Nell’attacco alla Chiesa della Vergine Maria al Cairo la polizia è fuggita senza proteggere i cittadini cristiani

Secondo il direttore amministrativo della parrocchia, le forze di sicurezza sono fuggite in una via laterale invece di difendere i fedeli. Celebrati ieri i funerali delle quattro vittime della sparatoria di domenica scorsa, tra cui una bambina di 8 anni, Miriam Nabil. Diciotto i feriti

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Il Cairo – Le forze di sicurezza incaricate di proteggere i cristiani della chiesa della Vergine Maria di Warraq non erano presenti al momento dell’attacco islamista che ha fatto quattro morti e oltre 20 feriti. A rivelarlo è il direttore amministrativo della comunità copta di al-Warraq (Giza), che ha dichiarato di aver visto le guardie inviate dal ministero dell’Interno allontanarsi dall’edificio proprio durante il massacro.

Interrogato dagli investigatori, l’uomo ha dichiarato che stava lavorando nel suo ufficio – situato sopra l’entrata della chiesa – quando ha sentito gli spari. Egli si è affacciato alla finestra, notando che il personale di sicurezza era fuggito in una via laterale lasciando sguarnita la chiesa. Tale testimonianza riapre le polemiche sulle responsabilità di polizia e membri dell’esercito, già accusati dai leader cristiani di non fare nulla per prevenire gli attacchi islamisti o difendere edifici e luoghi di culto. Testimoni oculari dell’attacco di al-Warraq confermano che nonostante le numerose chiamate di soccorso, polizia e ambulanze sono giunte sul luogo solo due ore dopo la sparatoria.

Quello del 20 ottobre è il primo attacco deliberato contro una chiesa della capitale dal 3 luglio, giorno della caduta del presidente islamista Mohamed Morsi. Secondo le indagini tre persone sono coinvolte nella sparatoria, che ha preso di mira il matrimonio di due giovani. Per gli investigatori oltre ai due uomini a bordo della motocicletta, un terzo complice era infiltrato in mezzo alla gente.

Ieri migliaia di persone hanno partecipato ai funerali di Miriam Nabil, vittima di soli 8 anni, e delle altre tre persone morte nella sparatoria, tutti della stessa famiglia. Nell’omelia, il vescovo Youannas ha affermato: “Il sangue versato dagli innocenti non è mai vano agli occhi di Dio e della Chiesa. I responsabili di questo atto si illudono se pensano che ci asterremmo dal frequentare la chiesa. Dopo questo incidente la nostra comunità ha acquistato ancora più forza, grazie al sacrificio dei nostri martiri”.

Il caso di al-Warraq ha suscitato dure critiche da parte delle autorità musulmane. Ahmed al-Tayyeb, grande imam di al-Azhar (il più importante ateneo dell’islam sunnita), ha definito l’attacco come un atto “criminale contro la religione e i valori“. Il gran mufti Shawki Allam ha affermato che “le aggressioni contro le chiese sono atti proibiti dalla sharia islamica“. Quanto al fronte politico, uno dei dirigenti del partito Libertà e giustizia, braccio politico della Fratellanza musulmana, ha scritto su Facebook: “Condanno con la più grande fermezza questo attentato e chiedo l’apertura di un’inchiesta“.

(AsiaNews)

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