Allerta poliomielite in Europa. L’esperto rassicura l’Italia

Carlo Signorelli, vicepresidente della Società Italiana di Igiene tranquillizza e invita alla responsabilità: immigrazione clandestina è un possibile veicolo di malattie in genere, anche per la “polio”. In Italia vaccinati quasi tutti i bambini, ma vigilare

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Roma – Dopo l’allarme lanciato alla fine di ottobre dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, rilanciato oggi su ‘The Lancet‘ da due scienziati tedeschi circa un possibile ritorno della poliomielite in Europa, a causa del focolaio scoperto in Siria, arrivano le parole del professor Carlo Signorelli, vicepresidente della Società Italiana di Igiene (SITI) e ordinario di Igiene all’Università di Parma, secondo il quale «ci deve preoccupare ma relativamente: la copertura vaccinale antipolio in Italia e’ ottima, oltre il 95% della popolazione». Dobbiamo comunque alzare le antenne, soprattutto rispetto all’immigrazione clandestina“.

«L’Europa è da dieci anni un continente polio-free – ha spiegato all’Agi il professor Signorelli – ma la vicinanza geografica con la Siria, gli interscambi, e la accresciuta immigrazione clandestina a causa della guerra fanno sì che ci sia più attenzione rispetto ai focolai che periodicamente vengono segnalati ad esempio in Afghanistan o in Africa. Per fortuna la vaccinazione infantile da noi ha numeri ottimi, quasi la totalità dei bambini sono protetti, su questo siamo tranquilli».

Certo, riconosce l’igienista, «dobbiamo mantenere le antenne ben dritte. Oggi un medico che va a fare un check up nei luoghi dove sono radunati gli immigrati siriani deve sapere che alcuni sintomi, come la dissenteria, potrebbero essere dovuti a poliomielite. Il ministero della Salute dovrebbe inviare alle Asl qualche dettaglio in piu’ per rendere tutti preparati a ogni eventualita’, qualche caso e’ possibile che arrivi anche da noi».

In ogni caso, ribadisce Signorelli, «la popolazione italiana è protetta: dal 1962 il vaccino antipolio si fa praticamente a tutti, su questo fronte non dovrebbero esserci rischi».

(Credit: AGI)

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