Il Papa in Sardegna le canta a squarciagola: disoccupazione frutto di un sistema senza etica, che idolatra il denaro

Il primo incontro di Francesco nella sua visita in Sardegna è dedicato al mondo del lavoro. In un discorso a braccio la denuncia di una cultura che “scarta” nonni e giovani, ma “un mondo dove i giovani non hanno lavoro non ha futuro”. “Vogliamo un sistema giusto che ci faccia andare avanti tutti”. “Al centro ci deve essere l’uomo e la donna, non il denaro”. “Signore insegnaci a lottare per il lavoro”

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Cagliari (AsiaNews) – La disoccupazione “è la conseguenza di una scelta mondiale”, un “sistema senza etica” che “ha al centro un idolo che si chiama denaro”, mentre Dio ha voluto che “al centro del mondo non ci sia un idolo, ma  l’uomo e la donna”, con il loro lavoro.

Parla a braccio papa Francesco nel primo incontro della sua visita in Sardegna, dove è arrivato questa mattina. Al Largo Carlo Felice di Cagliari ci sono forse 20mila persone: l’accoglienza è calda. Tra le grida di benvenuto in tanti scandiscono “lavoro”.

E così il Papa, subito dopo aver salutato, esprimendo “la mia vicinanza, specialmente alle situazioni di sofferenza: a tanti giovani disoccupati, alle persone in cassa-integrazione o precarie, agli imprenditori e commercianti che fanno fatica ad andare avanti”, lascia il testo che aveva preparato. “Avevo scritto – spiegherà alla fine – alcun parole per voi, ma guardandovi mi sono venute in mente queste parole, ma ho preferito  dirvi quello che mi viene dal cuore”.

La mancanza di lavoro, dice a braccio “è una realtà – dice – che conosco bene per l’esperienza avuta in Argentina. Anche se io non l’ho conosciuta, ma la mia famiglia sì. Mio papà da giovane è andato in Argentina pieno di illusioni, per realizzarsi in America e ha sofferto la terribile crisi del ’30: hanno perso tutto. Non c’era lavoro. Io ho sentito questo nella mia infanzia. Non l’ho visto, non ero ancora nato, ma ho sentito parlare in casa di questa sofferenza. Conosco bene questo”.

“Dove non c’è lavoro, manca la dignità! E questo non è un problema della Sardegna soltanto – ma è forte qui, è forte qui – non è un problema soltanto dell’Italia o di alcuni Paesi di Europa, è la conseguenza di una scelta mondiale, di un sistema economico che porta a questa tragedia; un sistema economico che ha al centro un idolo, che si chiama denaro. Dio ha voluto  che al centro del mondo, non ci sia un idolo, ma ci sia l’uomo, l’uomo e la donna, che portino avanti, col proprio lavoro, il mondo. Ma adesso in questo sistema, senza etica, al centro c’è un idolo e il mondo è diventato idolatro di questo “dio denaro”. Comandano i soldi! Comanda il denaro! Comandano tutte queste cose che servono a lui, a questo idolo”.

“E cosa succede? Per difendere questo idolo si ammucchiano tutti al centro e cadono gli ultimi, cadono gli anziani, perché in questo mondo non c’è posto per loro! Anche alcuni parlano di questa abitudine di eutanasia nascosta di non curarli, di non averli in conto… Sì, lasciamo perderli…. E cadono i giovani che non trovano il lavoro, la dignità. Ma pensa, in un mondo dove i giovani – due generazioni di giovani – non hanno lavoro. Non ha futuro questo mondo. Perché? Perché loro non hanno dignità! E’ difficile avere dignità senza lavorare. Questa è la vostra sofferenza qui”.

“Questa è la preghiera che voi stavate gridando: Lavoro, Lavoro, Lavoro. E’ una preghiera necessaria. Lavoro vuol dire dignità, lavoro vuol dire portare il pane a casa, lavoro vuol dire amare!. Per difendere questo sistema economico idolatrico si istaura la “cultura dello scarto”: si scartano i nonni e si scartano i giovani. E noi dobbiamo dire no a questa ‘cultura dello scarto’. Noi dobbiamo dire: Vogliamo un sistema giusto! un sistema che ci faccia andare avanti tutti. Dobbiamo dire: Noi non vogliamo questo sistema economico globalizzato, che ci fa tanto male!. Al centro devono esserci l’uomo e la donna come Dio vuole, e non il denaro!”.

