Riva Acciaio, Squinzi lancia l’allarme: “Industria italiana è appesa a un filo”

Il presidente di Confindustria in un’intervista al ‘Sole 24 Ore’ commenta il sequestro dei beni alla famiglia Riva da parte del GIP di Taranto

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Roma – «Forse non ci si rende conto che siamo appesi a un filo. Si rischia di uscire da settori strategici come l’acciaio, la meccanica, la componentistica non certo per mancanza di impegno e di capacità, ma per mancanza di materia prima da lavorare»’. Lo ha affermato Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, in un’intervista al “Sole 24 Ore”, riferendosi alla chiusura degli impianti industriali del gruppo Riva Acciaio.

«La fermata delle fabbriche, in un settore strategico del nostro sistema industriale – sottolinea Squinzi – è ancora più drammatica se pensiamo che avviene in una fase in cui la ripresa, seppur di debole intensità, comincia a manifestarsi». Da parte di Confindustria, ha rilevato ancora Squinzi, «c’è grande preoccupazione. Ieri ho ricevuto come presidente di Confindustria molte telefonate da parte di imprenditori che lanciavano un appello drammatico perché gli stock di acciaio forniti dal gruppo Riva iniziano ad esaurirsi con danni incalcolabili sia sul piano produttivo sia sul versante occupazionale»’.

Purtroppo, ha aggiunto il presidente di Confindustria, «non è un fenomeno limitato» in alcune aree del Centro Nord del Paese «perché le segnalazioni di estrema preoccupazione sono arrivate dalle province più industrializzate del Nord ma anche da tutta Italia. Se a questa situazione si aggiungono le difficoltà di Taranto possiamo dire che l’emergenza è nazionale».

Squinzi ha marcato il fatto che gli imprenditori italiani chiedono alla politica «già da molto tempo un quadro di certezze giuridiche in cui operare. D’altra parte l’aggravarsi evidenzia in maniera emblematica la carenza in questa direzione. Stiamo anche studiando possibili proposte per superare l’emergenza di questi giorni. Abbiamo anche avviato un esame dettagliato delle conseguenze derivanti da questa situazione per valutare quali interventi saranno necessari».

Per tutta l’industria italiana questa vicenda è un ulteriore peso che penalizza nella competizione internazionale. «Sicuramente – ha osservato – quanto sta accadendo avrà come esito quello di una ulteriore perdita di competitività, un rischio che Confindustria ha segnalato con forza già nei mesi scorsi, con il risultato finale per l’Italia di uscire dal novero dei Paesi avanzati dal punto di vista industriale. In modo particolare – ha aggiunto – vengono a mancare le fonti di fornitura di prodotti fondamentali per l’industria meccanica di trasformazione che, in questo momento, contribuisce in maniera determinante alle esportazioni e rappresenta uno dei fiori all’occhiello del nostro sistema manifatturiero».

Questa vicenda, ha concluso Squinzi, «è un banco di prova per il nostro Paese per rispondere alle emergenze e costruire il futuro». Come Confindustria, ha affermato, «non arretreremo di un passo dalla nostra posizione di difesa, senza se e senza ma, dell’industria italiana e ci batteremo con grande determinazione presso tutte le autorità politiche e istituzionali perché questo obiettivo di tutela delle nostre ragioni sia raggiunto».

(fonte Adnkronos)

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