A Spa è tornato il Samurai, ma sempre con la lingua lunga…

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Fernando Alonso sulle Ardenne ha corso in modo magistrale, ma il muso lungo sul podio e la sgommata sotto la bandiera a scacchi non sono casuali: linguaggio non verbale per dire “mi sono rotto”. Poi arrivano certe dichiarazioni “sportive” e cadono le braccia…

Canada Formula One Grand Prix

Avete presente gli attivisti di Greenpeace, incursori non violenti a favore dell’ambiente nell’immediato pre-gara di Spa? Ebbene, Fernando Alonso si sarà ispirato a quei parapendii a motore e avrà infarcito la sua mente di Samurai dell’umore giusto per condurre una gara all’attacco, fin dalla partenza.

Lo abbiamo scritto domenica: una giornata infausta per i detrattori del pilota asturiano, autore di una gara magistrale, come a volere tappare la bocca in modo brutale ai vari Oracoli, dentro e fuori la Ferrari (compresi noi: becchiamoci questa…).

Sotto la bandiera a scacchi quella specie di sgommata da tamarro di paese e quel muso lungo sul podio l’hanno raccontata tutta l’amarezza di un pilota non in grado di battersi come vorrebbe, per mancanza di mezzo tecnico. Le critiche per il testa coda in qualifica – costato l’impossibilità di fare un giro in più, forse decisivo per la posizione in griglia – e per l’informazione non corretta sulla quantità di benzina – in risposta alle critiche di tifosi via Twitter – sono aspetti marginali che non tengono conto di un fatto basilare: correre in macchina è diverso da veder correre in macchina. Le critiche spesso non tengono conto delle migliaia di variabili indipendenti che influenzano una prestazione, non sempre dipendenti dalla guida del pilota.

Detto questo, pur mantenendo verso Alonso un giudizio critico in generale, domenica abbiamo dovuto riconoscere una gara all’altezza del nome, delle attese per un professionista valutato (e pagato) molti milioni di Euro.

Se però Fernando Alonso è scontento con la Ferrari occorre altrettanto riconoscere che ha ragione: per la quarta stagione la monoposto delude le attese (sue e di Santander, per non fare nomi), costringe alla rincorsa.

Qui sarebbe finito l’articolo, se oggi non fossero trapelati alcuni ulteriori pensieri del pilota di Oviedo sulla corsa al titolo. Riferendosi allo scorso anno, Alonso ha affermato di aver «lasciato Monza l’anno scorso con 41 punti più di Vettel», ma poi sappiamo tutti come finì. Questo mostrerebbe «quanto velocemente possono cambiare le cose. Ma dobbiamo vincere tre o quattro gare consecutive e che qualcuno lo butti fuori in partenza, come è accaduto a me, o problemi tecnici».

Parole che fanno scorrere un brivido sulla schiena sportiva e che potrebbero perfino costare qualche sanzione disciplinare al pilota della Ferrari, se qualcuno scambiasse l’analisi per un auspicio. Renato Bisignani – addetto stampa della Scuderia Ferrari – a questo punto dovrebbe fare un corso accelerato di comunicazione al Samurai Compañero, per fargli capire che a volte – spesso – è più utile tacere che blaterare.

Insomma, Alonso è il peggior nemico di Fernando Alonso: fa e disfa con la stessa velocità con cui riesce a passare da una giornata incolore a una memorabile corsa. Domenica è stata giornata di corsa magistrale, lunedì di dichiarazioni imbarazzanti.

Qualcuno lo aiuti e lo protegga da se stesso.

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John Horsemoon

Sono uno pseudonimo e seguo sempre il mio dominus, del quale ho tutti i pregi e i difetti. Sportivo e non tifoso, pilota praticante(si fa per dire...), sempre osservante del codice: i maligni e i detrattori sostengono che sono un “dissidente” sui limiti di velocità. Una volta lo ero, oggi non più. Correre in gara dà sensazioni meravigliose, farlo su strada aperta alla circolazione è al contrario una plateale testimonianza di imbecillità. Sul “mio” giornale scrivo di sport in generale, di automobilismo e di motorsport, ma in fondo continuo a giocare anche io con le macchinine come un bambino.

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