Dalla Cina con terrore: Guandong, ‘confessa’ il giornalista del New Express arrestato per un reportage scottante

In un’intervista alla CCTV, Chen Youngzhou ha dichiarato di aver ricevuto mazzette per pubblicare falsità sul colosso industriale Zoomlion. Dubbi nel mondo dei media, che sospetta sia stato “costretto” a dichiarare il falso. Nei giorni passati il suo giornale aveva chiesto in prima pagina la liberazione del reporter

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Guangzhou – Questa mattina Chen Youngzhou, giornalista del New Express (Guandong) arrestato dopo aver denunciato la corruzione di una grande azienda locale, ha “confessato” i suoi crimini alla tv di Stato. Intervistato dalla CCTV, il reporter ha ammesso di aver accettato mazzette per pubblicare articoli falsi contro il colosso industriale Zoomlion. Un gesto inaspettato che desta stupore nel mondo dei media cinesi, che nell’ultima settimana aveva protestato per il suo arresto. Addirittura, in una mossa molto rara, il suo giornale ne aveva chiesto la liberazione con tre ideogrammi giganti stampati in prima pagina per due volte, l’ultima proprio ieri.

Fino dallo scorso settembre, Chen ha pubblicato più di 10 articoli, con cui dimostrava una serie di frodi commerciali compiute dalla dirigenza della Zoomlion. Al CCTV però ha dichiarato che quasi tutti i pezzi erano stati scritti e passati a lui da una terza parte, a condizione che li pubblicasse a firma sua. Ogni volta che accettava, il reporter veniva pagato migliaia di yuan. Tuttavia, egli non ha rivelato l’identità di questa terza parte.

«Sono disponibile – ha detto Chen – a confessare e pentirmi per i miei crimini. Vorrei scusarmi con la Zoomlion, i suoi investitori e il mondo dei media, la cui abilità nel guadagnare la fiducia del pubblico ha sofferto per colpa mia. Ho fatto questo – ha aggiunto – perché sono stato sedotto dai soldi e dalla fama. Ho capito i miei errori».

Il New Express non ha ancora commentato l’intervista. Tuttavia, molti analisti e sostenitori della libertà di stampa criticano la pratica delle “confessioni televisive – molto diffusa soprattutto nei casi politici o d’alto profilo, come quello di Chen – spiegando che spesso avvengono in un contesto di intimidazione e violazioni dei diritti umani.

Nel suo microblog il famoso editorialista di Pechino Zhu Xuedong ha scritto: “La vittima di ‘false notizie’ avrebbe dovuto ricorrere ad azioni legali per ritenere Chen responsabile, e il giornale avrebbe potuto licenziarlo. Ed è sbagliato dare tutta la colpa a Chen, mentre apparentemente anche la direzione del giornale era problematica“. Inoltre, Zhu ha aggiunto che la scena di Chen che confessa davanti a una telecamera gli ricorda le “sessioni di autocritica e attacco” che venivano praticate durante la Rivoluzione culturale, uno strumento politico violento che dal 1966 al 1976 ha favorito la persecuzione di milioni di persone. Nella sola giornata di oggi i commenti dell’editorialista sono già stati ripostati 1.400 volte.

(AsiaNews)

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