Il Cocer Esercito accusa il governo di insensibilità verso il comparto sicurezza e difesa

L’organismo di rappresentanza dell’Esercito accusa l’esecutivo di non aver convocato le rappresentanze militari e sindacali del comparto sicurezza e difesa sui contenuti del patto di stabilità

20131010-cocer-esercito-252x228Il Cocer Esercito reagisce alla disattenzione del Governo Letta, che non ha convocato i “sindacati” del personale con le stellette, per anticipare i contenuti del patto di stabilità. In un breve, quanto intenso, comunicato stampa, la rappresentanza di base dell’Esercito afferma di prendere «atto amaramente, al pari dei precedenti, sta dimostrando di non tenere in considerazione il Comparto Difesa e Sicurezza» e a «disconoscere nei fatti la specificità e la peculiarità del servizio e dei compiti» cui sono chiamati uomini e donne che prestano servizio nelle Forze Armate, nei Carabinieri e nella Guardia di Finanza.

In particolare, il Cocer Esercito esprime «esprime rammarico per la mancata convocazione delle Rappresentanze Militari e Sindacali del Comparto Difesa e Sicurezza a Palazzo Chigi per l’illustrazione dei contenuti del patto di stabilità, approvato ieri dal Consiglio dei Ministri».

Una scortesia istituzionale che si sostanza in una «mancanza di rispetto e di sensibilità da parte del Governo», ma anche una violazione del «Decreto Legislativo n.195/1995 che impegna il Governo alla convocazione per un preventivo incontro con le parti sociali prima della presentazione del documento contenente il patto di stabilità».

I militari sostengono dunque che a scortesia si aggiunga violazione della legge, atti che esprimono in modo «chiaro ed inequivocabile» la «grave disattenzione» verso i servitori dello Stato dell’intero comparto. Uno stato di cose che spinge il Cocer Esercito a protestare formalmente «per la mancata convocazione a Palazzo Chigi per il confronto sulla legge di stabilità» e si attende una celere presa d’atto dell’esecutivo, in modo da «riparare al più presto alla manifestata disattenzione». Il rischio pressante è che – anche per questi gesti di scortesia istituzionale e di deliberata violazione degli obblighi legislativi – si diffonda nel mondo militare una demotivazione crescente, causata in primis dal blocco degli stipendi, che mette in seria difficoltà più di una famiglia.

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