Le spiego “Antica Babilonia” in italiano corrente, cittadina Emanuela Corda

La deputata del M5S ha avuto parole di comprensione anche per il kamikaze che provocò la strage di Nassiriya, ma prende lucciole per missili atomici, la signora sarda che mostra una inequivocabile ignoranza e una totale inadeguatezza per fare parte della Camera dei Deputati. Ci vorrebbe il recall statunitense…

Cittadina Emanuela Corda,

lei non possiede alcuna conoscenza della storia di “Antica Babilonia”, la missione internazionale che vide schierato in Iraq un contingente interforze italiano, di cui i Carabinieri erano l’ossatura principale. Quei Carabinieri che sono quasi un unicum nella storia militare occidentale, con il loro carico di competenza e umanità, di discernimento delle situazioni in contesti urbani e di capacità di proiezione in situazioni di crisi.

Per spiegarle “Antica Babilonia” userò le parole di una fonte molto accreditata – in linea di principio – dal Movimento 5 Stelle, Wikipedia, l’enciclopedia online che però può essere manipolata (come di recente emerso).

L’Operazione Antica Babilonia talvolta nota anche come “Missione Antica Babilonia” o più semplicemente “missione in Iraq”, è il nome in codice della operazione di peacekeeping italiana iniziata nel luglio 2003 e terminata nel dicembre 2006”. Per il resto del testo si diletti, cliccando qui.

Scoprirà – suo malgrado – che l’Italia aderì all’invito delle Nazioni Unite, formulato con la Risoluzione 1483 (scaricabile qui) adottata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite il 22 Maggio 2003, con cui l’ONU invitò gli Stati membri a contribuire alla rinascita dell’Iraq, favorendo la sicurezza del popolo iracheno e lo sviluppo della nazione.

La guerra di liberazione dalla dittatura nazifascista di Saddam Hussein era finita, con dichiarazione valida ai fini del diritto internazionale, il 1° maggio 2003. E se lei non sa cosa fosse il partito Baath con tutta evidenza non potrà capire perché lo chiamo “nazifascista”: solo perché lo era. Approfondisca la natura e la piattaforma del nazionalsocialismo di Michel Aflaq e di Salah al-Din al-Bitar, i due fondatori di quest’accolita di patrioti.

L’Italia aderì a questa richiesta delle Nazioni Unite a favore di una missione militare con finalità di mantenimento e salvaguardia della pace (questo significa peacekeeping, da “peace”=pace e “to keep”=mantenere). Diverso sarebbe stato se la Risoluzione 1483 fosse stata di peaceenforcing: (da “peace”=pace e “to force”=obbligare) in tal caso si sarebbe potuto parlare in linea generale di una “guerra”, ancorché mossa per motivi umanitari, ingerenza umanitaria, intromissione negli affari interni di uno Stato, etc (non vorrei confonderla, quindi cesso qui l’elencazione delle ipotesi).

Dunque, “Antica Babilonia” non c’entrò nulla con “Enduring Freedom”, ossia con la missione militare a guida statunitense (americana). Gli USA furono chiamati a guidare la missione dell’ONU solo perché erano lo Stato con maggiori capacità sul terreno.

La missione italiana iniziò il 15 luglio 2003, approvata con larghissima maggioranza parlamentare, e finì il 1° dicembre 2006. Ebbe fin dall’inizio i seguenti obiettivi:

  • Ricostruire il “comparto sicurezza” iracheno, attraverso l’assistenza per l’addestramento e l’equipaggiamento delle forze, a livello centrale e locale;
  • creare e mantenere la necessaria cornice di sicurezza all’operazione;
  • concorrere al ripristino delle infrastrutture pubbliche e alla riattivazione dei servizi sociali essenziali;
  • rilevare le emissioni radiologiche, biologiche e chimiche;
  • concorrere al ripristino dell’ordine pubblico;
  • svolgere funzioni di polizia militare (ossia di controllo dell’operato di tutte le forze militari alleate presenti sul teatro delle operazioni);
  • concorrere al rispristino della gestione aeroportuale e del traffico aereo civile e militare;
  • partecipare alle attività di bonifica da ordigni ed esplosivi, con l’impiego anche della componente cinofila;
  • sostenere le attività dell’ORHA (Office for Reconstruction and Humanitarian Assistance), l’Ufficio delle Nazioni Unite per l’Assistenza Umanitaria e la Ricostruzione;
  • controllare il territorio e contrastare la criminalità.

