Vettel si toglie i guanti e riprende il passo del dominatore nel secondo turno di libere

Le due Red Bull staccano le due Mercedes, Kovalainen fa meglio di Grosjean in Lotus. Alonso e Massa molto indietro, in pericolo perfino il terzo posto nel mondiale costruttori? Imbarazzante impreparazione dei commissari di pista

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Svanita la nebbia, uscito il sole, salita la temperatura: cosa c’è di meglio di tracannarsi una bella bibita energetica? Non ci sarebbe nulla di male, se da quattro anni non avvenisse proprio il contrario, ossia che i “bibitari” si stanno letteralmente bevendo tutto il lotto della F1. Cose da mollare tutto e aprire una vineria…

Insomma, Sebastian Vettel non ci sta a lasciare il comando del plotone circense della Formula 1, staccando un tempo pazzesco – 1’38’’305 – avvicinato solo dal compagno di squadra, Mark Webber, a poco più di un decimo. Poi c’è quasi mezzo secondo per trovare la prima Mercedes, quella di Nico Rosberg, più di sei decimi e mezzo per quella di Lewis Hamilton. Punto e a capo.

Quinto tempo per Heikki Kovalainen, che ha mostrato di reggere anche un buon passo gara (da 1’42’’9 a 1’43’’8) e, soprattutto, ha fatto meglio di Romain Grosjean, al rientro su una vera monoposto di Formula 1. Circostanza che dovrebbe fare riflettere tutti i soloni da bar, pronti a sentenziare sulle capacità di Chicche & di Sia. Dietro il finlandese-che-ha-sostituito-un-finlandese troviamo Esteban Gutierrez, il quale su questa pista non aveva mai girato e forse è il suo punto forte: è andato una meraviglia, assecondato da una Sauber che sembra fatta di proposito per girare spot pubblicitari. Hülkenberg s’è beccato la bellezza (si fa per dire) di 25 millesimi dal compagno di squadra e probabile amico dei giardini, se l’anno prossimo entrambi andran in cerca di farfalle…

Ottavo tempo per Romain Grosjean, forse tramortito dal piccolo Kova(lainen), mentre Jenson Button non ha fatto di meglio del nono posto, precedendo l’altra stella acciaccata del Circus, Fernando Alonso, ultimo della Topo Ten. Massa, per dovere di citazione nazional maranellese, solo 12°. Perché? Non lo sanno neanche loro o forse non vogliono dire che le evoluzioni aerodinamiche sono una ciofeca e che perfino il terzo posto in classifica costruttori è in pericolo, causa ritorno sulla scena della Lotus. Il team francese travestito da inglese – con Genitore 1 Renault e Genitore 2 ignoto, ma col mantello nero-oro vintage del team che fu di Colin Chapman (ovunque tu sia, Colin, perdonali tutti, perché non sanno quel che fanno…) – forse ha fatto la mossa giusta, ingaggiando un affamato di vittorie, non mettendo Valsecchi sotto i riflettori con il pericolo di bruciargli peli e contropeli: ammettiamolo con onestà intellettuale. Nota di plauso per “nonnino” Jenson: forse pensava alla dolce Jessica durante le prime libere della mattinata, quando il direttore di gara ha calato come una mannaia la bandiera rossa (causa elicottero medico non funzionante). Il campione del mondo 2009 ha superato in quel frangente qualcuno (ma chi? Omertà…), infrangendo il Codice Sportivo Internazionale della FIA, Appendice H, articolo 2.4.4.1 (virgola…), seconda stella a destra. Risultato? Arretramento di tre posizioni in griglia di partenza. Ottimo…

Sicché il programma del fine settimana prevedrebbe la consueta cavalcata delle Red Bull, magari con qualche variante di strategia, giusto per non esagerare. Attenzione, però, perché lo scorso anno Vettel dominò in lungo e in largo, ma in gara dovette cedere a Lewis Hamilton.

“Never give up”, quindi, anche perché tra domani e domenica le escursioni termiche e le variazioni meteo potrebbero rimescolare le carte e mandare all’aria ogni progetto. Step by step.

Nota di plauso – è ironica, ragazzi! – per i commissari di pista di Austin, Circuito delle Americhe. Per spostare la Marussia dell’incredulo Chilton (ed è tutto dire…) ci hanno messo tre mesi e mezzo. Urge corso di aggiornamento, neanche sul peggiore circuito di kart ci mettono tanto. Per Chilton pure lo spavento di sentirsi scendere il pedale del freno a fondo e senza poter rimediare in alcun modo che non prevedesse un testa coda salvifico. Alla fine solo un po’ di fiamme dai ferodi e dai dischi in carbonio, ma molto fumo e poco arrosto.

Ora, scusate, vado a bere un bicchiere di novello siciliano (alla faccia delle bibite energetiche), con un po’ di grana padano o di caciocavallo ragusano: noi siculi ci arriviamo magari più tardi, però se partiamo, primeggiamo. Provateli i novelli 2013 siciliani: la frutta rossa in bocca. Prosit!

Ultimo aggiornamento 16 Novembre 2013, ore 03.53 | © RIPRODUZIONE RISERVATA

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L’analisi Pirelli del circuito di Austin a cura di Mario Isola

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John Horsemoon

Sono uno pseudonimo e seguo sempre il mio dominus, del quale ho tutti i pregi e i difetti. Sportivo e non tifoso, pilota praticante(si fa per dire…), sempre osservante del codice: i maligni e i detrattori sostengono che sono un “dissidente” sui limiti di velocità. Una volta lo ero, oggi non più.

Correre in gara dà sensazioni meravigliose, farlo su strada aperta alla circolazione è al contrario una plateale testimonianza di imbecillità. Sul “mio” giornale scrivo di sport in generale, di automobilismo e di motorsport, ma in fondo continuo a giocare anche io con le macchinine come un bambino.

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