Lampedusa, riprendono ricerche in mare. Kyenge: abrogare Bossi-Fini. Nicolini: la Lega va spazzata via…

Recuperati finora 194 cadaveri. Mercoledì Barroso sull’isola. Il ministro per l’Integrazione, Kashetu Kyenge: “Mai più stragi. Questo dramma non deve essere affrontato da soli ma insieme all’Europa”. La sindaco di Lampedusa attacca la Lega Nord con parole gravissime, al limite del settarismo. C’è forse un défilé della demagogia approntato a futura memoria elettorale?

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Lampedusa – Sono riprese poco dopo le sette di questa mattina le ricerche dei sommozzatori nei fondali del mare di Lampedusa, per il recupero dei cadaveri incastrati nel relitto del barcone naufragato giovedì mattina.

Ieri i sommozzatori di Carabinieri, Guardia di Finanza, Guardia Costiera e Vigili del Fuoco hanno recuperato complessivamente 83 cadaveri, tra cui anche bambini, che fanno salire a 194 i morti ufficiali di questo disastro avvenuto a pochi metri dalla terraferma. Secondo quanto detto dai sopravvissuti, sulla barca c’erano 518 persone. Questo farebbe pensare che in fondo al mare ci siano ancora 169 corpi, per un bilancio complessivo finale 363 che hanno perso la vita nella tragedia causata dalla disattenzione e, forse, da qualche ritardo nell’assistenza.

Ci sono infatti testimonianze che parlano di ritardi nell’assistenza al barcone, prima che scoppiasse l’incendio causato dall’improvvida accensione di un falò sul ponte del barcone, intriso di gasolio. Il fuoco si è così diffuso immediatamente, causando il panico tra le persone a bordo, che è la vera causa della tragedia.

Tuttavia, se i ritardi fossero accertati – e devono essere verificate le testimonianze, quasi concordanti – ci sono responsabilità pubbliche diffuse, perché è impensabile che le unità della Guardia Costiera non siano nell’eventualità intervenute senza un preciso indirizzo politico e amministrativo.

Da valutare, per esempio, la testimonianza di un sopravvissuto, che a “La Stampa TV” ha reso dichiarazioni precise.

 

Un’altra dichiarazione interessante è quella raccolta da “SiciliaInformazioni.com”, che riporta in un articolo di ieri le parole di Vito Fiorino, “un milanese trapiantato a Lampedusa”, dove gestisce un locale pubblico. Fiorino “aveva deciso di trascorrere la notte con amici in rada sulla sua barca ‘Gamar’, invece si e’ ritrovato a dovere gestire una situazione di emergenza. Solo il suo ‘equipaggio’ ha salvato 47 profughi, 46 uomini e una donna”. L’imprenditore lampedusano di adozione ha detto al quotidiano palermitano «mentre noi ci ammazzavamo a tirare su i profughi, c’erano quelli della Capitaneria di porto che pensavano a fare fotografie e video. Quando la mia barca era piena di migranti e abbiamo chiesto di poterli trasbordare per poterne prendere altri ci siamo sentiti rispondere che non era possibile perché dovevano rispettare il “protocollo”. Incredibile». Secondo le sue dichiarazioni, la Guardia Costiera sarebbe intervenuta con quasi un’ora di ritardo.

Parole che dovranno trovare riscontro da parte della magistratura agrigentina, per fugare ogni atroce dubbio che questa tragedia avrebbe potuto essere evitata con poche, ma precise, misure di sicurezza.

Le ricerche intanto continuano con celerità, per anticipare il peggioramento delle condizioni meteo-marine attesto per le prossime ore. Sull’isola sono arrivate oltre 150 bare, trasportate da camion frigorifero, perché le ricognizioni cadaveriche legali saranno svolte sulla terraferma.

«‘Lavoreremo a oltranza fino a quando non avremo recuperato tutti i corpi» ha detto all’Adnkronos il Tenente di Vascello, Michele Franceschino, comandante di nave “Cassiopea”, il pattugliatore che ha portato a Lampedusa 11 palombari della Marina militare impegnati nelle operazioni di recupero dei corpi dei migranti. «Stiamo fornendo supporto al gruppo operativo subacquei della Marina – ha spiegato il comandante Franceschino – le condizioni meteorologiche sono migliorate e le operazioni si svolgono con regolarità».

