Papa ai catechisti: “se manca la memoria di Dio, tutto si appiattisce sull’io, sul mio benessere, sull’avere”

Alla messa per la Giornata del catechista, appuntamento per l’Anno della Fede, Francesco propone ai catechisti venuti da tutto il mondo, di essere “memoria di Dio” e di risvegliarla negli altri uomini. Comunicare la dottrina “nella sua totalità, senza tagliare o aggiungere”. Il saluto al patriarca ortodosso di Antiochia e la preghiera per la Siria e il Medio Oriente

20130929-papa-ai-catechisti-352x246Città del Vaticano – “Se manca la memoria di Dio, tutto si appiattisce sull’io, sul mio benessere. La vita, il mondo, gli altri, perdono di consistenza, non contano più nulla, tutto si riduce a una sola dimensione: l’avere”.

Il tema della “memoria di Dio” è al centro dell’omelia che Papa Francesco ha fatto oggi in occasione della messa per la Giornata dei catechisti, uno degli appuntamenti fissati per celebrare l’Anno della Fede.

Sotto un cielo piovoso hanno partecipato almeno 150mila persone, gruppi catechisti provenienti da tutto il mondo, anche dall’Asia.

Il Papa ha messo in relazione la “memoria di Dio” con gli “spensierati di Sion”, citando la prima lettura della messa (Amos, 6, 1.4-7), “‘quelli che si considerano sicuri, … distesi su letti d’avorio’, mangiano, bevono, cantano, si divertono e non si curano dei problemi degli altri”. E l’ha legata al vangelo che presenta la parabola del ricco epulone (Luca 16, 19-21), di cui non viene nemmeno ricordato il nome. “Se le cose, il denaro, la mondanità diventano centro della vita ci afferrano, ci possiedono e noi perdiamo la nostra stessa identità di uomini: il ricco del Vangelo non ha nome, è semplicemente ‘un ricco’. Le cose, ciò che possiede sono il suo volto, non ne ha altri”.

E ha aggiunto: “Ma proviamo a domandarci: come mai succede questo? Come mai gli uomini, forse anche noi, cadiamo nel pericolo di chiuderci, di mettere la nostra sicurezza nelle cose, che alla fine ci rubano il volto, il nostro volto umano? Questo succede quando perdiamo la memoria di Dio… Se perdiamo la memoria di Dio, anche noi stessi perdiamo consistenza, anche noi ci svuotiamo, perdiamo il nostro volto come il ricco del Vangelo! Chi corre dietro al nulla diventa lui stesso nullità – dice un altro grande profeta, Geremia (cfr Ger 2,5). Noi siamo fatti a immagine e somiglianza di Dio, non delle cose, non degli idoli!”.

Al contrario, il catechista “è colui che custodisce e alimenta la memoria di Dio; la custodisce in se stesso e la sa risvegliare negli altri”.

Anzitutto “fare memoria di Dio, come la Vergine Maria che, davanti all’azione meravigliosa di Dio nella sua vita, non pensa all’onore, al prestigio, alle ricchezze, non si chiude in se stessa. Al contrario, dopo aver accolto l’annuncio dell’Angelo e aver concepito il Figlio di Dio, che cosa fa? Parte, va dall’anziana parente Elisabetta, anch’essa incinta, per aiutarla; e nell’incontro con lei il suo primo atto è la memoria dell’agire di Dio, della fedeltà di Dio nella sua vita, nella storia del suo popolo, nella nostra storia”.

” Il catechista – ha aggiunto – è proprio un cristiano che mette questa memoria al servizio dell’annuncio; non per farsi vedere, non per parlare di sé, ma per parlare di Dio, del suo amore, della sua fedeltà. Parlare della dottrina nella sua totalità, senza tagliare o aggiungere”.

E ha concluso: “Quale strada percorrere per non essere persone “spensierate”, che pongono la loro sicurezza in se stessi e nelle cose, ma uomini e donne della memoria di Dio? Nella seconda Lettura san Paolo, scrivendo sempre a Timoteo, dà alcune indicazioni che possono segnare anche il cammino del catechista, il nostro cammino: tendere alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza (cfr 1 Tm 6,11).

Il catechista è uomo della memoria di Dio se ha un costante, vitale rapporto con Lui e con il prossimo; se è uomo di fede, che si fida veramente di Dio e pone in Lui la sua sicurezza; se è uomo di carità, di amore, che vede tutti come fratelli; se è uomo di “hypomoné“, di pazienza e perseveranza, che sa affrontare le difficoltà, le prove, gli insuccessi, con serenità e speranza nel Signore; se è uomo mite, capace di comprensione e di misericordia.

Preghiamo il Signore perché siamo tutti uomini e donne che custodiscono e alimentano la memoria di Dio nella propria vita e la sanno risvegliare nel cuore degli altri. Amen”.

Verso la fine della celebrazione, monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontifico consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, ha rivolto un saluto al pontefice e ha ricordato che nella piazza vi sono catechisti provenienti da Paesi difficili, ma dalla fede viva: Vietnam, Pakistan, Siria.

Prima di concludere con la preghiera dell’Angelus, il Papa ha ringraziato tutti i partecipanti. Un saluto particolare è stato rivolto a Sua Beatitudine Youhanna X, patriarca greco ortodosso di Antiochia e di tutto l’Oriente, che il Papa chiama “mio fratello”.  Il fratello del patriarca, Boulos Yaziji, vescovo di Aleppo, è da mesi nelle mani dei rapitori in Siria. Salutando il patriarca il pontefice ha aggiunto: “La sua presenza ci invita a pregare ancora una volta per la pace in Siria e nel Medio Oriente”.

Egli ha poi ricordato che “ieri, in Croazia, è stato proclamato Beato Miroslav Bulešić, sacerdote diocesano, morto martire nel 1947. Lodiamo il Signore, che dona agli inermi la forza dell’estrema testimonianza”.

(fonte AsiaNews)

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