Vettel, titolo a babordo! Ma solo Alonso può consegnarglielo su un piatto d’argento

Lo spagnolo non manca di punzecchiare Kimi Räikkönen: Massa è altrettanto veloce. Ma è solo un modo per dire alla Ferrari “siamo alla frutta, o si cambia o me ne vado”. Vettel minimizza il dominio: “Schumacher e Ferrari sì dominarono”. Low profile pe distogliere le attenzioni su presunte irregolarità tecniche? Voci dalla GB: un rivoluzionario Kers che riproduce l’effetto del traction control

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Giappone, terra di tradizioni. E a Suzuka è tradizione vederne delle belle. Dai tempi dell’epico duello – con qualche autentica porcata – tra Senna e Prost, all’edizione dello scorso anno, che fece calare la pietra tombale sulla leadership iridata di Fernando Alonso, lanciato verso il terzo titolo che poi non arrivò. Sfortuna? Fortuna di Vettel?

Il commendatore Ferrari sosteneva che nelle corse la fortuna e la sfortuna non esiste, ma forse Alonso non la pensa esattamente nello stesso modo. Anche se dalle ultime dichiarazioni traspare un certo nervosismo per l’ambiente di Maranello, che sembra del tutto diverso da quello di appena tre mesi fa: non è più l’aia in cui il giovanottino di Oviedo può fare il bello e il cattivo tempo. L’arrivo di Räikkönen il prossimo anno lo testimonia, tanto da mettere fibrillazione. Intervistato sulle potenzialità della monoposto del 2014, Alonso ha ribadito alcuni concetti già espressi nelle settimane scorso. «Per il prossimo anno, con Kimi, possiamo fare un ottimo campionato per la Ferrari e cercare di fare più punti possibile. In termini di velocità però – la stoccata del samurai delle Asturie – non credo sia più veloce di Felipe. Quando sono stati compagni, Felipe è sempre stato veloce quanto lui». Per dire. Poi anche una bottarella verso la Ferrari: «se disporremo di una vettura competitiva, sono certo che ci divertiremo e faremo dei risultati importanti. Se invece la vettura non sarà troppo competitiva, ci aspetterà un’altra stagione simile a questa», ha detto lo spagnolo, guadagnandosi una cattedra all’università delle ovvietà.

È però un modo per parlare a cognata – Räikkönen – perché suocera Ferrari intenda. O mi date una monoposto degna delle aspettative nel 2014 o me ne vado, sbattendo la porta. Forse non il massimo per lo stile, ma come dare torto al pilota spagnolo?

A Suzuka solo Alonso peraltro può consegnare il quarto titolo – con quattro gare di anticipo – a Sebastian Vettel, il quale deve fronteggiare i sospetti sulla sua monoposto. Da fonti britanniche è arrivata una ricostruzione, secondo la quale la Red Bull starebbe usando un sistema di recupero dell’energia innovativo sulle sospensioni, il cui effetto sarebbe quello di ricreare una sorta di traction controll remoto.

Se fosse vero, sarebbe la dimostrazione che l’attuale regolamento tecnico della Formula 1 è inadeguato allo “scopo sociale” ufficiale, la ricerca tecnica condotta attraverso le corse, e che sarebbe auspicabile un ribaltamento del concetto che lo regge: autorizzare tutto, tranne alcune cose, e monitorare la sicurezza. Se poi davvero la Red Bull fosse contra legem, un plauso ai verificatori tecnici, meritevoli di cambiare lavoro.

Vettel da parte sua, forse anche per ammorbidire il fuoco delle attenzioni generali, prova a sminuire: il dominio di Schumacher e della Ferrari fu ben più forte. Va bene, si deve pure campare.

La nostra previsione è che Vettel in prova potrebbe decidere di “gestire” la situazione, perché il titolo arriverebbe solo con una vittoria e con Alonso dal nono posto in giù al traguardo. Meglio “allungare la bevanda” (per dire…) e vivacizzare la gara con una sana amministrazione del tesoro in classifica: 77 punti di margine su Alonso, 105 su Räikkönen, 111 su Hamilton. La matematica non dà un responso, la logica dovrebbe, ma in agguato possono esserci sempre gli scherzetti del destino, chiedere a un certo pilota spagnolo.

