Lampedusa, arrestato il presunto scafista del barcone naufragato

Un tunisino di 35 anni sarebbe stato incastrato dalla testimonianza di una una decina di superstiti eritrei, che lo hanno riconosciuto dalle fotografie. Le accuse: omicidio plurimo, procurato naufragio e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Recuperati altri quattro corpi, oltre 230 il numero di morti. Le testimonianze: “C’è un muro di corpi, tutti abbracciati

20131008-lampedusabarcone_affondato-352x264Roma – Sarebbe stato individuato il presunto scafista del barcone naufragato giovedì scorso davanti alle coste di Lampedusa. La Procura di Agrigento ha emesso all’alba il fermo di polizia giudiziaria nei confronti di un tunisino di Sfax, Ben Salem Khaled, 35 anni.

Sarebbe stato incastrato da una decine di superstiti eritrei, che lo avrebbero riconosciuto dalle fotografie mostrate dagli uomini della Squadra mobile di Agrigento. Khaled è accusato di omicidio plurimo, procurato naufragio e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Fino a lunedì l’uomo era a piede libero al Centro d’accoglienza di Lampedusa insieme con i sopravvissuti. Gli eritrei, come emerge dalle loro testimonianze, lo chiamavano “White man” perché era l’unico non di colore sul barcone.

Insieme a un complice, sembra anch’egli tunisino, era l’unico a dormire nella cuccetta del barcone. Mentre tutti gli altri erano costretti a vivere ammassati gli uni sugli altri, compresi i bambini più piccoli.

Nonostante la fitta pioggia e il maltempo sono riprese le ricerche dei sommozzatori e dei palombari della Marina militare nel relitto del barcone. Altri quattro corpi sono stati recuperati. Si tratta di due donne e di due uomini. Ieri sono stati recuperati 38 corpi. Sale così a oltre 230 il numero di vittime del naufragio. Ma sembra che nella stiva, a 47 metri di profondità, ci siano almeno altri cento corpi di profughi.

Un pescatore di Lampedusa, Giovanni Prestipino, che giovedì aveva individuato per primo il barcone naufragato davanti alla Tabaccara, ha rinvenuto nella notte in mare un cadavere senza testa. «È di un immigrato – ha spiega all’Adnkronos – ma penso che si trovasse in acqua da settimane perché era già in avanzato stato di decomposizione. Non credo che faccia parte dei profughi morti nel naufragio». Prestipino ha immediatamente avvertito la Capitaneria di Porto, che ha inviato sul posto una motovedetta.

Nel frattempo è ripreso il ponte aereo per trasferire i profughi dal centro d’accoglienza di Lampedusa in altre strutture italiane. Oggi saranno circa cento i migranti trasferiti, in prevalenza nuclei familiari con figli. I trasferimenti dovrebbero proseguire nei prossimi giorni. Attualmente sono oltre 900 i migranti ospiti del centro.

Il premier Enrico Letta, da quanto ha appreso l’Adnkronos da fonti governative, potrebbe andare mercoledì a Lampedusa insieme ad Angelino Alfano, al Presidente della Commissione Ue José Barroso e al commissario europeo per gli affari interni Cecilia Malmström, anche se non c’è ancora una conferma ufficiale.

«Quando siamo arrivati in profondità abbiamo visto quello che immaginavamo – ha raccontato all’Adnkronos il maresciallo Salvo Vagliasindi, sommozzatore della Guardia di Finanza – per tutta la notte avevo provato a immaginare ma lo scenario che abbiamo visto è stato peggiore del previsto. Decine di corpi, molti abbracciati, molti altri con le braccia ancora protese. Una scena agghiacciante. Sembravano finti. Con gli occhi aperti, sembrava che ci guardassero».

Vagliasindi, del Nucleo sommozzatori di Messina, è già sceso diverse volte sott’acqua. A distanza di 24 ore è riuscito a esternare le emozioni provate. «Volevo rinunciare – ha detto – perché l’impatto con la morte è sempre devastante. Poi sono sceso con la serenità che ci serve per poter tirare fuori quei corpi devastati».

«Laggiù c’è un vero e proprio muro fatto di corpi, tutti abbracciati l’uno all’altro. Saranno decine – ha confermato il sottotenente di vascello Maro Presti, palombaro in forza allo SDAI (Sminamento difesa antimezzi insidiosi) di Augusta – Per riuscire a lavorare serenamente non guardavo in faccia i cadaveri perché altrimenti sarebbe stato difficile continuare».

(Adnkronos)

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