Ergo, nessuna guerra, nessuna attività bellica contro qualcuno, ma un’attività per forza di cose militare, a favore della popolazione civile, che apprezzò molto l’operato dei militari italiani e, in particolare, dei Carabinieri della MSU, che si esposero a un attacco kamikaze per non essere percepiti – neanche per errore – come forza di occupazione.

Se il patrimonio archeologico iracheno nel meridione dell’Iraq è sopravvissuto alle scorrerie dei trafficanti di ogni risma, lo si deve all’impegno e alla competenza dei carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Artistico, i nostri supereroi a tutela della cultura (non solo italiana).

Se molti bambini poterono essere curati, come forse mai era avvenuto prima, fu per l’amore e la dedizione del personale medico militare, che si prodigò senza riserve e in modo infaticabile.

L’accostamento che lei oggi ha fatto tra le vittime – gli eroi di Nassiriya, civili e militari – e il kamikaze è semplicemente un atto di disinformazione fondato sull’ignoranza e la malafede. Insomma, una porcata assoluta. E mi fermo qui solo perché lei è una signora e io sono stato educato a rivolgermi con toni civili verso una signora, a prescindere.

La sua presenza nell’Organo Legislativo squalifica le Istituzioni tanto quanto la presenza di ladri, evasori fiscali o perfino di semplici incapaci, perché esprime una intollerabile e crassa ignoranza. Se esistesse anche nell’ordinamento italiano l’istituto giuridico parlamentare americano del recall, lei ne sarebbe meritevole in toto.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Se hai gradito questo articolo, clicca per favoreMi piacesulla pagina Facebook di The Horsemoon Post (raggiungibile qui), dove potrai commentare e suggerirci ulteriori approfondimenti. Puoi seguirci anche su Twitter (qui) Grazie.


banner-solidali-istituzionale-468x60

Shares

16 pensieri riguardo “Le spiego “Antica Babilonia” in italiano corrente, cittadina Emanuela Corda

  • 14/04/2014 in 10:47:03
    Permalink

    segue precedente per precisare:Qualcuno ha scritto sul web che il mio breve sfogo-a fin di bene-era stato gia’scritto.Negativo,come detto,e’ la prima volta che vi incontro,perche’ sono colonnello e non ho bisogno di altro,perche’c’era solo il nome-dopo ho aggiunto tutto,-perche’conoscevo il gen.Mosca Moschin di persona (potete verificare)in attesa di essere promosso,e per i ns.ragazzi con cui mai mi farei pubblicita(che non mi serve)

  • 14/04/2014 in 10:30:49
    Permalink

    Non so cosa abbia detto la Corda perche’ questo pezzo mi e’ capitato girando tra i sitiTutto vero quello che dice l’amico o dei C.C.sull’idea.Ma perche’ quando ci fu alla tv la ripresa,diciamo in buonafede???il campo non era difeso affatto neanche con barili di sabbia.Dopo circa 1/2h sempre in tv si vede il campo-o forse era un fotomontaggio- in perfetto assetto difensivo con cavalli di frisia,e cose adatte.Io ,militare colonnello,non sposo la teoria”meno armi si vedono+siamo buoni”E’ reala’ che eravamo in un paese dove c’era da aspettarselo…Cmq,i nostri ragazzi non ci son piu’-