Ieri sull’isola si è recata il ministro per l’Integrazione Kashetu Kyenge. «Siamo qui per assistere all’ennesima strage, spero che non succeda mai più – ha detto Kyenge, arrivando al centro di accoglienza dove ha incontrato i superstiti del naufragio e gli altri ospiti – Spero che sia una delle ultime volte che noi veniamo a Lampedusa ad assistere a questo dramma». LA ministra ha poi aggiunto di sperare che «questa strage ci possa far riflettere sulla nostra posizione, sulle nostre frontiere, il nostro mare e soprattutto chiedere che questo dramma non deve essere affrontato da soli ma insieme all’Europa». «Non dobbiamo aspettare tragedie come queste per capire che serve una politica che faccia prevenzione – ha sottolineato il ministro – bisogna riuscire a dare delle risposte ferme e certe alle persone che fuggono e che hanno bisogno di una protezione e noi dobbiamo essere in grado di fare questo. Noi dobbiamo essere in grado di dare aiuto, il nostro lavoro ci deve dare questa forza di salvare la vita a ogni persona. Ogni vita che perdiamo è un contributo enorme che perdiamo».

Kyenge si è detta determinata a cambiare la legge Bossi-Fini. «Nei prossimi giorni ci sarà un coordinamento interministeriale. Non possiamo più tornare indietro, dobbiamo cambiare, bisogna cambiare l’approccio, non più repressivo ma un approccio che possa dare delle risposte di concretezza ma che soprattutto non faccia finire dentro il mare persone innocenti», perché è «semplicemente assurdo che profughi che si sono salvati da una immane tragedia si trovano a essere indagati per il reato di clandestinità».

A chi le ha chiesto se il governo stia pensando a cambiare la legge proprio sul reato di clandestinità, la ministra per l’Integrazione ha risposto di stare «portando avanti questo tema da mesi, nei prossimi giorni lo porteremo sul tavolo del coordinamento ministeriale». In merito alla visita a Lampedusa di José Manuel Barroso, presidente della Commissione Europea, prevista per mercoledì, ha detto che «ci vuole una forza politica europea rivedendo alcune cose come la convenzione di Dublino». Ma dalla Germania il governo, per mezzo di un portavoce, ha reso noto che c’è indisponibilità a rivedere le norme di “Dublino2”, se non per aspetti organizzativi di dettaglio.

Il ministro ha inoltre definito “vergognose” le condizioni al centro di accoglienza di Lampedusa, che ospita circa mille profughi tra cui i 155 superstiti del naufragio di giovedì. «Quello che stiamo cercando di fare in questo momento – ha spiegato – è di agevolare il percorso per arrivare a una vita migliore per i profughi perché stiano il meno possibile all’interno dei centri di accoglienza».

Anche per il sindaco Giusi Nicolini la legge Bossi-Fini va abolita e «subito – ha chiarito scandendo le parole – s-u-b-i-t-o. Non può più essere la Polizia ad occuparsi dei bambini profughi, ospiti del Centro d’accoglienza o dei loro trasferimenti». Il primo cittadino dell’isola ha attaccato anche l’eurodeputato Matteo Salvini della Lega che aveva definito “clandestini” i morti del naufragio. «Salvini non sa di cosa parla, lui e quelli della Lega sono stati liberi di parlare e di bestemmiare contro la dignità umana senza essere mai perseguiti per diffamazione o smentiti e smascherati. La Lega – ha aggiunto – va spazzata via..», parole di inaudita violenza, che possono essere comprese – ma non giustificate – solo dallo stress accumulato nei giorni scorsi e, comunque, sotto la pressione di un problema che sta piegando la resistenza coriacea dei lampedusani.

Alla sindaco Nicolini andrebbe ricordato che l’immigrazione è clandestina quando l’accesso nel territorio nazionale non avviene con il rispetto delle norme imposte dalla legge, visto che l’Italia è parte dell’Unione Europea e deve seguire gli indirizzi decisi al riguardo dai governi degli Stati membri. Si ha l’impressione che alcune personalità politiche – forse anche con idonea strategia a futura memoria – abbiano preso la palla al balzo di una tragedia, per sfilare nel défilé della demagogia politicante. Intollerabile…

(fonte Adnkronos)

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