Vettel batte pure Schumacher: otto vittorie di seguito, il GP degli Stati Uniti è suo

Grosjean e Webber sul podio tutto Renault. Hamilton quarto, Alonso guadagna un quinto posto eroico. Hülkenberg fa una grande gara. Massa 14° con una F138 malata. A punti pure Perez, Bottas (primi punti), Rosberg e Button, che all’ultimo giro passa Ricciardo. Gutierrez merita di rimanere in Formula 1. Penalizzato Jean-Eric Vergne per l’incidente con il messicano della Sauber

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Sebastian Vettel, vincendo il GP degli Stati Uniti 2013, ha superato pure Michael Schumacher, con cui condivideva il record di vittorie consecutive: ora l’asticella è alzata a quota otto. Una gara senza storia fin dal via, che rende perfino difficile formulare un commento se non in estrema sintesi: dominio indiscusso per la trentottesima vittoria.

L’unica forma di speranza per il futuro è il secondo posto di Romain Grosjean, autore di una gara intelligente e sempre all’attacco, perfino al comando per tre giri, in occasione del primo e unico pit stop dei primi. La resistenza dello svizzero-francese della Lotus su ritorno di Mark Webber è stata la chiave di volta per un risultato che fa guadagnare punti pesanti al team di Enstone in prospettiva classifica costruttori. Di Webber si potrebbe dire che il terzo posto, guadagnato con il “muletto”, vale tutto il podio, da dove ha dato un arrivederci agli appassionati presenti in circuito, visto che Austin ospita una 6 ore del Mondiale Endurance: il prossimo anno sarà uomo Porsche e ne vedremo delle belle. I guai ai freni fanno esclamare: ma tutte a lui?

Sotto il podio, Lewis Hamilton – quarto nonostante una partenza fulminante che lo aveva proiettato alle spalle di Grosjean – ha mostrato il misterioso arretramento di prestazioni della Mercedes, a corrente alternata tra i due piloti: in Texas Hamilton ha corso meglio di Rosberg, autore di una gara incolore. Andrebbero controllati i telai, prima che qualcuno si faccia male (e lo diciamo per esorcizzare). Unico dato positivo, per il campione del mondo 2008, il terzo gradino del podio iridato, grazie al forfait di Kimi Räikkönen. Terzo gradino che è ancora alla portata di Webber (staccato di 7 punti dal pilota della Mercedes), ma all’australiano servirebbe una Red Bull come quella di Vettel…

Fernando Alonso, al termine di una gara eroica, ha messo una straordinaria pezza alla F138 Gamberone: per stessa ammissione del pilota spagnolo, e per motivi inspiegabili, la Ferrari ha fatto un passo avanti e quattro indietro. Non con questo passo si può ambire a lottare per il titolo iridato, ma rischiare di perdere il podio nel “Costruttori” è davvero grave. La Lotus, con molti meno soldi, mostra che le idee muovono le monoposto di F1, non solo e non esclusivamente il denaro. Alonso ha mostrato una resistenza allo stress, nelle ultime gare, che merita rispetto. Alla Ferrari sappiano porre rimedio, non lo si tratterrà per molto tempo ancora, con questo andazzo…

Sesto posto per Nico Hülkenberg, all’ultimo giro all’attacco di Alonso e rintuzzato con grande mestiere: il tedesco merita di trovare un team competitivo. Perdonategli le alzate di cresta (economiche) passate e assoldatelo: vale tutto quel che pesa. Sergio Perez, invece, ha tirato fuori tutto quel che poteva, nella “gara di casa”: la battaglia con Alonso è stata divertente, ma la McLaren è l’altra anatra zoppa del mondiale 2013.

