Papa Francesco riceve Abdullah II di Giordania e la moglie Ranja: dialogo e negoziato “unica opzione” per la Siria

Oltre che della “tragica situazione” siriana si è parlato della ripresa dei negoziati tra israeliani e palestinesi e della questione di Gerusalemme. “Apprezzamento” per l’iniziativa di convocare ad Amman una conferenza sulle sfide per i cristiani nel Medio Oriente. Poi il Pontefice si inchina di fronte alla regina di Giordania, dimenticandosi che non è più un “semplice” cardinale, ma anche questa è la grandezza di Jeorge Mario Bergoglio

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Città del Vaticano – Il dialogo e il negoziato, con il sostegno della comunità internazionale sono “l’unica opzione” per porre fine al conflitto in Siria. Lo sostiene fermamente una nota della Santa Sede che riferisce dei colloqui avuti stamattina in Vaticano da re Abdullah II di Giordania che è stato ricevuto da papa Francesco e dal cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone insieme a monsignor Dominique Mamberti, segretario per i Rapporti con gli Stati.

La nota vaticana sui “cordiali colloqui” con il re di Giordania – accompagnato dalla regina Rania – pur non facendo alcun espresso riferimento ai nuovi venti di guerra che minacciano il Medio Oriente, conferma la preoccupazione con la quale non solo il regno hashemita – che vive accanto alla linea del fuoco e teme un possibile coinvolgimento – ma anche il Papa seguono quanto accade a Damasco.

Parlando dei “temi di comune interesse” esaminati, il comunicato sottolinea «la promozione della pace e della stabilità nel Medio Oriente, con particolare riferimento alla ripresa dei negoziati tra Israeliani e Palestinesi e alla questione di Gerusalemme».

«Speciale attenzione è stata riservata alla tragica situazione in cui versa la Siria; al riguardo, è stato riaffermato che la via del dialogo e della negoziazione fra tutti i componenti della società siriana, con il sostegno della comunità internazionale, è l’unica opzione per porre fine al conflitto e alle violenze che ogni giorno causano la perdita di tante vite umane, soprattutto fra la popolazione inerme» si afferma nella nota divulgata dalla sala stampa del Vaticano.

«Si è, inoltre, espresso apprezzamento per l’impegno di Re Abdullah nel campo del dialogo interreligioso e per l’iniziativa di convocare ad Amman, all’inizio del mese di settembre, una Conferenza sulle sfide che i Cristiani nel Medio Oriente devono affrontare, particolarmente durante questo periodo di cambiamenti socio-politici. Si è, infine, rilevato il positivo contributo che le comunità cristiane apportano alle società della Regione, di cui sono una parte integrante».

Papa Francesco ha più volte manifestato pubblicamente il suo dolore per il conflitto siriano, l’ultima volta domenica scorsa durante l’Angelus. Parlando ai fedeli radunati in piazza san Pietro, anche in quella occasione, egli ha anche chiesto alla comunità internazionale che «si mostri più sensibile verso questa tragica situazione e metta tutto il suo impegno per aiutare la amata Nazione siriana a trovare una soluzione ad una guerra che semina distruzione e morte».

Alla fine dell’incontro, all’atto dei saluti di commiato, Papa Francesco ha dimenticato che il protocollo vaticano impone che le signore si inchinino a lui, quale Pontefice della Chiesa Cattolica e Capo di Stato. Invece (come si può vedere nella foto Ansa a sinistra), il Papa ha salutato Ranja di Giordania con un inchino di rispetto, destando non poca meraviglia. Tuttavia, anche queste rotture di protocollo fanno parte essenziale di un pontificato straordinario, cui Jeorge Mario Bergoglio sta dando una impronta speciale.

(articolo scritto su fonte AsiaNews, ammessa la pubblicazione – anche integrale – con citazione della fonte)

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