuttavia, noi siamo un popolo con una memoria debole. Non ci piace ricordare. Per 80 anni abbiamo subito l’ingerenza e gli atteggiamenti anche violenti dei Fratelli Musulmani, ma li abbiamo poi eletti nelle elezioni del 2011 e del 2012.

(fonte AsiaNews)

Un pensiero riguardo “La testimonianza di un manager musulmano: solo con i cristiani potremo ricostruire l’Egitto

  • 12/10/2013 in 01:57:48
    Permalink

    Se siamo a casa nostra, gli extra-comunitari di fede mussulmana ci ammazzano a picconate e ci stuprano le nostre donne.
    Se siamo a casa loro, gli extra-comunitari di fede mussulmana ci ammazzano a colpi di machete e ci stuprano le nostre donne.
    Ma dico, siamo diventati proprio tutti congoloidi in questo paese?
    Quando pretenderemo quel rispetto minimo indispensabile che ci è dovuto?
    Gustavo Gesualdo

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