La bimba di Gela morta per un errore chirurgico a Tor Vergata. I primi risultati dell’autopsia

«Da radiografia emorragia in atto» lo rivela una fonte anonima all’Adnkronos. I Nas identificano almeno sette persone coinvolte, che sarebbero state iscritte nel registro degli indagati per omicidio colposo. Il direttore generale dell’ospedale: «Non vogliamo coprire nessuno»

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Disperazione è l’unico sostantivo che può descrivere appena lo stato emotivo in cui è piombata la famiglia di Gela che ha visto morire la propria bimba di due anni senza poter fare niente. La bimba è morta mercoledì scorso a Tor Vergata per un “evento avverso”, come è stato definito in un primo momento dalla struttura ospedaliera romana. Era già ricoverata da qualche giorno, dove era arrivata insieme alla mamma, per un intervento di trapianto di midollo. La struttura sanitaria ha spiegato in una nota che la bambina «è stata sottoposta al posizionamento di un catetere venoso centrale, propedeutico al trapianto. Sono sopraggiunti eventi avversi che ne hanno purtroppo determinato il decesso nella serata dell’11 settembre scorso».

L’evento avverso sarebbe la recisione della giugulare a causa di  una manovra operatoria errata o a causa di un catetere venoso troppo grande, che avrebbe causato un’emorragia con sversamento di sangue nel polmone destro. Così la bambina di due anni e mezzo di Gela sarebbe morta nel corso di un intervento di routine, finito con un arresto cardiaco.

Le indiscrezioni trapelate alla fine dell’esame autoptico avrebbero ricostruito gli eventi. Nonostante l’esito disastroso dell’intervento per il posizionamento del catetere – durato 3-4 ore invece degli usuali 40-60 minuti – Gloria Ascia sarebbe stata rimandata lo stesso al reparto, sebbene una radiografia, effettuata subito dopo l’intervento, mostrasse il polmone destro pieno di sangue. Tre ore dopo si sarebbe verificato lo shock con arresto cardiaco: a quel punto l’intervento dei medici con le procedure d’emergenza è stato inutile. La bimba era poi morta nella serata di mercoledì scorso.

Uno scenario di assurda incompetenza o di vergognosa leggerezza medica avrebbero portato alla morte una bimba di due anni, che al Policlinico di Tor Vergata ha trovato la fine della sua corsa per la vita, mentre avrebbe dovuto trovare nuove speranze di esistenza, grazie al trapianto del midollo osseo finalizzato alla cura dell’anemia falciforme di cui era affetta.

Sono sono scattate subite le indagini del Ministero della Salute, della Regione Lazio e della Procura della Repubblica di Roma. Il padre Antonio ha raccontato le ultime ore di vita della piccola, affetta come detto da anemia falciforme, una malattia che si sperava di risolvere attraverso un trapianto di midollo osseo del fratello della piccola. «Mia figlia è uscita alle 13.30 dalla sala operatoria, i medici le hanno fatto delle lastre e i risultati sono stati letti con un certo ritardo. A mia moglie è stato detto che i medici erano in pausa pranzo perché era in corso il cambio turno. 20130914-bimba-due-anni-morta-emorraggia-ant-ascia-380x242didQuando sono tornati hanno fatto un emocromo e hanno visto che la bambina aveva un forte calo dell’emoglobina. Hanno rifatto le radiografie e si sono accorti che c’era un’emorragia in corso». «La situazione è apparsa immediatamente difficile», perché il posizionamento del catetere – per cui di solito sono necessari meno di 60 minuti – «invece è durato oltre quattro ore» durante le quali i genitori avevano ricevuto informazioni «col contagocce e contrastanti».

L’uomo, dopo il decesso della bimba, aveva subito sporto denuncia presso la Procura della Repubblica di Roma, che aveva immediatamente avviato le indagini e sottoposto a sequestro le cartelle cliniche, provvedendo a individuare le persone coinvolte, che sarebbero sette, iscritte nel registro degli indagati con l’ipotesi di omicidio colposo. Secondo fonti dell’Ansa, sembra infatti «che la rottura della vena sia stata determinata dall’innesto di un catetere troppo grande», una negligenza assurda se provata. I Carabinieri del Nas hanno a questo proposito posto sotto sequestro macchinari e strumentazioni usati in sala operatoria.

Nella tarda serata di ieri, una fonte anonima citata dall’Adnkronos ha confermato la dinamica dei fatti. «Non si può morire a due anni per una procedura eseguita senza la necessaria esperienza. Il posizionamento di un catetere venoso centrale è una procedura non esente da rischi, ma con basso margine di complicazioni, che di solito si effettua in mezz’ora. La piccola, invece, è rimasta in sala operatoria 4-5 ore, sottoposta a numerosi tentativi per il posizionamento del catetere. E’ stata poi rimandata in reparto, dove nel giro di un’ora è andata in shock emorragico». Questa la rivelazione all’Adnkronos Salute la fonte anonima che è stata testimone dei fatti.

«Non si può accettare l’idea che ci si eserciti – ha precisato il testimone – che si possa fare esperienza sulla pelle di bambini. La mamma ha visto morire sua figlia e non ha capito perché: è in sala operatoria che bisogna cercare le responsabilità», parole che fanno presagire uno scenario orripilante di azione senza cognizione sufficiente del personale medico impegnato nell’intervento, ordinariamente di routine.