  • 14/11/2013 in 12:24:26
    Permalink

    A mio avviso, non è il nome di una missione o la risoluzione ONU che la autorizza a decidere se trattasi di guerra oppure no. Oggi sotto lo voce missione di pace si camuffano le missioni di guerra. Risoluzioni delle nazioni unite e consigli di sicurezza non mandano il nostro esercito in missione, chi autorizza una missione di pace ( come la chiamate voi ) o di guerra ( come la chiamo io ) è il voto in parlamento. Se il parlamento dice no, non ci sono risoluzioni che tengono! Disse di si e si sono resi tutti complici di una guerra che non doveva iniziare. Se domani mattina qualche capo di governo, in base a prove inventate di sana pianta dai propri servizi segreti, decidesse di invadere l’Italia, voi come la prendereste? ( scherzandoci sopra mi viene da rispondere: bene, magari ci liberano da questi incapaci sanguisughe ). Secondo voi in Iraq quando l’esercito italiano è arrivato c’era la pace? non credo proprio, quindi cosa si intente con il termine peacekeeping lo sappiamo tutti, come sappiamo che non stavano li a mantenere qualcosa che non c’era! c’era la pace quando se n’è sono andati? in questo momento c’è la pace? E’ stato rispristinato l’ordine pubblico? Allora di cosa stiamo parlando? Tranne qualche sporadica “incomprensione ” non mi risulta che ai campi di amnesty international abbiano mai spedito un camion con 4 tonnellate di tritolo. QUANDO IL SAGGIO INDICA LA LUNA, LO STOLTO GUARDA IL DITO, è la frase più appropriata che mi viene in mente per quelli che, come voi, non hanno saputo carpire la forte denuncia che ha fatto Emanuela Corda con il suo discorso. Aggiungerei inoltre, se non fosse stata per la cattiva valutazione ( per non dire incapacità ) di gestire la situazione di chi comandava quella base, oggi non staremmo qui a piangere qui morti.

    • 14/11/2013 in 12:29:51
      Permalink

      La sua opinione è legittima e rispettabile, ma infondata sotto ogni profilo. Non se ne dolga: ma le decisioni prese dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e quelle adottate dall’Organo Legislativo (per previsione costituzionale) sono più fondate delle nostre opinioni, quali che siano.

      Infine, sulla cattiva valutazione – “per non dire incapacità” – dei comandanti della base e del comandante di teatro si sono espressi giudici della Repubblica, al termine di regolari processi giudiziari. Vogliamo sostituirci ai giudici solo quando conviene alle nostre tesi precostituite?

      • 14/11/2013 in 12:57:18
        Permalink

        Tutto è più fondato delle opinioni della gente normale come me ( normale anche se indosso una divisa, la stessa di quei colleghi morti ). Non vorrei allargare la minestra su come la penso quello che lei chiama Organo Legislativo.

        In merito ai “giudici della Repubblica” si è dimenticato di dire di un tribunale militare. A tal proposito la invito a leggere quanto le riporto di seguito, non scritto da me ma che condivido:

