Cancellieri: ‘Mai sollecitata la scarcerazione di Giulia Ligresti’. ‘Passo indietro se non c’è fiducia’

PDL e PD “graziano” la ministra della Giustizia, SEL ne chiede le dimissioni per la forma, Lega e M5S chiedono le dimissioni per la sostanza. L’appello del padre di Brian Bottigliero: mio figlio in dialisi non può stare in cella

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«Mai ho sollecitato la scarcerazione della signora Giulia Ligresti né ho indotto altri ad assumere iniziative in tal senso». Lo ha sottolineato il ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri riferendo prima al Senato e poi alla Camera sulla vicenda Fonsai. Prima dell’intervento in Aula si era detta «molto serena» e con «la coscienza limpida».

«La scarcerazione non è avvenuta in seguito a una mia pressione o ingerenza, mai stata e mai concepita, ma per indipendente decisione della magistratura torinese – ha spiegato il ministro in Aula – che più volte ha chiarito in modo limpido che è stata frutto di una autonoma valutazione scevra da influenze e condizionamenti».

«Mai, dico mai, mi sono occupata» del caso di Jonella Ligresti – ha detto ancora il Guardasigilli – «dalle verifiche effettuate con il Dap è emersa l’assoluta linearità delle procedure seguite per Jonella Ligresti».

Nel corso del suo intervento in Aula, il ministro ha tenuto a precisare di aver «agito come in molti altri casi, tanti e anonimi, più di cento solo negli ultimi mesi, tutti a disposizione di chi li volesse visionare». «Mi faccio carico quotidianamente delle segnalazioni che arrivano, in un colloquio quasi quotidiano con le autorità penitenziarie», ha spiegato sottolineando che «ogni vita che si spegne è una sconfitta per lo Stato, e io ne sento tutto il peso».

20131106-Giulia-Ligresti-660x430«Sono addolorata e rammaricata per l’uso che si è fatto della storia», ha detto ancora il ministro della Giustizia, aggiungendo di essere stata se stessa «in ogni momento». «Sono stata e sono amica di Antonino Ligresti ma in nessun modo la mia carriera è stata influenzata da questi e altri rapporti personali: sono una persona libera che non ha contratto debiti di riconoscenza», ha proseguito. «Anche mio figlio è stato indebitamente trascinato in questa vicenda, il suo incarico in Fonsai è frutto della sua pregressa esperienza nel mondo bancario» ed è arrivato quando «ero una tranquilla signora in pensione e non avrei mai pensato che sarei diventata ministro».

Quindi ha ricostruito la telefonata ‘incriminata‘, quella con la compagna di Ligresti del 17 luglio scorso, in cui è emerso «un sentimento di umana vicinanza. Alcune espressioni usate da me sono state utilizzate per creare empatia. Mi rendo conto che alcune espressioni possono aver generato dubbi sul senso delle mie parole, mi spiace, mi rammarico di aver fatto prevalere i sentimenti sul distacco che un ministro avrebbe dovuto imporre».

«Considero la fiducia del Parlamento decisiva per la prosecuzione dell’incarico di ministro», ha chiarito poi Cancellieri. «Il governo ha in cantiere diversi importanti provvedimenti sulla giustizia che richiedono una forte intesa, non voglio essere di intralcio a questa azione – ha sottolineato il ministro della Giustizia – Non esiterò a fare un passo indietro se dal confronto parlamentare emergerà che è venuta meno la stima su cui ritengo debba poggiarsi il mandato ministeriale».

Dopo il ministro gli interventi dei gruppi. «Non chiederemo le sue dimissioni, anzi la inviteremo a continuare il suo impegno», ha detto il presidente dei senatori Pdl Renato Schifani. Mentre Renato Brunetta ha evocato il paragone con Silvio Berlusconi e il caso Ruby.

Il Pd ha conferma la fiducia alla ministra. «Ho ascoltato con piacere il suo rammarico per non aver mantenuto il necessario distacco istituzionale», ha detto il presidente dei senatori democratici Luigi Zanda, che ha concluso il suo intervento dicendosi «certo che il ministro Cancellieri continuerà a lottare per risolvere la tragedia delle carceri italiane». Roberto Speranza, capogruppo alla Camera, ha osservato che «il chiarimento c’è stato, impegniamo la politica a dare risposte concrete perché casi Ligresti, come quello Cucchi, ben più grave e drammatico, e tanti altri, non si ripetano».

Richiesta di dimissioni dal M5S. «Un ministro può mettersi a disposizione di una famiglia per cui suo figlio ha lavorato e che è stata arrestata per reati gravissimi? Dia l’esempio, si dimetta», ha dichiarato Alberto Airola (M5S), mentre alla Camera Alfonso Bonafede, deputato M5S e vicepresidente della Commissione Giustizia della Camera, ha incalzato con una metafora: «alle Poste c’è chi fa la fila e chi fa il giro e va dall’amico direttore per saltarla». «Il fatto umanitario – rimarca – non può essere usato come giustificazione a corsie preferenziali. Cosa diciamo agli altri detenuti? Gli diamo il suo numero di telefono?»

«Nessun dissenso per la scarcerazione di Giulia Ligresti, che era un atto di giustizia, ma per il modo in cui è avvenuto, non alla luce del sole» e «non ci può essere una giustizia a due velocità», ha affermato Peppe De Cristofaro (Sel).

Per la Lega «è gravissimo che lei si sia impegnata come ministro a far qualcosa». «Le chiediamo un passo indietro – ha affermato Massimo Bitonci, capogruppo della Lega a Palazzo Madama – per ridare trasparenza a tutte le istituzioni».

Nel frattempo, Tonino Bottigliero, padre di Brian, in carcere da due anni a Regina Coeli in attesa del processo di appello per l’aggressione al rione Monti, ha lanciato un appello a favore della condizione del figlio. «Chi sta male non può stare in carcere, deve stare in una situazione consona: a casa o in una struttura ospedaliera» ha detto. «Mio figlio è in dialisi in attesa di trapianto, è gravemente debilitato, ha perso 20 chili, ne pesava 83 ora ne pesa 63. Undici mesi fa gli è stata diagnosticata questa insufficienza renale cronica, è stato portato al Santo Spirito poi al Centro Clinico di Rebibbia da cui è stato successivamente dimesso con delle patologie. Infine – segnala Bottigliero – è stato riportato nel centro clinico di Regina Coeli, dove però non è seguito bene. Tre volte a settimana viene portato in un centro di dialisi, dove viene seguito correttamente. Lui avrebbe bisogno di una dieta particolare ma in carcere deve mangiare quello che mangiano gli altri. Noi possiamo portargli da mangiare solo una volta a settimana».

Un superficiale osservatore direbbe che il signor Bottigliero non ha il numero della ministra Cancellieri, né “santi” (si fa per dire) in Paradiso (si fa per ridire) che possano perorare il caso del figliolo, ma sebbene si rischi di fare la figura dei superficiali, a noi questo dubbio è – andreottianamente – venuto. A pensare male si fa peccato, però…

(Credit: Adnkronos)

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