Sulla vicenda Enrico Bollero, direttore generale del Policlinico Tor Vergata di Roma, ha assicurato «trasparenza, rigore e determinazione» nell’individuare le responsabilità. «Non abbiamo alcuna intenzione di coprire nessuno – ha affermato Bollero – ma ci comporteremo nel modo più chiaro e rigoroso, a garanzia del rispetto della verità e dei cittadini. Prenderò tutte le determinazioni del caso, fino alla sospensione cautelativa, ma sulla base di dati certi». Nel frattempo il direttore generale della struttura ospedaliera romana ha avviato «un’indagine interna e nominato una Commissione di esperti esterni al policlinico, per accertare la dinamica dei fatti nel modo più trasparente e rigoroso» perché «entro una settimana» possa giungere a conclusioni certe. «Non c’è alcuna intenzione di prendere tempo» ha assicurato Bollero. Anche il ministero della Salute ha avviato un’indagine conoscitiva approfondita sui fatti attraverso il servizio ispettivo del ministero.

«Ci sono varie inchieste aperte che accerteranno come si sono svolti i fatti. Noi, al pari della famiglia della bimba, aspettiamo i risultati per capire se c’è stato qualcosa che non ha funzionato» ha dichiarato Giancarlo Aragona, presidente dell’Istituto mediterraneo di ematologia (Ime) presso il Policlinico Tor Vergata di Roma, all’Adnkronos. Aragona ha affermato che la piccola doveva essere sottoposta a trapianto di midollo, per cui andavano effettuati interventi propedeutici, che però vengono effettuati «dal personale e nei locali del Policlinico. L’Istituto mediterraneo di ematologia non dispone infatti di sale operatorie. Lo dico – ha sottolineato Aragona – solo per fare chiarezza. Non è mia intenzione accusare nessuno».

Prima di effettuare un trapianto di midollo osseo viene eseguita una serie di procedure endovascolari tra cui l’inserimento di un catetere nella giugulare. «In pratica – spiega Aragona, che ha espresso tutta la propria solidarietà ai genitori della bimba – viene inserita una piccola sonda all’interno di una vena del collo. Serve per iniettare farmaci. E’ chiaramente un’operazione molto delicata, svolta in anestesia totale da uno specialista».

Negligenza, cambio di turno, disattenzione, imperizia, scenari che saranno verificati dalle inchieste in corso, ma che non potranno ridare alla famiglia Ascia la povera bimba, per la quale giungano alla famiglia di Gela i sentimenti di affettuosa partecipazione di tutta la redazione.

Ultimo aggiornamento 14 Settembre 2013, ore 14.43 | © RIPRODUZIONE RISERVATA

2 pensieri riguardo “La bimba di Gela morta per un errore chirurgico a Tor Vergata. I primi risultati dell’autopsia

  • 16/09/2013 in 06:10:37
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    sono un medico della vecchia guardia e resto stupita dalla superficialità scientifica degli articoli trasmessi dai media per il caso di gela. ricordo tra le classificazioni della talassemia una forma eterozigote di scarsa importanza diagnosticata spesso occasionalmente con un emocromo,una forma intermedia(m.rietti gretti,micheli) e la maior o morbo di cooley. solo il m.di cooley senza cure adeguate porta all’exitus nei primi anni di vita.trattandosi di m.ereditarie perché la mamma della bambina deceduta a roma è ora in stato di gravidanza? chiedo delucidazioni in merito perché essendo un medico tutt’altro che superficiale ritengo che ci sia qualcosa che sfugge alla mia comprensione.quale tassello manca al mosaico di questa recente storia? ringrazio per la risposta prima della pubblicazione che giudico superflua.

    • 16/09/2013 in 10:30:01
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      Gentile dottoressa, ma lei pensa che (soprattutto) in casi come questo la stampa, i media, possano azzardarsi a fare valutazioni scientifiche? Riportiamo le notizie che trapelano. Sarà la magistratura ad appurare – se ci sono – responsabilità, circostanze e cause che hanno portato alla morte la bimba di Gela. L’Adnkronos – agenzia di stampa che non ha nelle proprie corde il sensazionalismo – ha riportato la voce (anonima: ma loro sanno perfettamente chi sia la fonte) di un testimone oculare, il quale ha raccontato cose di particolare gravità. Una traccia per le indagini della magistratura.

      Se poi posso aggiungere a questo il dato esperienziale diretto, pur provenendo da una famiglia che lavora da molti decenni nel settore (quindi non è ignoto ai medici, gode di un “privilegio” che in un Paese normale non dovrebbe esserci: quello di conoscere “qualcuno”) potrei raccontarle di anestesisti maleducati che fanno valutazioni sulla mole del paziente; di chirurghi ortopedici preceduti da fama di azzoppa-gente; così come di personale sanitario – medici, paramedici e ausiliari – dalla professionalità, umanità e sensibilità esemplari. Come per esempio si possono trovare (e non auguriamo a nessuno di averne controprova) al Policlinico di Borgo Trento, Verona; negli ospedali di Vergato (Bo), Villafranca Veronese o Bussolengo.

      Cordialità

      VS

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