Nairobi, tra gli attentatori anche alcuni occidentali. Terroristi: usiamo ostaggi come scudi umani

Secondo il governo keniota, all’interno del commando di al-Shabab ci sarebbero alcuni giovani americani e una donna britannica. L’ex ambasciatore Usa in Nigeria, John Cambell, si lascia andare a commenti inappropriati. Le forze di sicurezza controllano ora l’edificio, ma la guerra psicologica continua anche su Twitter. Fuoco amico tra le forze di sicurezza, per disfunzioni nelle comunicazioni

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Islamisti di Al Shabaab (immagini di repertorio)

Nairobi – «Tra i responsabili dell’attacco al Westgate Mall ci sono anche due o tre cittadini americani e una donna britannica» ha dichiarato il ministro degli esteri keniota, Amina Mohamed, nella tarda serata di lunedì 23 settembre, a 60 ore circa dall’inizio dell’incursione jihadista, con le forze di sicurezza governative ormai nel quasi pieno controllo di tutti i piani del centro commerciale. «I terroristi possono scappare e nascondersi nei negozi – ha detto alla a Bbc news il ministro degli Interni, Joseph Ole Lenkuma non c’è via di uscita». Se non quello di mischiarsi agli ostaggi, aggiungiamo noi.

Al termine dei combattimenti di ieri, almeno tre terroristi sarebbero morti negli scontri, mentre alcuni ostaggi fuggiti dall’edificio hanno riferito alle autorità keniote della presenza di una donna occidentale e di 3 americani all’interno del commando di al-Shabab. «Stiamo combattendo una forma di terrorismo globale – ha dichiarato il comandante militare Julius Karangi – gli attentatori provengono da diverse nazionalità».

A oltre 3 giorni dall’attacco, il bilancio fornito dalla Croce Rossa locale rimane invariato, anche se non è ancora possibile affermare con certezza quanti ostaggi siano nelle mani dei terroristi. Tra le vittime è stata confermata la presenza di almeno 18 cittadini stranieri, molti di questi occidentali.

L’attacco al Westgate mall, rivendicato dal gruppo terroristico somalo al-Shabaab – affiliato ad al-Qaeda – è un atto di rappresaglia contro il governo di Nairobi per il suo intervento armato in Somalia. Nel 2011, infatti, il presidente keniota, Uhuru Kenyatta, il quale ha perso un nipote nell’attentato in corso, ha dispiegato 4mila uomini, su mandato dell’Unione Africana, per contrastare il tentativo di al-Shabaab di instaurare uno stato islamista nel sud del Paese.

«Questa è senza dubbio un’azione anti-occidentale e anti-cristiana – ha commentato l’ex ambasciatore americano in Nigeria, John Campbellma è anche la manifestazione di un profondo odio popolare contro il malgoverno che caratterizza molti Paesi della regione, nei quali un piccolo gruppo di persone tentano di spartirsi le ricchezze» ha aggiunto, con un commento che definire inappropriato al contesto è un eufemismo, perché sembra giustificatorio del jihad wahabita.

Nel frattempo, su Twitter da un sedicente profilo appartenente al commando di jihadisti in azione a Nairobi arrivano messaggi coerenti con un’azione di guerra psicologica, per destabilizzare le forze di sicurezza keniote, stressate da un evento straordinario e dalla difficile gestione.

Nei loro ultimi tweet hanno scritto:

E subito dopo

Tuttavia non è certo che il profilo sia davvero legato agli Shabaab, è certo invece che vi sia stato “fuoco amico” tra le squadre di sicurezza in azione per “bonificare” il centro commerciale, con soldati e poliziotti rimasti uccisi. Robert Alai, blogger ed esperto di marketing keniota, ha postato su Twitter


Nell’ultimo tweet i terroristi affermerebbero di usare come scudi umani 30 ostaggi, legati a ordigni esplosivi


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