L’uso dei social nelle emergenze, “Le istituzioni parlano ma non agiscono”

Ieri la pubblicazione di “Tragedia in Sardegna, Facebook e Twitter protagonisti. La Protezione civile implementi i social“. Oggi l’e-mail di uno studioso di Social Media Emergency Management che dimostra quanto siamo ancora indietro

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Ieri, dopo la pubblicazione di quest’articolo dedicato alla tragedia in Sardegna e al ruolo dei social network, evidenziando in tale ambito la carenza della Protezione Civile Nazionale, abbiamo ricevuto un’interessante e-mail da Massimiliano Mesenasco che, insieme a Colum Donnelly, si occupa della comunicazione in caso di emergenze.

Ecco il testo ricevuto

«Come avete giustamente scritto solo poche ore fa qui sulle pagine dell’Horsemoon Post, la terribile tragedia che ha colpito la Sardegna non ha sollevato solamente polemiche ma anche quel velo che, nell’immaginario dell’opinione pubblica italiana, copriva i social media e soprattutto il loro ruolo nelle emergenze, rivelando una massa critica di utenti attivi, attenti e solidali che hanno saputo costruire dal basso delle forme di risposta all’emergenza proprio laddove la Protezione Civile non ha mai saputo mettere piede.

Io non sono un giornalista digitale, un blogger famoso o un opinionista ma semplicemente una di quelle pochissime persone (non più di 10-15 in Italia) che si occupano seriamente e fattivamente di studio ed implementazione del Social Media Emergency Management, ossia dell’uso dei social media nella comunicazione e nella gestione delle emergenze, a partire dalla fase di preparazione, il “tempo di pace”, fino al recupero post-emergenza.

Provo a spiegarmi meglio: mentre in Italia sorgono spontaneamente account come @RietiAlert o @Emergenza24 (solo per citare Twitter), che nascono dalla buona volontà di piccole associazioni e privati cittadini e dal desiderio di comunicare rapidamente informazioni legate alle situazioni di emergenza, magari nell’ambito di un territorio ristretto, all’estero sono le istituzioni deputate al soccorso pubblico che scelgono di affiancare i social media ai mezzi di comunicazione più tradizionali e collaudati.

Sebbene a molti possa sembrare qualcosa di strano, avanguardistico o addirittura pericoloso, questa tendenza si è diffusa in tutto il mondo a partire da molti Paesi anglofoni (USA e Nuova Zelanda in particolare) per arrivare a realtà “insospettabili” come ad esempio il Senegal.

Per quanto riguarda l’Italia la strada da percorrere è ancora molto lunga ma moltissime realtà locali stanno iniziando a scommettere sui vantaggi del Social Media Emergency Management: dagli Enti Locali come Comuni e Province alle Associazioni di Protezione Civile, come il Corpo Emergenza Radio di Rieti, per il quale io e il dottor Colum Donnelly abbiamo tenuto un corso base di Social Media Emergency Management nelle scorse settimane.

Questo corso rientra in un progetto più ampio che ha coinvolto (e coinvolge tuttora) diversi Enti ed Associazioni, come la Protezione Civile della Provincia di Alessandria, la sezione piemontese dell’Associazione Italiana Disaster Manager e l’Associazione Italiana Formazione per il Volontariato (AIFOV). Nell’ambito di tale progetto abbiamo già organizzato cinque corsi di Social Media Emergency Management, esercitazioni, convegni ed abbiamo potuto portare quanto imparato sul palcoscenico internazionale della 23° World Conference on Disaster Management a Toronto.

Tutto questo a titolo gratuito, spinti dalla passione e dalla voglia di usare la nostra professionalità per salvare vite e creare comunità meno vulnerabili.

Il motivo per cui vi scrivo oggi è per far sapere alla vostra testata e a tutti gli Enti Locali e le Associazioni di Protezione Civile che in Italia esistono persone e professionalità ben precise con una solida esperienza alle spalle che sono pronte ad aiutarli ad implementare strategie e competenze di Social Media Emergency Management nella loro offerta formativa o nei piani di Protezione Civile a costo zero (per nostra politica abbiamo deciso di non guadagnare un euro da questa attività).

Sono convinto che prima o poi, nonostante l’attuale approccio attendista, le strutture nazionali saranno costrette a prendere decisioni in merito a serie ed efficaci politiche di Social Media Emergency Management (così come dovranno pensare seriamente a sistemi di allertamento via radio FM e TV) ma nel frattempo la Sardegna ha dimostrato una volta in più che i tempi sono maturi e spero che questo episodio convinca sempre più Associazioni ed Enti Locali ad impegnarsi seriamente per fare dei social media uno strumento di Protezione Civile.

Ringrazio ancora l’Horsemoon Post per lo spazio e vi invito a visitare il blog emercom.wordpress.com ma soprattutto a collegarvi su Twitter ogni martedì alle 19 seguendo l’hashtag #SMEMchatIT, attraverso il quale appassionati, volontari e professionisti di tutta Italia discutono di social media ed emergenza.

Grazie per l’attenzione

Massimiliano Mesenasco».

Queste le parole di Massimiliano, significative perché provengono da chi s’impegna ogni giorno per aprire un canale di comunicazione con gli Enti, sottolineando l’importanza del Social Media Emergency Management. Ma tragedie come quella della Sardegna dimostrano che c’è ancora chi pensa che il web sia un passatempo e non lo strumento di comunicazione più innovativo della storia dell’uomo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Walter Giannò

Blogger dal 2003, giornalista pubblicista, ha scritto su diverse piattaforme: Tiscali, Il Cannocchiale, Splinder, Blogger, Tumblr, WordPress, e chi più ne ha più ne metta. Ha coordinato (e avviato) urban blog e quotidiani online. Ha scritto due libri: un romanzo ed una raccolta di poesie. Ha condotto due trasmissioni televisive sul calcio ed ha curato la comunicazione sul web di un movimento politico di Palermo durante le elezioni amministrative del maggio 2012. Si occupa di politica regionale ed internet.

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