        Dopo di che l’ordine d’operazione viene consegnato ai comandanti che operano sul terreno,
        a migliaia di chilometri da Roma. Questi comandanti sono come il direttore del cantiere
        che costruisce la casa, il quale legge il progetto esecutivo (l’ordine di operazione) sapendo
        di dover realizzare quanto vi è scritto.
        La missione parte. Le truppe si schierano dov’è previsto dall’ordine di operazione e fanno
        quanto vi è stato stabilito.
        La procura militare di Roma escluse dall’inchiesta i due generali che firmarono l’ordine di
        operazione, il generale Rolando Mosca Moschini, capo di stato maggiore della difesa, e il
        generale Filiberto Cecchi, comandante operativo di vertice. Forse, se l’inchiesta l’avesse
        condotta la magistratura ordinaria, sarebbe stato diverso. È andata comunque così, che
        farci?
        E’ pure importante ricordare che quando due ministri aprono bocca su una questione
        operativa importante, come fu la missione militare in Iraq, lo fanno sulla base di
        valutazioni ben approfondite e fondate sulle informazioni di intelligence, vagliate dai
        sapienti consiglieri di quei ministri.
        I ministri di Esteri e Difesa ai tempi di Nassirya, Franco
        Frattini e Antonio Martino, andavano assicurando il carattere umanitario
        della missione, non solo nelle loro comunicazioni al parlamento, anche e ripetutamente alla
        stampa, fino a poche ore prima della strage. Nessuno può immaginare che i due ministri
        fossero degli sconsiderati.
        Se la missione fu dunque umanitaria, come assicurarono ripetutamente i due ministri, fu
        conseguentemente logico che i carabinieri si schierassero nel centro di Nassirya, dove
        però poi furono facile bersaglio. Eppure tutti erano convinti che non vi fosse alcun
        pericolo. Lo stato maggiore della Difesa autorizzò infatti una troupe di cineasti a fare
        delle riprese proprio su base Maestrale, dove i poveretti furono coinvolti nell’esplosione.
        Mai una tale autorizzazione sarebbe stata concessa ai cineasti se a Roma avessero
        sospettato il benché minimo pericolo.
        Chi autorizzò la troupe a fare le riprese quel mattino su base Maestrale?
        Su quali informazioni e valutazioni costui assunse la sua decisione?
        Perché non è stato interrogato?
        Non di meno la procura militare sostenne che i tre comandanti ricevettero un credibile
        preavviso dell’attentato dal servizio informazioni, diretto da Pollari. Tale circostanza
        rimase indimostrata e Pollari non fu mai interrogato.
        D’altro canto se fosse vero quanto asserito dalla procura militare circa l’esistenza di una
        tale informativa allarmante – e non vi sarebbe motivo alcuno di dubitarne – la dritta
        sull’attentato sarebbe dovuta arrivare ai “direttori di cantiere”, ai comandanti sul
        terreno, da almeno tre canali: il Sismi, lo stato maggiore della difesa, il comando della
        divisione inglese che aveva giurisdizione sul territorio di Nassirya.
        Difficile negare che la qualità dell’attentato renderebbe sconcertante la triplice cecità di
        quei canali di intelligence. Posto quindi che tale informativa esiste – altrimenti la procura
        militare non ne avrebbe parlato – vi sono solo due alternative: o l’informativa partì e non
        arrivò, oppure non partì affatto.
        Occorre quindi capire tuttora «se, come e perché» una delle due alternative si realizzò.
        Eppure nessuno dei responsabili dei tre canali di intelligence fu interpellato sul punto,
        sebbene non sembri una curiosità di poco conto.
        Un altro dettaglio importante è che solo un razzo controcarro avrebbe arrestato la
        cisterna con 4 tonnellate di esplosivo prima che arrivasse troppo vicino a Base Maestrale.
        I carabinieri a Nassirya non avevano razzi controcarro ma solo delle armi leggere e, alla
        prova dei fatti, rivelatesi inadatte.
        La qualità e la quantità delle armi era stabilita dall’ordine di operazioni, scritto a Roma
        da Mosca Moschini e da Cecchi, non dai comandanti operativi agenti sul terreno D’altro
        canto, perché schierare delle armi contro carro se si trattava di una missione umanitaria?
        E’ dunque certo e alla prova dei fatti: qualcuno toppò in pieno circa gli equipaggiamenti e
        le valutazioni a monte che li determinarono, ma nessuno ha cercato i responsabili.
        Curioso, non vi pare?
        Il fatto più inspiegabile di tutti. La procura militare non dispose alcuna perizia scientifica
        sull’evento centrale: l’esplosione. Persino per un incidente stradale si fa una perizia.
        Forse una spiegazione c’è. La procura militare congetturò 400 chili di esplosivo per
        l’esplosione. Vi domanderete se si può formulare un capo di accusa su una congettura. La
        procura militare fu illuminata da due inchieste, commissionate dal ministro Martino. Di
        solito, in casi analoghi, il ministro della Difesa dispone una sola inchiesta, i cui esiti poi
        mette a disposizione della magistratura.
        Martino fu più scrupoloso e volle due inchieste, affidate a due generali di corpo
        d’armata, uno dei carabinieri e l’altro dell’esercito; meglio abbondare, si disse.
        Ambedue le inchieste stabilirono che la quantità di esplosivo era “circa 400 chili di
        tritolo”, cioé un decimo della quantità reale, per ”una devastante esplosione” scrissero
        “che investe persone e cose nel raggio di molte decine di metri”.
        Decine di metri? Le due basi distavano, come s’è detto, 400 metri.
        Colpo di scena. Fu stabilito scientificamente, due anni dopo l’inizio dei processi, che a
        Nassirya esplosero 4 tonnellate di tritolo e non 4 quintali.
        Lo stabilirono il prof. Adolfo Bacci e l’ammiraglio Roberto Vassale, periti di vaglia, già
        impiegati dalla magistratura ordinaria per le stragi siciliane di Capaci, via D’amelio, e a
        Firenze, in via dei Georgofili (la perizia di Bacci e Vassale puoi leggerla qui).
        Nessuno domandò mai ai due generali di corpo d’armata, uno dell’esercito e l’altro dei
        carabinieri, quelli che avevano condotto l’inchiesta, come mai avevano toppato così
        clamorosamente sulla quantità di esplosivo, 4 quintali invece di 4 tonnellate,
        scientificamente certificate.
        Se la magistratura militare non fa le domande che ci siamo posti, a che cosa serve?

