Il Papa dice ai giovani di Assisi: non ho né oro né argento da darvi, ma qualcosa di molto più prezioso, il Vangelo di Gesù

Davanti alla basilica di santa Maria degli Angeli, papa Francesco risponde alle domande dei giovani su vocazione al matrimonio, verginità, missione. Il saluto, non previsto, con i bambini malati. La vocazione cristiana al matrimonio fra uomo e donna sfida la mentalità “egoista” del seguire i propri sentimenti e la cultura del “provvisorio” che non aiuta a prendere decisioni definitive. La verginità è un “sì”, non un “no”. Annunciare il Vangelo con la vita e con le parole per cambiare la società

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Assisi – Due bambini con la sindrome di Down sono avvinghiati al suo collo, i loro genitori gli baciano le mani; una bambina cieca che cerca di toccare il suo volto; un papà che gli presenta il suo figlioletto distrofico e il papa che lo abbraccia e lo tiene stretto, ricambiato dalle magre braccine del piccolo. Non era in programma questo saluto ai malati nell’incontro di Francesco coi giovani dell’Umbria davanti alla basilica di santa Maria degli Angeli. Ma il pontefice ha voluto per prima cosa avvicinarsi a questo settore degli ammalati, quasi a significare con il suo gesto quanto poi ha detto nel suo discorso: “Non ho né oro, né argento da darvi, ma qualcosa di molto più prezioso, il Vangelo di Gesù”.

E l’annuncio del Vangelo è il mandato che dà a i più di 40 mila giovani presenti nella piazza, insieme alle altre migliaia lungo il percorso seguito dalla papamobile. “Andate con coraggio!”, ha detto. ” Con il Vangelo nel cuore e tra le mani, siate testimoni della fede con la vostra vita”.

Papa Francesco era giunto alle 17.35 alla basilica. Dopo il suo saluto ai malati, ha salutato la comunità dei francescani e ha sostato in silenzio per un breve periodo nella Porziuncola, una delle chiese riparate dal santo di Assisi, dove lui si ritirava spesso a pregare e da dove inviava i suoi frati in missione.

Questi ricordi storici spiegano anche i temi che egli ha sviluppato nel suo dialogo coi giovani: il vangelo, la missione nella società, la vocazione al matrimonio e la verginità, che corrispondono anche a domande che alcuni giovani gli hanno rivolto.

“Qui ad Assisi, qui vicino alla Porziuncola, ha detto il papa – mi sembra di sentire la voce di san Francesco che ci ripete: ‘Vangelo, Vangelo!’. Lo dice anche a me, anzi, prima a me: Papa Francesco, sii servitore del Vangelo!

Ma il Vangelo, cari amici, non riguarda solo la religione, riguarda l’uomo, tutto l’uomo, e riguarda il mondo, la società, la civiltà umana. Il Vangelo è il messaggio di salvezza di Dio per l’umanità….Salvezza da che cosa? Dal male. Il male opera, fa il suo lavoro. Ma il male non è invincibile e il cristiano non si rassegna di fronte al male. E voi giovani, volete rassegnarvi di fronte al male, alle ingiustizie, alle difficoltà? Il nostro segreto è che Dio è più grande del male: Dio è amore infinito, misericordia senza limiti, e questo Amore ha vinto il male alla radice nella morte e risurrezione di Cristo. Questo è il Vangelo, la Buona Notizia: l’amore di Dio ha vinto! Cristo è morto sulla croce per i nostri peccati ed è risorto. Con Lui noi possiamo lottare contro il male e vincerlo ogni giorno”.

“Il Vangelo – ha continuato – ha due destinazioni che sono legate: la prima, suscitare la fede, e questa è l’evangelizzazione; la seconda, trasformare il mondo secondo il disegno di Dio, e questa è l’animazione cristiana della società. Ma non sono due cose separate, sono un’unica missione: portare il Vangelo con la testimonianza della nostra vita trasforma il mondo! Questa è la via! Guardiamo Francesco: lui ha fatto tutt’e due queste cose, con la forza dell’unico Vangelo. Francesco ha fatto crescere la fede, ha rinnovato la Chiesa; e nello stesso tempo ha rinnovato la società, l’ha resa più fraterna, ma sempre col Vangelo”.

Il pontefice ha sottolineato l’importanza della vocazione, quella del matrimonio e della verginità. La domanda sul sacramento del matrimonio gli era stata posta da una giovane coppia, insieme a un piccolo neonato.

“Due cristiani che si sposano – ha detto Francesco – hanno riconosciuto nella loro storia di amore la chiamata del Signore, la vocazione a formare di due, maschio e femmina, una sola carne, una sola vita. E il Sacramento del matrimonio avvolge questo amore con la grazia di Dio, lo radica in Dio stesso. Con questo dono, con la certezza di questa chiamata, si può partire sicuri, non si ha paura di nulla, si può affrontare tutto, insieme!”.

