Siria, rinviata la conferenza di pace “Ginevra II”

Assad non sembra disposto a parlare di un governo di transizione, l’opposizione non trova un accordo su un leader e gli Stati Uniti non hanno risposto alla proposta russa di inserire l’Iran nel negoziato

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Ginevra – È stata rinviata la conferenza di pace “Ginevra II”, che dovrebbe cercare un compromesso per porre fine al conflitto “civile” in Siria. La data non era stata ancora annunciata in via ufficiale, ma si riteneva che potesse svolgersi entro il mese di novembre, dopo i progressi registrati dal comportamento del Governo legittimo del Paese, presieduto dal presidente Assad, che ha accettato il piano russo-americano di smantellamento dell’arsenale chimico, da pochi giorni portato a termine. È probabile, ma non certo, che il summit possa svolgersi in dicembre.

20131107-Lakhdar-Brahimi-300x193Il rinvio a data da destinarsi è stato reso noto martedì sera a Ginevra da Lakhdar Brahimi, inviato delle Nazioni Unite e della Lega Araba, dopo una giornata di incontri con vari rappresentanti diplomatici delle parti coinvolte, oltre a Usa e Russia. «Speravamo di poter annunciare oggi la data» ha detto Brahimi, riferendosi alla conferenza, ma ha aggiunto «purtroppo non è così».

Brahimi ha poi chiarito che non si tratta di «niente di drammatico»: nei giorni scorsi erano emerse alcune differenti valutazioni sul processo di pace e il mancato accordo sull’avvio ufficiale dei negoziati era prevedibile. «Ma – ha concluso Brahimi – continuiamo a sperare di poter riunire la conferenza prima della fine dell’anno».

Da fonti diplomatiche riservate si è appreso che la situazione è complessa e, probabilmente, legata alla trattativa in corso tra il gruppo “5+1”20131106-Sheikh_Ahmad_al-Assi_al-Jarba-220x240 e Iran sulla questione nucleare iraniana. Se è vero che da un certo punto di vista il presidente Assad è indisponibile a dare il proprio assenso a un governo di transizione, dall’altra parte l’opposizione è in grave impasse nel trovare l’accordo su un leader che rappresenti tutte le componenti contrarie al regime baathista. Anche nelle contrattazioni russo-statunitensi si registra un rallentamento, perché Washington avrebbe rifiutato la proposta russa di coinvolgere l’Iran nel negoziato. Inserimento che darebbe al Paese degli Ayatollah un ruolo ufficiale di potenza regionale, effetto non gradito dagli Stati Uniti e da Israele, soprattutto se arrivasse prima dello sblocco dei negoziati sul nucleare di Teheran.

Anche sul fronte degli oppositori – in larga parte influenzati dai Paesi del Golfo come Arabia Saudita e Qatar – l’eventuale invito dell’Iran sarebbe «una provocazione». Così ha definito l’eventualità Ahmad Jarba, presidente del Syrian National Coalition. Jarba è il rappresentante del principale gruppo di opposizione e ha affermato che la coalizione parteciperà alla conferenza di pace Ginevra II come fronte unito. Ahmad Jarba è il capo dell’autoproclamato governo provvisorio della Siria. Con studi universitari di legge, alla fine dello scorso settembre è stato ricevuto dal Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon. Jarba è considerato vicino all’Arabia Saudita.

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