La Corda, messa alla corda, si scusa, ma per finta. L’Italia in guerra in Iraq? Beata ignoranza…

La deputata del M5S, con un corazziere alle spalle, in Parlamento – forse “consigliata” dai vertici del movimento – legge una nota di scuse verso i familiari dei caduti, ma è tutta fuffa, perché continua a mentire. Forse l’unica attenuante è che mente non sapendo di mentire, per ignoranza crassa sulla storia di “Antica Babilonia”

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Emanuela Corda, la deputata del Movimento 5 Stelle che ieri aveva sproloquiato sulla strage di Nassiriya, usando parole di comprensione per il kamikaze che aveva ammazzato 28 persone (tra le quali 19 italiane) e ferite altre decine, stamattina ha sentito il dovere di porgere le scuse alle famiglie delle vittime.

Intervenendo in Parlamento, ha detto: «se le mie parole hanno soltanto minimamente offeso i familiari delle vittime di Nassiriya, chiedo scusa a loro, perché questo non era in modo alcuno mia intenzione». Purtroppo non si è limitata a questa osservazione doverosa, sia per il preambolo che per la conclusione, che mostrano in modo inequivocabile che la signora Corda – pur messa alla corda dalla tempesta di critiche mossele – non ha la benché minima capacità di comprendere i fatti e, per questo, non meriterebbe di stare in Parlamento, così come i condannati per evasione fiscale, per mafia, per chi si macchia di delitti vari.

Il tono da discorso da bar – sconnesso dalla realtà dei fatti e, soprattutto, dalla Risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite n. 1483 del 22 maggio 2003 – non si confà con la serietà di un legislatore.

Lo diciamo sommessamente, per mutuare un passaggio della signora Corda: beata ignoranza (nella migliore delle ipotesi)!

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Il testo integrale dell’intervento della cittadina Emanuela Corda (M5S) di oggi alla Camera dei Deputati

Le vittime, militari e civili, morte a Nassiriya sono in cima ai miei pensieri e sono vicina ai familiari che si sono visti sottrarre padri, figli e mariti da quell’orribile atto omicida e da quella sporca guerra.

Mi ripugna l’idea stessa di trasformare il proprio corpo in un ordigno assassino, per dare la morte a se stesso e agli altri. Non ho fatto l’elogio del kamikaze, ma ho al contrario denunciato l’orribile ideologia che, sfruttando la disperazione e l’ignoranza, lo ha portato a trasformarsi in una bomba umana.

Sono contro il fanatismo e nella mia idea di società – laica e plurale – non c’è spazio per il fondamentalismo religioso, e questo lo voglio ribadire con forza.

Detto questo, se le mie parole hanno soltanto minimamente offeso i familiari delle vittime di Nassiriya, chiedo scusa a loro, perché questo non era in modo alcuno mia intenzione. Come abbiamo scritto ieri, insieme agli altri miei colleghi in Commissione Difesa, sappiamo distinguere molto bene chi, come i nostri militari, ha assolto fino al supremo sacrificio al proprio dovere; e chi invece, dal Governo e dal Parlamento, ha la responsabilità di aver portato l’Italia in Iraq in una guerra illegittima, crudele, che ha amplificato le sofferenze di quel popolo.

Lo dico sommessamente: in un Paese normale, a fare scandalo dovrebbero essere le lacrime del ministro della Difesa dell’epoca (Antonio Martino, ndr), versate ieri in Parlamento, per aver portato l’Italia in guerra in base ad una menzogna, l’esistenza di armi di sterminio di massa, e dal quale ancora non abbiamo sentito le scuse. Scuse che invece sarebbero doverose, sia nei confronti dei nostri militari che ci hanno lasciato la pelle, sia nei confronti del popolo iracheno che continua ancora oggi a versare sangue innocente. Grazie

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