Tifone Haiyan: Manila dichiara lo stato di calamità, una nuova tempesta ostacola i soccorsi

Il presidente filippino intende accelerare le operazione di aiuto alle vittime. Ma le abbondanti piogge causate da una depressione tropicale rendono difficoltose le operazioni. Gli sfollati sono più di 660mila, ma non vi sono ancora dati ufficiali della tragedia. A rischio la crescita economica del Paese. Primi attacchi all’esecutivo per la gestione dell’emergenza tifone

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Manila – Il presidente filippino Benigno Aquino ha dichiarato lo stato di calamità naturale, per accelerare il trasferimento di aiuti nelle aree più colpite dal passaggio di Haiyan. Il super-tifone, ribattezzato Yolanda nel Paese, si è abbattuto nei giorni scorsi nella zona centrale dell’arcipelago, partendo dalla costa orientale e provocando migliaia di vittime (3mila quelle confermate, ma sarebbero oltre 10mila da una prima stima parziale). Pare ormai certo che verrà superato il numero di morti causato da Thelma nel 1991, sinora il tifone più devastante della storia delle Filippine che aveva causato poco più di 5mila morti. 

Intanto le abbondanti piogge cadute in queste ore, a causa del passaggio di una nuova tempesta tropicale, complicano ancor più le operazioni delle squadre della Protezione civile. Manila ha sinora stanziato 18,7 miliardi di pesos (circa 430 milioni di dollari) per la ricostruzione, mentre la comunità internazionale si è attivata in una gara di solidarietà per portare aiuti alla popolazione. 

Secondo il governo filippino le devastazioni causate dal tifone, abbattutosi sul Paese l’8 novembre scorso, rischiano di mettere in ginocchio l’economia nazionale. Il cataclisma ha investito almeno 10 milioni di persone, molte delle quali bambini. Nella sola Tacloban (città di 200mila persone, circa 650 km a sud-est di Manila) si conterebbero 10mila vittime, anche se mancano dati ufficiali. Finora 22 nazioni si sono offerte per portare aiuti e assistenza; Manila ha stanziato l’esercito in molte aree per scongiurare episodi di sciacallaggio e garantire la distribuzione dei generi di prima necessità.

Ieri il Pontefice ha inviato i primi 150mila dollari, per avviare gli aiuti umanitari a favore delle popolazioni colpite dalla furia di Haiyan/Yolanda.

Secondo le prime stime gli sfollati sono 660mila e i danni sono valutati dai 12 ai 15 miliardi di dollari, circa il 5% dell’intera economia delle Filippine. Per gli analisti sarebbe “una catastrofe” per un’economia emergente e che si stava affacciandosi proprio in quest’ultimo periodo con una particolare forza sul panorama internazionale. Il Prodotto interno lordo (Pil) delle aree investite dal passaggio del tifone potrebbe calare “fino al 10%” il prossimo anno; esse producono ricchezza e benessere per un volume pari al 12,5% del totale nazionale. 

Nel frattempo incombe una nuova depressione tropicale sulle Filippine, che ha già interessato la città di Davao, dopo aver toccato terra in un primo momento sull’isola meridionale di Mindanao. Almeno 30 diversi settori, sparsi fra Mindanao e Visayas, sono sotto la pioggia e resta in vigore il segnale di allerta, con piogge da moderate a intense. 

Sono state intanto sollevate le polemiche indirizzate all’esecutivo del presidente Aquino, ritenuto responsabile di non aver messo in campo tutte le misure possibili per contenere i danni del super-tifone. Fra le voci critiche quella di Benito Li, docente di scienze politiche all’Università di Manila, secondo il quale il caos di oggi «mostra che questo esecutivo non ha imparato nulla» dalle tragedie del passato. 

(Credit: AsiaNews)

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