La Pirelli porta sul circuito nipponico le mescole più dure, le P Zero Orange hard (riconoscibili dalla spalla arancione) e le P Zero White medium (spalla bianca), combinazione adatta a rispondere alle sfide del tracciato di proprietà della Honda, eretto come parco di divertimenti vicino a Nagoya.

La pista si caratterizza per le curve veloci, come la 130R e la Spoon, che incidono sul consumo delle gomme, anche per l’asfalto abrasivo. La proiezioni più attendibile è che in gara siano necessari due o tre pit stop. In questo scorcio di stagione, le condizioni climatiche possono influenzare non poco l’intero week-end. Per le libere di venerdì e per sabato è prevista la presenza di temporali, mentre la gara dovrebbe svolgersi sotto il sole. Ne conseguirà un rebus per tutti nella scelta del migliore assetto, in grado di effettuare efficaci qualifiche e di affrontare in sicurezza la gara. Nel 2010 i temporali imposero lo spostamento delle qualifiche alla domenica mattina, mentre lo scorso anno la gara si svolse in condizioni di caldo, con temperature che superarono 30 gradi.

Circuito da elevato carico, per affrontare un asfalto che tiene molto e per il layout altalenante misto veloce, che necessita un impianto frenante efficiente e gomme in grado di supportare la pressione laterale, meno la trazione (proprio per l’asfalto che favorisce il grip.

La prima metà del giro è una serie continua di curve, che spingono le gomme a scaldarsi molto, visto che non ci sono rettilinei dove possono raffreddarsi. Ne consegue che la parte più calda del battistrada può raggiungere i 110 gradi. La gomma più sollecitata è l’anteriore-sinistra

Nella strategia delle soste è importante valutare che il pit a Suzuka implica una perdita di tempo bassa, grazie alla pit lane abbastanza corta, di soli 395 metri, circostanza che permette una certa flessibilità nelle strategie di gara.

La curva 130R (la 15) è la più veloce in campionato, con una velocità di percorrenza dell’ordine di 310 km/h in settima marcia. Le monoposto corrono con il massimo carico aerodinamico possibile, combinato con una accelerazione laterale di 3,1g, che comporta le condizioni di esercizio più impegnative di tutto il campionato. Lo stress termico e le pressioni meccaniche sulle gomme possono causare blistering se la monoposto non ha il giusto assetto, fenomeno che si localizza soprattutto particolare sulla spalla della gomma, durante la percorrenza delle curve.

La maggior parte dei piloti dello scorso anno scelse una strategia di due soste, solo tre preferirono iniziare la gara con la mescola più dura, ma sacrificando la posizione in griglia, una scelta che si rivelò utile per guadagnare posizioni in pista.

Sebastian Vettel ha vinto partendo dalla pole, in una gara che è stata caratterizzata dall’ingresso della safety car già al primo giro, per l’incidente che mise fuori gioco Fernando Alonso dalla gara e, di fatto, dalla corsa al titolo iridato.

Le residue speranze Ferrari sono ancorate a qualche problema meccanico sulla Red Bull, per ripetere l’andamento finale del campionato dello scorso anno, ma a parti invertite. Tuttavia la logica – e l’intelligenza sportiva – dicono il contrario e, comunque, vinca il migliore (anche se è il più furbo…).

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Pirelli: l’ingegner Mario Isola presenta l’analisi tecnica del circuito di Suzuka

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John Horsemoon

Sono uno pseudonimo e seguo sempre il mio dominus, del quale ho tutti i pregi e i difetti. Sportivo e non tifoso, pilota praticante(si fa per dire…), sempre osservante del codice: i maligni e i detrattori sostengono che sono un “dissidente” sui limiti di velocità. Una volta lo ero, oggi non più.

Correre in gara dà sensazioni meravigliose, farlo su strada aperta alla circolazione è al contrario una plateale testimonianza di imbecillità. Sul “mio” giornale scrivo di sport in generale, di automobilismo e di motorsport, ma in fondo continuo a giocare anche io con le macchinine come un bambino.

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