Torna poi, nel pensiero di Francesco l’invito a non perdere la speranza, a non lasciarsi “rubare la speranza”. “Ma a tutti, a tutti voi, quelli che avete lavoro e quelli che non avete lavoro, vi dico: Non lasciatevi rubare la speranza! Non lasciatevi rubare la speranza!”. “Forse la speranza è come la brace sotto le ceneri: aiutiamoci con la solidarietà, soffiando sulle ceneri, perché il fuoco venga ravvivato. Ma la speranza ci porta avanti… Quello non è ottimismo, è un’altra cosa. Ma la speranza non è di uno: la speranza la facciamo tutti! La speranza dobbiamo sostenerla tutti, tutti voi e tutti noi che siamo lontani. La speranza è una cosa vostra e nostra. È cosa di tutti! Per questo vi dico: Non lasciatevi rubare la speranza!. Ma siamo furbi perché il Signore ci dice che gli idoli sono più furbi do noi. Il Signore ci invita ad avere la furbizia del serpente, ma anche la bontà della colomba. Dobbiamo avere questa furbizia e chiamare le cose col proprio nome. In questo momento, nel nostro sistema economico, nel nostro sistema globalizzato di vita, al centro c’è un idolo e questo non si può fare! Lottiamo tutti insieme perché al centro, almeno della nostra vita, ci siano l’uomo e la donna, la famiglia, tutti noi, perché la speranza possa andare avanti… Non lasciatevi rubare la speranza!”.

Il Papa conclude con una preghiera, anch’essa a braccio. “Signore Dio guardaci! Guarda questa città, questa isola. Guarda le nostre famiglie. Signore, a Te, non è mancato il lavoro, hai fatto il falegname… Eri felice. Signore, ci manca il lavoro. Gli idoli vogliono rubarci la dignità. I sistemi ingiusti vogliono rubarci la speranza. Signore, non ci lasciare soli. Aiutaci ad aiutarci fra noi, facendoci dimenticare un po’ l’egoismo per sentire nel cuore il “noi”, noi, popolo, che vuole andare avanti. Signore Gesù, a Te non mancò il lavoro, dacci lavoro e insegnaci a lottare per il lavoro e benedici tutti noi”.

Il lavoro era al centro anche del discorso che il Papa aveva preparato e che, ha detto, “si dà per letto”, del quale, cioè, conferma il contenuto. “La crisi economica ha una dimensione europea e globale; ma la crisi non è solo economica, è anche etica, spirituale e umana. Alla radice c’è un tradimento del bene comune, sia da parte di singoli che di gruppi di potere. È necessario quindi togliere centralità alla legge del profitto e della rendita e ricollocare al centro la persona e il bene comune. E un fattore molto importante per la dignità della persona è proprio il lavoro; perché ci sia un’autentica promozione della persona va garantito il lavoro”.

“In questa fase, tutta la società, in tutte le sue componenti, faccia ogni sforzo possibile perché il lavoro, che è sorgente di dignità, sia preoccupazione centrale!”.

Il secondo elemento che Francesco indica è “il Vangelo della speranza”. “Guardare in faccia la realtà, conoscerla bene, capirla, e cercare insieme delle strade, con il metodo della collaborazione e del dialogo, vivendo la vicinanza per portare speranza. Mai offuscare la speranza! Non confonderla con l’ ottimismo – che dice semplicemente un atteggiamento psicologico – o con altre cose. La speranza è creativa, è capace di creare futuro.

Terzo: un lavoro dignitoso per tutti. Una società aperta alla speranza non si chiude in se stessa, nella difesa degli interessi di pochi, ma guarda avanti nella prospettiva del bene comune. E ciò richiede da parte di tutti un forte senso di responsabilità. Non c’è speranza sociale senza un lavoro dignitoso per tutti”.

(fonte AsiaNews)

 

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