Barroso, Letta, Malmström e Alfano contestati a Lampedusa: ”Vergogna, assassini”

Accolti all’aeroporto dalla protesta di un gruppo di lampedusani: ”Dovete andare al centro d’accoglienza”. Nessuno indaga sulle cooperative che gestiscono il centro, un lager vergognoso che grida “giustizia”. Doloroso contatore: 289 vittime recuperate

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Il presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, la commissaria europea per gli Affari Interni Cecilia Malmström e il ministro dell’Interno (nonché vice-presidente del Consiglio) Angelino Alfano sono stati accolti all’aeroporto di Lampedusa dalla contestazione di un gruppo di lampedusani al grido di ‘vergogna’, ‘assassini’. ‘‘Dovete andare al centro d’accoglienza – hanno gridato dalla recinzione dell’aeroporto – vergognatevi. Dovete vedere le condizioni dei profughi. Assassini”.

Ieri Lampedusa ha dovuto infatti fronteggiare la protesta degli immigrati rinchiusi nel centro di accoglienza, trasformato in un vergognoso lager dopo due notti di pioggia, che ha reso impossibile la permanenza di persone in giacigli puzzolenti e in condizioni igieniche da fogna a cielo aperto. La rivolta per fortuna non è esplosa, ma non è stata disinnescata la minaccia. Nel centro ci sono oltre 800 persone, a fronte di poco meno di 300 posti, e le condizioni di vita sono indegne di un paese civile. Si dice anche che lo sforzo dei volontari sia immane, probabilmente vero, ma resta un’ombra gestionale sulle cooperative che gestiscono l’assistenza degli immigrati in attesa di uno spostamento sulla terraferma e del loro destino: asilo, accoglienza, espulsione che sia.

Le condizioni peraltro sono state denunciate ancora una volta dall’Alto commissariato per i rifugiati dell’Onu che ha chiesto “misure urgenti” per una struttura che versa in un “degrado inaccettabile”

Sono intanto riprese anche questa mattina le ricerche dei profughi morti. Il bilancio è salito a 289 vittime. I sommozzatori di Guardia costiera, Guardia di Finanza, Carabinieri e Vigili del fuoco scenderanno anche oggi per tutto il giorno per tentare di trovare i corpi ancora incastrati nel relitto, anche grazie ai palombari della Marina militare.

Barroso, Malmström, Letta e Alfano appena atterrati a Lampedusa hanno reso subito omaggio alle salme raccolte pietosamente in nell’hangar dell’aeroporto di Lampedusa. Il presidente del Consiglio si è inginocchiato davanti ai feretri bianchi dei bambini morti nella tragedia per un minuto di raccoglimento e insieme agli altri ha deposto un mazzo di fiori sulle prima fila di bare. 

Abbiamo deciso di riallocare due milioni di euro del nostro budget, dando priorità all’Italia e tagliando altre attività, per estendere l’operazione Hermes fino a novembre. Ma per farlo ci siamo rivoltati le tasche. I nostri fondi per il 2013 ora sono esauriti“, ha dichiarato il vicedirettore di Frontex, Gill Arias, all’ANSA. “Si tratta di una decisione interna, presa dall’agenzia in piena autonomia – ha spiegato Arias – senza che siano arrivate richieste dall’Italia o dalla Commissione e prima della tragedia di Lampedusa“. Secondo il vice-direttore di Frontex l’operazione Hermes (isole Pelagie) si sarebbe dovuta concludere a fine settembre, ma “si è deciso di estendere, dando priorità, perché abbiamo visto che i barconi continuano ad arrivare“.

Due considerazioni. La prima riguarda il centro di accoglienza di Lampedusa, distrutto due anni fa da un’insurrezione degli immigrati ospitati. Forse la magistratura di Agrigento avrebbe dovuto indagare sulle cause di tale rivolta e approfondire il funzionamento e la qualità dell’assistenza prestata a queste persone, “contenute” in uno stato di libertà limitata.

Seconda considerazione, su Frontex. Un’organizzazione internazionale (perché questo è l’Unione Europea) che si atteggia a Stato-Federale senza esserlo; che impone ai cittadini politiche di austerità e principi contabili come il divieto di ricorrere al debito pubblico, senza il quale nessuno Stato moderno si sarebbe sollevato dalla condizione di villaggio barbaro; destina poche risorse alla normale attività di controllo delle frontiere esterne comuni, che non sono solo italiane, ma di tutto il “Condominio Europa”.

Agli occhi dell’uomo della strada c’è qualcosa che inizia a non quadrare, ma un aspetto preoccupante è che non quadri a chi – come l’autore di questo articolo – è convinto europeista e federalista, ha conseguito una laurea in Storia dell’Integrazione Europea e avverte come il progetto originario dei Padri Fondatori sia stato rivoltato e trasformato dalla scadente qualità della classe dirigente europea (tutta), incline a pensare a modelli geopolitici dei secoli passati e incapace di guardare la realtà dei fatti: lo Stato nazionale europeo è ormai solo un totem vuoto, sostituibile solo da uno Stato federale, che rispetti le identità degli stati membri ed eserciti le competenze comuni in una condizione di condivisione della sovranità, così come accade negli Stati Uniti d’America da 236 anni. È così difficile da capire?

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