Domenico Quirico è stato liberato e sta tornando in Italia

L’inviato de “La Stampa” era scomparso il 9 aprile scorso, rapito in Siria subito dopo aver passato il confine con il Libano. Rapito da criminalità comune, si è temuto fosse ceduto agli islamisti di al-Nusra

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Domenico Quirico è stato liberato e sta tornando in Italia, presumibilmente con un volo messo a disposizione dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Lo ha annunciato via Twitter il direttore del quotidiano torinese, Mario Calabresi.

 

Di Quirico si erano perse le tracce il 6 aprile, dopo aver transitato attraverso il confine tra Libano e Siria. Solo quattro giorni dopo aveva inviato un sms a una collega della Rai, poi ancora il silenzio, rotto solo due mesi più tardi. Il 6 giugno, infatti, la moglie Giulietta aveva ricevuto una breve telefonata, durante la quale una voce lontana – quella di Domenico Quirico, come confermato dalla consorte – diceva di stare bene e confermava il rapimento.

Nel frattempo, in assenza di operatori italiani sul terreno, era già partita la cooperazione di intelligence per capire chi detenesse il giornalista italiano, un lavoro certosino probabilmente condotto con un servizio alleato. Indiscrezioni sostengono sia stato quello turco a fornire la traccia fondamentale per raggiungere i rapitori. Ad un certo punto, era stata la ministra degli Esteri, Emma Bonino, a confermare che Quirico fosse in mano a delinquenti comuni, con cui si era intavolata una trattativa più volte interrotta e altrettante volte riallacciata. Si è a lungo temuto che i rapitori potessero “cedere” Quirico agli islamisti di al-Nusra, le milizie sunnite fondamentaliste appartenenti alla galassia di Al Qaeda.

La Farnesina peraltro aveva chiesto fin dall’inizio della vicenda il più assoluto riserbo. Silenzio rotto solo cinque giorni prima della telefonata alla moglie – il primo giugno – dalle figlie, Metella ed Eleonora, che avevano lanciato un appello attraverso un video sul web, che aveva avuto ampia diffusione nelle tv e nel web del mondo arabo.

L’appello delle figlie di Domenico Quirico

In questi 150 giorni era scattata la corsa alla solidarietà da associazioni, da giornali, da siti internet, televisioni. Il sindacato dei giornalisti e singole persone avevano attestato la propria vicinanza alla famiglia, esponendo un nastro giallo, simbolo internazionale di attesa per persone scomparse in zone di guerra.

Questa sera la conferma del positivo epilogo. Non si hanno però ancora notizie di padre Paolo dall’Oglio, il gesuita andato in Siria per trattare la liberazione di due sacerdoti ortodossi e di due vescovi cattolici rapiti, con buona probabilità da islamisti legati ad Al Qaeda.

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