Svolta nel giallo sulla morte di Yasser Arafat: trovate tracce di polonio sugli abiti

Esperti di radiofisica, incaricati dalla vedova Suha Arafati, hanno confermato la presenza di polonio in quantità che possono avvalorare la tesi dell’avvelenamento

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Parigi – La morte misteriosa di Yasser Arafat torna sulla scena della politica internazionale a sorpresa. Dopo 9 anni, su iniziativa della moglie Suha, prendono corpo le tesi sull’avvelenamento del padre padrone della Palestina, fondatore dell’OLP, morto in Francia l’11 novembre del 2004. Gli esperti svizzeri incaricati dalla vedova hanno infatti trovato tracce di polonio 210 sui vestiti dello storico leader palestinese.

Lo scorso anno, i sospetti che Arafat, noto anche come Abū ʿAmmār, fosse morto in modo non naturale si erano rafforzati, dopo la relazione di una squadra di esperti dell’Università di Losanna, che avevano sollevato l’ipotesi dell’avvelenamento sulla base di analisi effettuate sui vestiti del leader palestinese. Questo aveva spinto la vedova Suha Ṭawīl a richiedere nel mese di novembre la riesumazione delle spoglie mortali e ad affidare una ulteriore ricerca di eventuali tracce di veleni o di sostanze che avessero potuto causare la morte a un team di luminari del settore.

Dopo molti mesi, gli otto scienziati hanno pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet le prime conclusioni. Pascal Froidevaux, Sébastien Baechler, Claude J Bailat, Vincent Castella, Marc Augsburger, Katarzyna Michaud, Patrice Mangin e François Bochud hanno confermato l’esistenza di tracce importanti di polonio 210, circostanza che ora spinga a riconsiderare con maggior vigore la tesi dell’assassinio politico e apre inquietanti scenari su questa storia. “Le ricerche avvalorano la possibilità che Arafat sia stato avvelenato con polonio 210” è affermato nell’articolo in cui il team internazionale anticipa le conclusioni dell’indagine, i cui dettagli saranno diffusi nei prossimi giorni, come anticipato sul sito in inglese della televisione Al Jazeera. Le conclusioni sembrano ricalcare quelle rilevate la prima volta dagli scienziati di Losanna, che avevano riscontrato ”alti livelli di un elemento estremamente radioattivo nelle macchie di sangue, urina e saliva analizzati sui vestiti e sullo spazzolino da denti del leader palestinese”.

La consorte di Arafat infatti aveva consegnato uno spazzolino da denti, un cappello, una tuta sportiva, sui cui erano stati ritrovate tracce del polonio 210. Gli otto scienziati ora confermano che ”le ricerche avvalorano la possibilità che Arafat sia stato avvelenato con il polonio 210”. Nell’articolo su The Lancet  si ricorda come Arafat fosse morto all’ospedale di Percy a causa di “una malattia non identificata”, dopo un mese di sofferenze, iniziate il 12 ottobre “a Ramallah con nausea, vomito, dolori intestinali e diarrea”.

Non era servito a nulla il trasferimento in Francia, in una struttura ospedaliera militare, dove il leader palestinese sarebbe morto poi l’11 novembre successivo. I test effettuati nell’immediato non diedero risultati, ma smaltito il frastorno dei funerali al Cairo e della sepoltura, la vedova aveva inviato degli effetti personali in Svizzera, sicché il professor Francois Bochud, direttore dell’Istituto di Radiofisica di Losanna, aveva convenuto il rinvenimento di ”un’inspiegabile ed elevata quantità di polonio 210”.

Ora la conferma ufficiale, che sarà approfondita nei prossimi giorni, sul fatto che molto probabilmente Yasser Arafat morì assassinato con strumenti non convenzionali classificati NBCR, nella fattispecie con un isotopo radioattivo. Si dovrà ora capire chi e perché assassinarono il leader palestinese, che riposa nel palazzo della Muqata, a Ramallah.

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L’indagine speciale di Al Jazeera (in inglese) del 4 luglio 2012:

Chi ha ucciso Arafat?

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