Le ultime tre posizioni a punti sono andate a Valtteri Bottas, Nico Rosberg e Jenson Button. Il finlandese, ottavo al termine di con una gara impostata sulla regolarità, ha guadagnato una posizione da quella di partenza, guadagnando i primi 4 meritati punti iridati e proiettandosi idealmente al 2014, quando gli auguriamo di avere una Williams motorizzata Mercedes più competitiva. Nico Rosberg, autore di una gara incolore, ha portato a casa due punti utili a mantenere un certo vantaggio sulla Ferrari nel “Costruttori” (ora sono 15 i punti a favore del team tedesco). Jenson Button, infine, un punto di orgoglio, strappato a Daniel Ricciardo alla prima curva dell’ultimo giro con lo stesso grande mestiere cui è ricorso Alonso per rintuzzare Hülkenberg. Vedere “remare” il pilota britannico nelle retrovie (da cui comunque è risalito) è triste quanto vedere la Ferrari in difficoltà.

L’ero della giornata però è stato Esteban Gutierrez, reattivo al primo giro nel rientrare a cambiare le gomme medium con le hard, poi risalito fino al sesto posto, sfruttando con intelligenza gli spazi aperti dalla gara e lottando con il coltello tra i denti. Forse velleitario sperare di fare 50 giri con le hard, ma ci ha provato fine alla fine: lo dimostra il perdonabile contatto con Vergne a poche curve dalla fine. Bravo.

Una citazione per Heikki Kovalainen è doverosa. Il pilota finlandese è incorso in una gara al di sotto delle attese e il suo contributo per la classifica costruttori è stata pari a zero (visto il 15° posto al traguardo). Però ha delle attenuanti: un problema all’ala anteriore, cambiata al primo pit stop, e un probabile défaillance al Kers, malgrado la sostituzione autorizzata nel pregara, hanno impedito a Kovalainen di esprimersi. Chi oppone alla scelta del finlandese Davide Valsecchi non vuole bene al pilota comasco.

Essere gettato nella mischia in un finale di stagione che richiede esperienza, per guadagnare punti pesanti (in Dollari ed Euro), per Valsecchi sarebbe rischioso: al posto di Kovalainen sarebbe stato tempestato di critiche e gli sarebbero stati attribuiti i demeriti di una gara inesistente. Alla Lotus hanno fatto bene a non metterlo in macchina, gli hanno salvato la reputazione.

Infine, una parola anche per Pastor Maldonado, che ieri ha accusato la Williams di boicottarlo, salvo fare una poderosa marcia indietro (avvertito dai suo avvocati?), con riferimenti strappalacrime alla tristezza di abbandonare una famiglia. Lamentarsi di una vibrazione all’avantreno, ma non dell’ala anteriore collassata, e aspettare la bandiera nera con cerchio arancione per fermarsi ai box, rende necessaria qualche riflessione sulle sue sensibilità di pilota. Tutto qua. A chi se lo prenderà in casa (Lotus?), per meriti bancari, solo un avviso.

Fra sette giorni si chiude in Brasile una stagione monotona, dal risultato monotono, che speriamo non finisca allo stesso modo. Sarà l’ultima gara in Ferrari di Felipe Massa e, da inguaribili romantici, sogniamo un successo del brasiliano. Poi, svegliandoci con un salutare pizzicotto e ritornando alla realtà bibitara, ci attenderà l’ulteriore cavalcata di Vettel verso l’altro obiettivo storico: gli 11 successi stagionali di Schumacher. L’allievo bracca il maestro: così continuando, Schumy fra qualche tempo ci sembrerà Fred Flintstone.

Ora scusateci, per rinfrancarci andiamo a bere il nostro italianissimo chinotto…

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L’analisi Pirelli del circuito di Austin a cura di Mario Isola

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John Horsemoon

Sono uno pseudonimo e seguo sempre il mio dominus, del quale ho tutti i pregi e i difetti. Sportivo e non tifoso, pilota praticante(si fa per dire…), sempre osservante del codice: i maligni e i detrattori sostengono che sono un “dissidente” sui limiti di velocità. Una volta lo ero, oggi non più.

Correre in gara dà sensazioni meravigliose, farlo su strada aperta alla circolazione è al contrario una plateale testimonianza di imbecillità. Sul “mio” giornale scrivo di sport in generale, di automobilismo e di motorsport, ma in fondo continuo a giocare anche io con le macchinine come un bambino.

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