Il suicidio dell’Europa. In Norvegia una giornalista censurata per aver indossato un Crocifisso

La rete tv NRK ha richiamato Siv Kristin Saellmann, colpevole di aver indossato un Crocifisso durante il telegiornale, a causa delle proteste degli spettatori islamici offesi dalla Croce. Ma la giornalista – che ha lavorato anche per la RAI – si difende e contrattacca su un quotidiano norvegese di lingua inglese. Il dibattito si accende e le voci a difesa della scelta cristiana si propagano. Il Paese scandinavo sta rivedendo la propria politica favorevole all’immigrazione, su cui si sta ingranando la “marcia indietro” sulla concessione dell’asilo e sui requisiti di accesso

Siv Kristin Sællmann censurata dalla rete NRK per aver indossato una catenina con il Crocifisso

Siv Kristin Saellmann è una giornalista norvegese, un volto noto della rete NRK. Nelle scorse settimane è stata censurata per aver indossato una catenina d’oro con un Crocifisso, dal direttore della rete, Anders Sårheim, il quale ha agito perché spinto da diverse telefonate di proteste pervenute da parte di spettatori, infastiditisi del fatto che la giornalista mostrasse un simbolo cristiano.

Siv ha accettato il “rimprovero” del proprio superiore, visto che la rete tv ha un “dress code” che disincentiva l’abbigliamento vistoso e l’adozione di monili che possano riprendere simboli religiosi, ma il codice di abbigliamento è una sorta di codice deontologico non obbligatorio, non risponde a una legge, a norme giuridiche. È accettato come forma di esibita neutralità, che però non può arrivare a costringere le persone a rigettare le proprie convinzioni religiose.

Anche perché – come ha rilevato Vidar Kleppe, un politico democratico spostatosi negli anni su posizioni più conservatrici e che ha mosso precise critiche all’insorgenza islamica nel proprio Paese – ai soldati norvegesi di origini straniere viene consentito di indossare il turbante o l’hijab musulmano.

Sårheim ha dichiarato alla testata regionale VartLand che il “dress code” di NRK fosse chiaro e che lo stava semplicemente seguendo, ma molte critiche si stanno abbattendo sull’emittente, soprattutto perché il Paese è di fatto in prevalenza cristiano e la convivenza con gli immigrati vive momenti di difficoltà, soprattutto perché molti sono accusati di volere emigrare nel Paese scandinavo per profittare di condizioni estremamente favorevoli di welfare.

Sembra che alcuni esponenti della comunità islamica locale abbiano protestato in modo vibrante, perché la presenza del Crocifisso al collo della giornalista sia stata valutata come “segno di mancanza di neutralità” è “offensiva per i musulmani”.

Saellmann ha mostrato sorpresa per la reazione dei dirigenti della rete, perché pensava più fosse stata causata dalle proteste di gruppi laicisti, ha dichiarato al quotidiano online in inglese The Local. La giornalista ha sottolineato che non ha mai avuto conflitti di sorta con Sårheim sulla questione e che mai avrebbe indossato abbigliamento o monili che potessero disturbare gli spettatori.

«Non voglio avere alcun conflitto con mio superiore» ha detto a The Local «e non mi piacerebbe se le persone che mi guardano leggere le notizie in TV mi considerassero di parte in qualche modo. Voglio essere quanto più neutrale possibile» ha puntualizzato.

Nella fattispecie, il Crocifisso in questione Siv Kristin lo ha ricevuto in regalo dal marito a Dubai. «Quel che non mi piace – ha detto piccata a The Local  – è che la gente possa chiamare e dire al mio superiore ciò che i dovrei o non dovrei indossare».

La questione peraltro si inserisce in un periodo di aspre polemiche in Norvegia, dove il nuovo governo moderato – considerato populista dai cosiddetti progressisti – ha vinto le recenti elezioni anche per la promessa di rivedere le politiche di immigrazione e le modalità di concessione dell’asilo, ossia di mettere un freno all’ingresso nel Paese degli stranieri, soprattutto non europei.

Lunedì 4 novembre scorso, un immigrato irregolare del Sudan meridionale, che attendeva di essere espulso, ha prima sequestrato un autobus e poi ucciso tre persone. Alla fine la polizia locale ha avuto la meglio, riuscendo ad arrestarlo mentre brandiva un coltello. Il fatto ha destato profonda impressione nel Paese, mentre in Italia è stato relegato ai margini del sistema dei media, viste le polemiche sull’invasione di immigrati nel Paese, che provocano problemi di ordine pubblico di estrema gravità.

Nel 2006 un problema analogo a quello che ha riguardato Siv Kristin Saellmann fu sollevato dalla BBC alla collega Fiona Bruce, alla quale fu chiesto di non mettere il Crocifisso mentre leggeva il telegiornale. Alla fine di una vertenza che fu aspra, la giornalista fu autorizzata a indossare il Crocifisso.

Tuttavia, la storia della giornalista norvegese mostra a quali assurdità stia pervenendo l’Europa. Senza considerare il principio di reciprocità, mentre agli immigrati di differente religione è consentito (giustamente) l’esercizio dei propri diritti religiosi, agli stessi è permesso di porre limiti agli autoctoni di continuare a professare la propria religione e di indossarne i simboli, segno di appartenenza a una fede e, soprattutto, ai valori sottesi. Non è indispensabile immaginare cosa avverrebbe a posizioni invertite: in Arabia Saudita è vietato – e perseguito penalmente – indossare il Crocifisso e perfino possedere la Bibbia.

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