La castagna italiana sotto “attacco biologico”: crolla la produzione, si impennano le importazioni

Coldiretti: “Per la prima volta nella storia le importazioni dall’estero hanno superato in quantità la produzione Made in Italy scesa al minimo di sempre”. La causa? Clima sfavorevole, ma soprattutto gli attacchi provocati da insetto killer proveniente dalla Cina. Fallito il “tavolo castanicolo” aperto nel 2011 al Ministero per le Politiche Agricole

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Roma – Per la prima volta nella storia dell’agricoltura nazionale, sulle tavole autunnali degli italiani ci sono più castagne straniere che nostrane, con un’impennata delle importazioni dall’estero che hanno superato in quantità la produzione Made in Italy, scesa al minimo di sempre. Sono i dati allarmanti emersi da un’analisi della Coldiretti, che mette in evidenza il grave declino del prodotto alimentare simbolo dell’autunno nazionale chiamato da Giovanni Pascoli «l’italico albero del pane».

La causa di questo crollo della produzione è stata riscontrata sia nell’andamento climatico sfavorevole, ma soprattutto negli attacchi provocati dall’insetto killer del castagno – la Cinipide galligeno del castagno, Drycosmus kuriphilus  –  arrivato in Italia dalla Cina. La presenza di questo insetto ha provocato, sottolinea la Coldiretti, una contrazione della produzione nazionale del 70% rispetto agli anni precedenti l’infestazione, che peraltro è già da qualche anno nelle preoccupazioni delle aziende di filiera. Al contrario le importazioni sono cresciute del 20% nei primi sette mesi del 2013, dopo che nel 2012 erano praticamente raddoppiate rispetto all’anno precedente e quasi triplicate rispetto al 2010.

Il risultato, precisa la Coldiretti, è uno storico sorpasso con gli italiani che hanno più del 50% di probabilità di trovarsi nel piatto – senza saperlo – castagne straniere provenienti soprattutto dalla Spagna, dal Portogallo, dalla Turchia e dalla Slovenia. Un duro colpo per un prodotto che nel 1911 aveva raggiunto addirittura una produzione record di 829 mln di chili.

Anche se ridimensionato, il castagno riveste ancora una rilevanza economica e sociale notevole in molte aree collinari e montane del nostro Paese, non solo per la produzione di frutti e legno, ma anche per il presidio del territorio e per la salvaguardia dell’assetto ambientale e idrogeologico, oltre a rappresentare la memoria fisica di un tempo in cui non ci si poteva permettere il pane. L’habitat del bosco di castagno risulta poi fondamentale per la selvaggina, per la produzione del caratteristico miele e per la raccolta dei funghi e dei piccoli frutti.

Il rischio, rileva la Coldiretti, è che le castagne importate vengano spacciate come italiane, per mancanza di un sistema trasparente di etichettatura, mettendo così a rischio le produzioni nazionali superstiti. Se dal punto di vista quantitativo la situazione è preoccupante, il primato italiano sul piano qualitativo, sottolinea Coldiretti, è confermato dalla presenza di ben dodici tipi di castagne che hanno ottenuto il riconoscimento europeo: quattro si trovano in Toscana e sono il Marrone del Mugello Igp, il Marrone di Caprese Michelangelo Dop, la Castagna del Monte Amiata Igp e la Farina di Neccio della Garfagnana Dop mentre in Campania è riconosciuta la Castagna di Montella Igp e il Marrone di Roccadaspide Igp, in Emilia Romagna il Marrone di Castel del Rio Igp, in Veneto il Marrone di San Zeno Dop e i Marroni del Monfenera Igp, in Piemonte la Castagna Cuneo Igp e il Marrone della Valle di Susa Igp, e nel Lazio la Castagna di Vallerano Dop.

Peraltro fin dal 2011 la Coldiretti aveva aperto un “Tavolo castanicolo” col Ministero delle Politiche Agricole, facendo presente che erano a rischio “34.160 imprese alla base della filiera castanicola nazionale” con pericolo occupazionale per più di 100 mila persone nelle varie attività connesse. Il fatto che il castagno sia un elemento fondamentale della “salvaguardia dell’assetto ambientale e idrogeologico, la tutela della biodiversità e la conservazione del paesaggio rurale” è stato riconosciuto perfino a livello internazionale, visto che nel “protocollo di Kyoto” si riconoscono queste caratteristiche a questo tipo di coltura e la “possibilità per gli stati nazionali di attribuire crediti di carbonio ai produttori, remunerati poi dal mercato, per i benefici ambientali dell’assorbimento dei gas ad effetto serra”.

L’emergenza Drycosmus kuriphilus aveva spinto il “Tavolo castanicolo” a determinare le linee operative per fronteggiare l’emergenza, quali (1) la costituzione di aree di pre-moltiplicazione del Torymus sinensis, l’antagonista naturale del Drycosmus kuriphilus, attribuendo però alle regioni l’individuazione dei progetti per localizzare le aree di introduzione; (2) il potenziamento del centro di moltiplicazione dell’università di Torino Divapra, gestito dal prof. Alberto Alma, il primo laboratorio a occuparsi della moltiplicazione del Torymus; (3) una valutazione sulle linee guida di ricerca, tra cui quella che individuasse l’adattamento dell’antagonista sul territorio, che approfondisse l’incidenza del cinipide sulla produzione di castagne e le possibili ibridizzazioni del Torymus sinensis con specie indigene; infine (4) il rafforzamento del raccordo tra produttori e l’Inea – Istituto nazionale di economia agraria – e con le associazioni di categoria presenti sul territorio, che avrebbero dovuto essere le articolazioni periferiche in grado di trasmettere i dati sulla presenza dell’insetto nei castagneti al centro nazionale di riferimento, di seguire opportune procedure di intervento a livello locale e di svolgere l’indispensabile funzione di interfaccia con gli operatori per le azioni da intraprendere a tutela delle piantagioni.

Evidentemente questo tipo di programmazione non ha funzionato come avrebbe dovuto, anche se la Coldiretti continua a sottolineare la necessità di continuare la lotta al parassita da parte delle istituzioni, con la predisposizione di azioni per rilanciare il settore. Una preoccupazione che però dovrebbe essere preceduta da una laica presa d’atto di quanto non funzionato in precedenza, anche perché agli organi di controllo – NAS dei Carabinieri in primis – è demandata l’opera di sorveglianza sul mercato per evitare che le castagne messe in vendita in Italia diventino tutte, come per magia, castagne italiane senza esserlo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

(Credit: Adnkronos, Coldiretti, Giuseppe Bonardi, castagneitaliane.blogspot.it)

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2 pensieri riguardo “La castagna italiana sotto “attacco biologico”: crolla la produzione, si impennano le importazioni

  • 07/11/2013 in 11:56:44
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    Buongiorno,
    la foto pubblicata da voi pubblicata è mia, da me pensata e scattata.
    Per lo meno potevate aggiungermi nei credits !!!

    • 07/11/2013 in 14:04:41
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      Buongiorno Giuseppe Bonardi,
      Le abbiamo risposto in privato via email. In attesa di un suo riscontro, abbiamo subito corretto i credits. Cordialità e buona giornata.

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