La strana coppia. Giorgia Meloni e Matteo Renzi sull’orlo di un confronto all’insegna del rinnovamento generazionale? Magari…

Fuggita dal PDL in tempo, la Meloni è giovane ma ha esperienza, raccoglie il voto moderato e quello delle donne che non si riconoscono nelle dichiarazioni di Laura Boldrini, ma combattono perché la famiglia sia valorizzata e sostenuta. Matteo Renzi è il cinese seduto sulla riva del fiume che si chiama PD. Scout, cattolico senza bigottismi, il sindaco di Firenze o si “impossessa” del partito o rischia di “cambiare partito”

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Qualcosa è cambiato. Perché Berlusconi non è più il leader inviolabile del centrodestra italiano, dalle cui labbra escono “comandamenti“, capace con un solo schiocco di dita di fare il bello e il cattivo del tempo nel Paese. Non lo è più perché chi gli ha detto sempre di sì, senza se e senza ma, ha scelto di dire “forse” ed il “no” è sulla punta della lingua.

Ha il sapore della scelta epocale, infatti, che Angelino Alfano, trattato nel corso del tempo da Berlusconi come il “delfino“, abbia minacciato di essere “diversamente berlusconiano“. Due parole che trasmettono un messaggio inequivocabile: il segretario nazionale del PDL, prossimo al “de profundis“, potrebbe avere il coraggio di agire in maniera autonoma, seguito da altri pezzi da novanta del centrodestra. Maurizio Lupi, Beatrice Lorenzin e Gaetano Quagliariello… E già c’è chi sussurra che Alfano possa essere la forza trainante di un nuovo movimento di centrodestra, slegato da Forza Italia 2.0, che appare sempre più come una “minestra riscaldata“.

In questo contesto, c’è sicuramente una giovane protagonista della politica italiana che avrà il sorriso scolpito sul volto: Giorgia Meloni. Sì, perché l’ex Ministro della Gioventù si è separata in tempo (e da tempo) dal PDL, mettendo in piedi – insieme a Ignazio La Russa e Guido Crosetto – una creatura politica alternativa e complementare al PDL: Fratelli d’Italia. Una scelta giustificata dal fatto che il centrodestra berlusconiano aveva perso la capacità di rappresentare chi non la pensasse come Bersani, Renzi, Vendola e Grillo. A distanza di nove mesi dalla mini-diaspora, Meloni potrebbe presto ritirare il premio per aver vinto la scommessa.

Dall’altro lato, c’è un altro tizio che starà divorando chissà quante bistecche… fiorentine. È Matteo Renzi, colui che ha sempre dichiarato non sarebbe sceso a patti con il “diavolo“. Perché Berlusconi è l’avversario atavico, non un alleato di governo. E anche lui sta avendo ragione, perché il governo di Enrico Letta è in bilico, proprio perché Berlusconi ha deciso che lo sia. Al netto di eventuali sorprese.

Renzi avrebbe la forza di contare solo sulle forze, in quanto c’è molta gente che lo segue con simpatia e curiosità, anche da ambienti che – qualche tempo fa – non si perdevano un discorso del “cavaliere” in TV. Ma l’attuale sindaco di Firenze punta a “prendere tutto“: segretaria del partito e governo. Il momento è troppo propizio per non essere valorizzato.

Ecco perché, se la politica fosse meno egoista e più propensa ad ascoltare il volgo, il duello tra Giorgia Meloni e Matteo Renzi sarebbe il giusto risultato di quanto sta capitando.

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Walter Giannò

Blogger dal 2003, giornalista pubblicista, ha scritto su diverse piattaforme: Tiscali, Il Cannocchiale, Splinder, Blogger, Tumblr, WordPress, e chi più ne ha più ne metta. Ha coordinato (e avviato) urban blog e quotidiani online. Ha scritto due libri: un romanzo ed una raccolta di poesie. Ha condotto due trasmissioni televisive sul calcio ed ha curato la comunicazione sul web di un movimento politico di Palermo durante le elezioni amministrative del maggio 2012. Si occupa di politica regionale ed internet.

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