Letta afferma che “la fine della crisi è a portata di mano, priorità a crescita e sviluppo”

Il presidente del Consiglio interviene oggi all’Assemblea Generale dell’Onu: “Per lotta a disoccupazione combinare misure nazionali e Ue“. E cita il Papa: “No alla globalizzazione dell’indifferenza

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New York – “Con la fine della crisi globale finalmente a portata di mano, è imperativo fare della crescita e dello sviluppo la nostra prima priorità”. E’ quanto ha detto il presidente del Consiglio, Enrico Letta, nell’intervento di oggi alla 68esima sessione dell’Assemblea Generale dell’Onu. Ricordando che “negli ultimi 10 anni ci sono stati importanti progressi” verso gli obiettivi di sviluppo del Millennium, Letta ha sottolineato che “dobbiamo lavorare più sodo” per dare maggiore forza a singoli e comunità e “aumentare la capacità dei sistemi sociali ed economici di adattarsi ai rapidi cambiamenti del nostro complesso mondo”.

“Dobbiamo combinare le misure prese a livello nazionale ed europeo per lanciare la nostra guerra contro la disoccupazione”. Un male che colpisce “in ogni parte del mondo, compresa l’Europa e il mio Paese”.

Nell’ambito degli sforzi globali necessari a fronteggiare questo fenomeno, anche di fronte al previsto aumento della popolazione globale, il premier ricorda come “l’Italia sia convinta che sia importante concentrarsi sulle piccole e medie imprese, un vero volano per l’occupazione” e che “in Europa l’85% dei nuovi posti di lavoro nel settore privato sono creati” da queste imprese.

In un passaggio, dedicato al fenomeno dell’immigrazione, Letta cita le parole pronunciate da Papa Francesco nel corso della sua visita a Lampedusa in estate. Occorre un impegno comune per combattere la “globalizzazione dell’indifferenza” e “sentire la sofferenza di questi migranti come nostra”. Il Pontefice, sottolinea “ha portato un messaggio di speranza e sostegno alle migliaia di migranti che giungono li’ ogni anno dall’Africa”.

Letta ricorda che la collocazione geografica dell’Italia la rende un “porto di ingresso per migliaia di immigrati”. “A livello nazionale -afferma il premier- rispettiamo i diritti umani fondamentali dei migranti e perseguiamo i criminali impegnati nel traffico di esseri umani. Allo stesso tempo -prosegue- incentiviamo la cooperazione internazionale con i Paesi di origine e transito”.

Letta infine riconosce che “bisogna fare di più a livello nazionale e internazionale” e afferma di guardare con interesse a secondo Summit del Dialogo di alto livello sulle migrazioni e lo sviluppo che si terra’ a New York ad ottobre.

Letta dedica poi un passaggio del suo intervento all’Assemblea Generale dell’Onu alla Siria e lo fa ricordando che “fin dall’inizio del conflitto il governo italiano ha sottolineato l’importanza di preservare il ruolo delle Nazioni Unite quale supremo guardiano della pace. Allo stesso tempo – aggiunge il premier- condanniamo con forza quanto è accaduto in Siria. Non possiamo essere indifferenti davanti alla palese violazione delle fondamentali norme internazionali”. “L’Italia invita tutti i membri del Consiglio di Sicurezza e gli altri attori internazionali di rilievo a non risparmiare gli sforzi nella ricerca di soluzioni politiche” al conflitto siriano.

L’Italia, come annunciato al G20 di San Pietroburgo, ha detto Letta, intende “implementare nuove iniziative umanitarie e di emergenza per ulteriori 50 milioni di dollari” per assistere i profughi siriani e “per il 2013 conferma l’impegno di 30 milioni di dollari”. Il provvedimento relativo agli ulteriori 50 milioni di dollari per l’assistenza umanitaria in Siria verra’ adottato “venerdi’, al mio ritorno a Roma”, ha aggiunto il premier.

“Prima della fine dell’anno”, annuncia Letta, si terrà a Roma “la seconda Conferenza internazionale sulla Libia, che stiamo preparando con le autorità libiche, l’Unsmil ed altri partner”.”Come principale contributore della Libia – ha ricordato – l’Italia sostiene il Paese nella sua stabilizzazione e transizione democratica e restiamo pienamente impegnati a cooperare con la missione di sostegno dell’Onu in Libia (Unsmil)”.

Dopo l’ennesimo attacco poi dei cristiani in Pakistan di tre giorni fa, costato la vita a ottanta persone, il premier Letta lancia un appello alle Nazioni Unite che, dice, “non dovrebbero mai smettere di agire per contrastare l’odio religioso ed il fondamentalismo”. “Le recenti atrocità in Pakistan – ha sottolineato il premier – dimostrano ancora una volta l’importanza del tema della tolleranza religiosa”.

L’Italia “crede fortemente”, aggiunge Letta, che sia “assolutamente necessaria” una riforma del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ma per superare le divergenze sui diversi modelli di riforma servono “flessibilità e apertura al compromesso”.

Poco prima a Wall Street Letta aveva parlato dell’importanza della stabilità politica nel nostro Paese. “Sto insistendo sulla stabilità politica perché è cruciale per noi”. “Purtroppo” a lungo “l’Italia ha avuto problemi in questo campo, ma adesso la situazione migliorata”.

“Una delle iniziative che porteremo avanti in questi mesi – ha spiegato – è quella per stimolare la crescita. Le condizioni dell’Europa ci impongono di mantenere determinati livelli di crescita e lavoriamo per l’obiettivo di avere un anno, 12 mesi di crescita consecutivi“. “Per farlo è necessario continuare sul sentiero del consolidamento fiscale, per fare in modo di non sforare il tetto del 3% del Pil”, ha sottolineato il presidente del Consiglio.

Ai microfoni di SkyTg24 Letta ha poi riferito di aver ”incontrato tanti investitori internazionali e gli ho detto dovete investire in Italia. Ho trovato grande disponibilità a patto che presentiamo stabilità e io sono qui per quello”. “Io faccio la mia parte fino in fondo – ha quindi aggiunto il premier – e sono ottimista che la stabilità ce la farà”.

“Con la fine della crisi globale finalmente a portata di mano, è imperativo fare della crescita e dello sviluppo la nostra prima priorità”. Ricordando che “negli ultimi 10 anni ci sono stati importanti progressi” verso gli obiettivi di sviluppo del Millennium”, Letta ha sottolineato che “dobbiamo lavorare più sodo” per dare maggiore forza a singoli e comunità e “aumentare la capacità dei sistemi sociali ed economici di adattarsi ai rapidi cambiamenti del nostro complesso mondo”.

(fonte Adnkronos)

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