Gentile Ministra Cancellieri, lei ha agito contro la Costituzione, si dimetta

Secondo l’articolo 97 della Costituzione, la pubblica amministrazione deve agire “in modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione”. Il Paese non ha figli e figliastri. La carcerazione preventiva e la riforma dell’ordinamento giudiziario è il vero vulnus sistemico dell’Italia. Su questo si gioca il futuro democratico del Paese

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Nella lettera ai capigruppo di Camera e Senato, Annamaria Cancellieri – attuale ministra di Grazia e Giustizia ed ex ministra dell’Interno – afferma che “non c’è stata, né poteva esserci, alcuna interferenza con le decisioni degli Organi giudiziari. Nella mia comunicazione al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, non vi è stato nel modo più assoluto, come ampiamente dimostrato, alcun riferimento a possibili iniziative finalizzate alla eventuale scarcerazione della Ligresti“.

Una dichiarazione vera e allo stesso tempo un palese espediente utile alla propria difesa, per un motivo essenziale: non risultano alle cronache del Paese analoghi interventi a favore di altre situazioni vergognose vissute nelle carceri italiane. Non risulta analogo afflato umanitario nei confronti di storie riguardanti persone messe in gattabuia per estorcerne confessioni. Non risulta analogo puntuale intervento per sensibilizzare il Parlamento alla riforma profonda del sistema giudiziario italiano, che costituisce un vulnus democratico per il Paese che ha dato i natali a Cesare Beccaria.

La carcerazione preventiva – a parte qualche fattispecie per cui sarebbe giustificata dai superiori interessi di sicurezza nazionale (terrorismo, mafia, reati di sangue) – è un istituto barbaro teso a fare confessare un reato. Una vera tortura in un sistema democratico, in cui a ciascuno deve essere garantito il diritto di tacere le proprie colpe, ma allo Stato deve essere garantito il dovere di provare la colpevolezza di un reo. Non di estorcerla, non di trovarne le prove con l’intrusione sistematica nella libertà di comunicazione.

Invece, da decenni si usa la scorciatoia medievale che dà alla magistratura inquirente un potere sconosciuto in altri Paesi dell’Occidente e fa scivolare l’Italia verso i sistemi giuridici arbitrari e dittatoriali. Lo mostra inequivocabilmente il disequilibrio ancora esistente tra accusa e difesa, che non sono davvero parti con gli stessi diritti e doveri; lo dimostra l’ordinamento giudiziario, per cui ormai è indifferibile non solo separare le carriere, ma forse anche rivedere e distinguere le modalità di selezione professionale. Sono troppi i casi di magistrati che si atteggiano a giudici – e non lo sono – e che agiscono con precise finalità politiche: rispettabili in astratto, ma non se propugnate da figure che – nell’ordinamento italiano attuale – dovrebbero essere “indipendenti” in linea teorica, in sostanza e in apparenza. Non avviene, purtroppo.

In nessun Paese dell’Occidente i magistrati detengono un controllo preventivo di legittimità sugli atti del legislatore. In Italia accade. Solo per demerito di una parte della magistratura? No, la politica ha squalificato la propria funzione. E per politica intendo la classe dirigente del Paese – sindacati compresi – attenta al mantenimento di uno status quo ormai intollerabile, un sistema partitocratico e corporativo che ha prolungato il proscenio del ventennio fascista allargando solo il parterre di interpreti. Il multipartitismo scambiato per democrazia, una follia plutofascista.

Che c’entra la magistratura con l’ingerenza della Cancellieri su un processo riguardante una persona – forse ingiustamente incarcerata per ottenerne una confessione? C’entra perché l’intervento della ministra di Grazia e Giustizia sarebbe stato impossibile in un sistema davvero indipendente e a prescindere dall’effetto di questo intervento. L’intervento in sé è grave, perché viola quel principio di imparzialità che la pubblica amministrazione deve garantire a tutela dell’eguaglianza dei propri cittadini. Checché ne dica la Procura di Torino.

Lo stato scandaloso delle carceri è causato da una classe dirigente mediamente inetta, incapace di amministrare, incline alla corruzione in ogni proprio ganglio. Espressione diretta di un popolo corrotto, secondo il principio per cui la politica è specchio fedele della società civile? Può darsi, ma c’è la percezione diffusa – anche all’estero – che il sistema politico e istituzionale italiano favorisca i delinquenti e gli inetti, sfavorisca le persone perbene e capaci dal partecipare alla gestione della cosa pubblica.

Il suo interesse, dottoressa Cancellieri, sarebbe stato legittimo, giustificato e comprensibile se lei lo avesse avuto ogni giorno per un caso concreto riguardante altre persone avvolte dalle maglie della giustizia ingiusta italiana, capace di devastare le vite delle persone senza alcun fondamento: con la violenza della carcerazione preventiva (superabile come avviene altrove: esempio con l’istituto della cauzione). Il caso dell’ex manager di Fastweb, Silvio Scaglia, lo mostra in modo evidente.

Questo non è avvenuto, lei non ha avuto lo stesso afflato umanitario per altre persone incagliate dalle maglie di un sistema giudiziario da rivedere con coraggio. Non resta che dare atto alla comunità nazionale il suo senso di responsabilità, la sua professionalità e il rispetto per i cittadini: con opportune dimissioni, che non toglieranno alcunché al suo importante cursus honorum, anzi lo impreziosiranno di un atto di grande sensibilità.

Personalmente, io avrei agito come lei, mi sarei informato della signora Giulia Ligresti, ma avrei attivato un collaboratore con il compito di collazionare le mille storie di persone che lamentano gli abusi carcerari e giudiziari. Si potrebbero fare decine di esempi, ma è superfluo: lei conosce la situazione meglio di tutti noi.

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