Il pontefice ricorda i genitori, i nonni, bisnonni: “si sono sposati in condizioni molto più povere delle nostre, alcuni in tempo di guerra, o di dopoguerra; alcuni sono emigrati, come i miei genitori. Dove trovavano la forza? La trovavano nella certezza che il Signore era con loro, che la famiglia è benedetta da Dio col Sacramento del matrimonio, e che benedetta è la missione di mettere al mondo i figli e di educarli. Con queste certezze hanno superato anche le prove più dure. Erano certezze semplici, ma vere, formavano delle colonne che sostenevano il loro amore”.

“Non è stata facile la loro vita. Vi erano tanti problemi, ma queste certezze li hanno aiutati ad andare avanti e a fare una bella famiglia”.

“Cari amici – ha continuato – ci vuole questa base morale e spirituale per costruire bene, in modo solido! Oggi, questa base non è più garantita dalle famiglie e dalla tradizione sociale. Anzi, la società in cui voi siete nati privilegia i diritti individuali piuttosto che la famiglia, le relazioni che durano finché non sorgono difficoltà, e per questo a volte parla di rapporto di coppia, di famiglia e di matrimonio in modo superficiale ed equivoco. Basterebbe guardare certi programmi televisivi!”.

Staccandosi poi dal testo scritto, il papa si sofferma sui rapporti che durano “finché ci amiamo” col sentimento. Dividere il rapporto perché non si sente più l’amore, ha detto, “è egoismo”. Egli ha anche sottolineato il rischio della cultura “del provvisorio”, che non fa prendere decisioni “definitive”.

“Ma lo Spirito Santo – ha continuato – suscita sempre risposte nuove alle nuove esigenze! E così si sono moltiplicati nella Chiesa i cammini per fidanzati, i corsi di preparazione al Matrimonio, i gruppi di giovani coppie nelle parrocchie, i movimenti familiari… Sono una ricchezza immensa! Sono punti di riferimento per tutti: giovani in ricerca, coppie in crisi, genitori in difficoltà con i figli e viceversa. E poi ci sono le diverse forme di accoglienza: l’affido, l’adozione, le case-famiglia di vari tipi… La fantasia dello Spirito è infinita, ma è anche molto concreta! Allora vorrei dirvi di non avere paura di farepassi definitivi nella vita come è quello del matrimonio: approfondite il vostro amore, rispettandone i tempi e le espressioni, pregate, preparatevi bene, ma poi abbiate fiducia che il Signore non vi lascia soli! Fatelo entrare nella vostra casa come uno di famiglia, Lui vi sosterrà sempre”.

Il papa racconta poi di una madre che si lamentava con lui perché il figlio, pur avendo la fidanzata, non si decideva a sposarsi. “Non gli stiri più le camicie!”, è stato il consiglio di Francesco.

Altri due giovani gli avevano chiesto come fare per vincere la paura di fronte alla chiamata alla vocazione consacrata e come riconoscere tale chiamata. “La verginità per il Regno dei cieli – ha spiegato il pontefice – è la vocazione che Gesù stesso ha vissuto. Come riconoscerla? Come seguirla? E’ la terza domanda che mi avete fatto. E vi rispondo con due elementi essenziali: pregare e camminare nella Chiesa. Queste due cose vanno insieme, sono intrecciate. All’origine di ogni vocazione alla vita consacrata c’è sempre un’esperienza forte di Dio, un’esperienza che non si dimentica, la si ricorda per tutta la vita! E questo noi non lo possiamo calcolare o programmare. Dio ci sorprende sempre! E’ Dio che chiama; però è importante avere un rapporto quotidiano con Lui, ascoltarlo in silenzio davanti al Tabernacolo e nell’intimo di noi stessi, parlargli, accostarsi ai Sacramenti”.

E ha aggiunto: “La verginità per il Regno di Dio non è un ‘no’, è un ‘sì’! Certo, comporta la rinuncia a un legame coniugale e una propria famiglia, ma alla base c’è il ‘sì’, come risposta al ‘sì’ totale di Cristo verso di noi, e questo ‘sì’ rende fecondi. Ma qui ad Assisi non c’è bisogno di parole! C’è Francesco, c’è Chiara, parlano loro! Il loro carisma continua a parlare a tanti giovani nel mondo intero: ragazzi e ragazze che lasciano tutto per seguire Gesù sulla via del Vangelo”.

E ha concluso: “Portate Cristo nelle vostre case, annunciatelo tra i vostri amici, accoglietelo e servitelo nei poveri. Date all’Umbria un messaggio di vita, di pace e di speranza!”.

Al termine dell’incontro il pontefice si è recato per una visita privata al santuario di Rivotorto.

(AsiaNews)

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