        Io aggiungo la risposta a quest’ultima domanda: serve a leggere i certificati medici con prognosi superiori a 3 giorni.

        La saluto.

          • 14/11/2013 in 13:07:21
            Permalink

            Gentile Massimo, per una politica generale di questa testata, non accettiamo link ad altri siti. Tuttavia, visto il rilievo del suo post, abbiamo proceduto a caricare il documento che lei aveva indicato, per porlo all’attenzione dei lettori. Grazie del suo gradito contributo

        • 14/11/2013 in 13:10:52
          Permalink

          Gentile Massimo, credo che molti problemi italiani siano legati alla partitocrazia e che la partitocrazia non abbia lasciato intonsi i meccanismi militari. Quel che lei descrive – mutuando la tesi di Piero Laporta (pubblicate tempo fa, su Italia Oggi, se non erro) – è fondato, ma penso che la responsabilità sia della politica, incapace di guidare un Paese con serietà e credibilità. Il “cerchiobottismo” non funziona più e, soprattutto in politica estera/militare, produce conseguenze nefaste.

          • 14/11/2013 in 13:22:05
            Permalink

            Non si può dire che la pensiamo in modo del tutto diverso; mi trova infatti d’accordo in tutto nella sua ultima risposta.
            Buona giornata.

            • 14/11/2013 in 13:25:10
              Permalink

              La mia personale opinione è la seguente: con altra stampa (ma è un problema genetico, da quando la stampa in Italia è nata, a metà del XIX Secolo) e un altro apparato militare, la partitocrazia non avrebbe potuto prosperare. Le sembra normale – caso raro in Occidente, con la Germania – che nessun militare abbia reso servizio in politica in ruoli di rilievo? Spero nelle più giovani generazioni, fedeli ai valori repubblicani e democratici, non agli uomini (VS).

  • 13/11/2013 in 11:56:01
    Permalink

    buongiorno, ogni giorno mi chiedo che fine hanno fatto gli italiani. Sento porcherie e volgarita’ uscire dalle bocche di gente che invece di amare e rispettare la popria Patria la deridono e la ” sputtanano” mi si passi la volgare parola. Che dei personaggi ignoranti e inetti come questa persona di nome Emanuela Corda, si permetta di sputare veleno e che faccia irrispettosi commenti, proprio non se ne puo’ piu’…se il nostro paese fatto di gente che lavora e che rispetta le istituzioni ecc.debba sempre sempre essere vessato e criticato da dei nulla facenti come questa Corda e la sua compagnia bella di sciacquette ignoranti. Se il nostro Paese gli sta’ stretto che vadano pure in un’altro paese come per esempio la Tunisia, l’Iraq o qualsiasi altro paese che vorra’ ospitarla…e le consiglio caldamente di usare la sua corda per farci quello che di meglio vorra’.ignora. Maleducata e irrispettosa che si vergogni e se ne vada….

  • 13/11/2013 in 09:36:39
    Permalink

    Questi sono i Parlamentari che mi fanno “schifare” di essere italiano!!!

  • 12/11/2013 in 21:32:32
    Permalink

    Testo dell’intervento integrale:

