Luca Parmitano, cittadino dell’Universo con la Sicilia nel cuore

Sul blog dell’ESA l’astronauta siciliano scrive una pagina di infinita poesia, legando la Terra e gli uomini. Come Ulisse tornò a Itaca, Parmitano ammira la Terra, ne brama ogni emozione, aspetta di tornare nel luogo natìo. Ma il cuore è soprattutto per la Sicilia, cui dedica l’ultima foto inviata dalla Missione Volare. Arrivederci ISS, ci rivedremo

Luca Parmitano (foto ESA/Gagarin Cosmonaut Training Centre)
Luca Parmitano (foto ESA/Gagarin Cosmonaut Training Centre)

Sta per lasciare la Stazione Spaziale Internazionale, Luca Parmitano, ma prima di partire, incide sulle pagine del “Volare blog”, la pagina speciale sul sito dell’ESA (European Space Agency) parole di infinito amore per il proprio lavoro e di straordinaria passione per il Pianeta Terra.

Si paragona a Ulisse, Parmitano, un grande d’Italia, un grande della Sicilia. Perché se l’amore incondizionato è per la Terra come unicum del Creato Conosciuto, il maggiore dell’Aeronautica Militare Italiana cittadino dell’Universo ha la Sicilia nel cuore e la porta a spasso tra le stelle.

Alla Sicilia dedica infatti l’ultima foto della missione, in attesa di ritornare sulla Stazione Internazionale nel prossimo futuro.

 

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Riportiamo integralmente, senza alcun commento, il post di Luca Parmitano

Terre di uomini – (con rinnovate scuse a De Saint-Exupery)

Quello è il mio pianeta.

I miei occhi accarezzano amorevolmente la sua pelle dalle sconfinate e magnifiche tonalità. Quante volte con lo sguardo ne ho esplorato i confini, di un azzurro indescrivibile, mentre l’alba ne immortalava le curve, delineate perfettamente dalla luminescenza delle nubi mesosferiche, splendide, cangianti: il colore di una pazienza senza tempo e infinita.

Il Sud America visto dalla Cupola dell'ISS (foto ESA/NASA)
Il Sud America visto dalla Cupola dell’ISS (foto ESA/NASA)

Osservo nel silenzio della mia postazione: so che il suo cuore pulsa invisibile, e scorgo la linfa vitale scorrere nelle infinite vene che attraversano le sue terre, alimentate e protette dalle nubi, che la ricoprono come il manto di una vergine vestale. Il suo respiro ha il ritmo calmo ed eterno delle maree, la grandezza delle onde oceaniche, la potenza dei venti che spazzano in un soffio le sabbie di cento deserti, le cime di mille montagne.

Fra poche ore, tutto questo sarà un ricordo. La mia astronave mi attende, per adesso quieta e buia, ma presto teatro dinamico e drammatico del mio rientro a terra. Tutto quel che ha un inizio, deve necessariamente finire: una meravigliosa fragilità che rende ogni esperienza unica, e per questo ancora più preziosa.

Adesso, però, cerco ancora di riempirmi gli occhi, la mente e il cuore di colori, di sfumature, sensazioni. Perché restino con me, che ne possa testimoniare. Le terre emerse si confondono l’una nell’altra, i confini, arbitrari e immaginari, del tutto inesistenti da qui, mentre le osservo dalla Cupola. Osservo le terre degli uomini.

Dalla Terra, guardando verso il cielo e le stelle, ne ho sempre sentito l’attrazione irresistibile, ho incoraggiato la mente a perdersi verso l’infinito e l’ignoto. È la nostra natura – il gene di Ulisse. Ma anche Ulisse, dopo tanto viaggiare, torna a Itaca: e a lungo sogna la sua isola. Se fossi nato tra gli spazi dell’impenetrabile nero interstellare, se avessi passato tutta la mia vita viaggiando lontano dal nostro mondo, osserverei con lo stesso sguardo ammirato che ho adesso le sue acque azzurre, i suoi continenti così variegati. Ogni alba e ogni tramonto mi regalerebbero lo stesso stupore atavico. E sognerei di sprofondare i piedi nelle sue sabbie calde, di sentire il gelido abbraccio delle sue nevi, e la carezza salmastra delle brezze che dal mare si spingono verso la terra. Mi chiederei cosa si prova a immergersi nelle sue acque, a scaldarsi al calore del suo sole.

Ma sono fortunato: io sono nato lì.

Quello è il mio pianeta. Quella è casa mia.

Luca Parmitano, maggiore dell’Aeronautica Militare Italiana

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