Twist, conclusa l’esercitazione internazionale nel Tirreno meridionale orientale guidata dalla Protezione Civile

Il workshop finale – Le sfide nella gestione delle emergenze multisettoriali – tenuto a bordo della portaerei Cavour, ammiraglia della Marina Militare Italiana. La cooperazione multisettoriale e internazionale chiave del successo di un’operazione di tale portata

Un momento del worksop finale sulla portaerei "Cavour", l'ammiraglia della MMI che ha partecipato a Twist, fungendo da ospedale di emergenza e posto di soccorso nella rada di Salerno (foto Protezione Civile)
Un momento del worksop finale sulla portaerei “Cavour”, l’ammiraglia della MMI che ha partecipato a Twist, fungendo da ospedale di emergenza e posto di soccorso nella rada di Salerno (foto Protezione Civile)

Con il workshop dedicato a “Le sfide nella gestione delle emergenze multisettoriali”, si sono concluse le attività dell’esercitazione internazionale sul rischio maremoto Twist – Tidal Wave In Southern Tyrrhenian Sea.

Alcuni dei protagonisti dell’esercitazione – dalle componenti alle strutture operative del Servizio Nazionale della Protezione Civile, alle organizzazioni di volontariato, fino agli osservatori nazionali e internazionali – sono saliti a bordo della nave Cavour per confrontarsi e fare una prima analisi delle attività svolte e delle criticità emerse. Ma non solo. Il workshop è stato occasione per parlare di gestione delle emergenze in senso più ampio, affrontando il tema degli interventi in contesti complessi e “multisettoriali”, che vedono impegnati diversi attori del sistema di protezione civile.

Ad aprire i lavori, il saluto dell’Ammiraglio Giuseppe de Giorgi, Capo di Stato Maggiore della Marina Militare e di Semb Per-Oyvind, della Direzione Generale per gli aiuti umanitari e la protezione civile della Commissione Europea.

Dopo aver passato in rassegna le attività delle varie giornate esercitative, David Fabi dell’Ufficio gestione delle emergenze del Dipartimento della Protezione civile ha sottolineato la complessità di Twist, non solo un’esercitazione, ma un progetto molto più ampio, che ha l’obiettivo di incrementare la consapevolezza delle istituzioni e dei cittadini sul rischio maremoto, sia attraverso attività operative, sia attraverso attività di diffusione della conoscenza, sia supportando la pianificazione di protezione civile a livello locale.

Nel suo intervento Luigi D’Angelo, dirigente del Servizio relazioni internazionali del Dipartimento, si è soffermato invece sul contributo dei team e degli esperti europei, sottolineando come l’interoperabilità delle varie squadre impegnate sugli scenari esercitativi sia uno degli aspetti a cui la Commissione Europea, che ha cofinanziato il progetto Twist, guarda con grande interesse. Nell’ottica di testare e implementare il sistema di risposta del Meccanismo Europeo di Protezione Civile. D’Angelo si è soffermato sui punti di forza e debolezza dell’esercitazione appena conclusa, emersi ieri dal briefing degli osservatori nazionali e internazionali. In conclusione ha sottolineato la peculiarità del sistema di protezione civile italiano, che vede lavorare fianco a fianco la componente civile e militare.

Gli osservatori nazionali e internazionali – ha spiegato Paolo Vaccari del Servizio relazioni internazionali – hanno un ruolo chiave in quest’esercitazione, che verrà “giudicata” attraverso un programma di valutazione elaborato dal Dipartimento sulla falsariga di altre esperienze internazionali simili. Con l’obiettivo di arrivare a produrre un documento finale da poter mettere a disposizione degli altri paesi europei.

Altro tema chiave delle attività di esercitazione di questi giorni è stato la valutazione ambientale, come ha spiegato Marzia Santini dell’Ufficio relazioni istituzionali. Esperti europei valutatori del rischio ambientale hanno lavorato a fianco di squadre di esperti italiani sulla base di una metodologia comune fornita dalle Nazioni Unite, Feat – Flash Environmental Assestment tool, che permette anche A personale non tecnico – dopo una rapida formazione – di svolgere una prima analisi speditiva di valutazione ambientale in contesti emergenziali. L’obiettivo è capire se la metodologia potrà essere applicata nel contesto del Meccanismo europeo di protezione civile.

Fabrizio Curcio, Direttore dell’Ufficio gestione delle emergenze, si è infine soffermato sull’esperienza delle operazioni di parbuckling della nave Concordia, come esempio di gestione di un’emergenza in un contesto multisettoriale, che ha visto integrate esperienze e professionalità diverse, istituzioni e aziende private, capaci di coordinarsi e integrarsi per il raggiungimento di un obiettivo comune.

Il saluto del Capo Dipartimento della Protezione Civile Franco Gabrielli – che ha concluso i lavori del workshop – è stato un ringraziamento all’intero sistema di protezione civile, che vede componenti e strutture operative “compagni di strada” a percorrere un cammino verso un obiettivo comune. Un sistema di protezione civile dove anche la collettività e la popolazione hanno un ruolo fondamentale, perché “un sistema di protezione civile che non coinvolge il cittadino non può funzionare”.

(Credit: Protezione Civile)

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