    EMANUELA CORDA. Signor Presidente, gentili colleghi, l’aspetto più drammatico della strage di Nassiriya è che, a nostro parere, non fu uno scontro tra buoni e cattivi, non fu un attacco di militari che fecero strage di civili inermi. Da una parte e dall’altra, infatti, vi erano delle vittime, e i responsabili politici e morali, i mandanti di quella strage non sono mai stati puniti.
    Tutti noi ricordiamo commossi i 19 italiani deceduti in quell’attacco kamikaze, e oggi siamo vicini ai loro familiari; a volte ricordiamo anche i 9 iracheni che lavoravano nella base italiana, ma non troppo spesso. Nessuno ricorda però il giovane marocchino che si suicidò per portare a compimento quella strage: quando si parla di lui, se ne parla solo come di un assassino, e non anche come di una vittima, perché anch’egli fu vittima oltre che carnefice (Proteste dei deputati del gruppo Fratelli d’Italia )! Un’ideologia criminale lo aveva convinto che quella strage fosse un gesto eroico, e lo aveva mandato a morire, e non è escluso che quel giovane, come tanti kamikaze islamici, fosse spinto dalla fame e dalla speranza che quel suo sacrificio sarebbe servito per far vivere meglio i suoi familiari, che spesso vengono risarciti per il sacrificio del loro caro.
    E se i nostri militari furono vittime, non furono solo vittime dell’ideologia terroristica, ma anche della politica occidentale: la politica dei nostri Governi, che spedirono e continuano a spedire i nostri ragazzi sui fronti di guerra, raccontando loro che è eroico occupare i territori di altri popoli col pretesto che si sta portando la pace, quando invece si fomentano talvolta le ideologie terroristiche, e tutti i drammi che ne conseguono.
    Vorremmo ricordare la provetta agitata da Colin Powell al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che avrebbe dimostrato al mondo la presenza di armi di sterminio di massa, che in verità non vennero mai trovate. Lo stesso Colin Powell solo recentemente, purtroppo, ha detto di essere stato lui stesso raggirato da quella colossale truffa, che portò all’occupazione dell’Iraq.
    L’esistenza di quella truffa, di quella menzogna che ha portato al massacro di decine di migliaia di persone, sembra non sia servita di lezione ai Governi europei, che hanno continuato a credere alle balle organizzate a tavolino per scatenare nuovi ed atroci conflitti. La Libia – lo ha dichiarato ieri il Ministro Bonino è completamente fuori controllo, per esempio; l’Afghanistan ogni giorno è un calvario per gli afgani e per le truppe di occupazione.

    PRESIDENTE. La invito a concludere.

    EMANUELA CORDA. Per questo – e vado a concludere – gridiamo con tutta la nostra forza: mai più Nassiriya, mai più guerre di occupazione, mai più violazioni dell’articolo 11 della Costituzione! Lo ribadiamo: noi siamo vicini alle famiglie dei caduti, e siamo vicini a tutte quelle persone che soffrono ogni giorno per queste guerre vergognose e per le menzogne dei nostri Governi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

    La fonte:
    http://www.camera.it/leg17/410?idSeduta=0116&tipo=stenografico#sed0116.stenografico.tit00070.int00040http://www.camera.it/leg17/410?idSeduta=0116&tipo=stenografico#sed0116.stenografico.tit00070.int00040

    Per completezza di informazione 😉

    • 12/11/2013 in 22:50:53
      Permalink

      Evidentemente neanche l’italiano corrente è sufficiente. Bisognerebbe fare dei disegnini…

      • 13/11/2013 in 15:07:09
        Permalink

        Anche i disegnini non servirebbero.

        Cito:
        la politica dei nostri Governi, che spedirono e continuano a spedire i nostri ragazzi sui fronti di guerra, raccontando loro che è eroico occupare i territori di altri popoli col pretesto che si sta portando la pace, quando invece si fomentano talvolta le ideologie terroristiche, e tutti i drammi che ne conseguono

        Questa è la parte del delirio che dimostra in modo inequivocabile che le ipotesi sono due:
        A – la Corda è ignorante come una zappa (con le mie scuse per le zappe)
        B – la Corda è in malafede facendo intendere che Antica Babilonia sia stata una missione di guerra contro il regime iracheno (nazione in cui, notoriamente, i diritti civili erano rispettati come in nessun altro luogo del mondo…).

        Tempo sprecato, a lavare la testa agli asini…

        P.S.: pezzo bellissimo, mi sono permesso di copiarlo con link sul mio profilo.

        Saluti

        • 13/11/2013 in 15:08:35
          Permalink

          Fra un attimo si diletterà con un altro pezzo, breve, ma significativo. Concordo (VS).

I commenti sono chiusi

Shares
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: