“Terra dei fuochi”: minibiochip per screening sulla popolazione. Ipotesi utilizzo delle FFAA

L’idea lanciata da Antonio Giordano, in un convegno in Usa: questi dispositivi, spiega all’Adnkronos Salute, ”hanno raggiunto livelli di sviluppo tali che possono identificare ‘marker’ per patologie tumorali“. L’ipotesi di impiego dei militari nelle attività di messa in sicurezza e bonifica: ci vogliono protezioni adeguate di rilievo NBC, dicono tre sottufficiali del Cocer Interforze

Mappa della "terra dei fuochi"
La mappa della “terra dei fuochi” realizzata su Google Map (da http://www.laterradeifuochi.it)

Questa storia andrà spiegata con calma a Paolo Bernini, l’estroso deputato del Movimento 5 Stelle, convinto che i “poteri forti” operino per controllare la popolazione attraverso microchip. Una tesi affascinante, che a volte verrebbe utile. Immaginate di voler mandare a… qualcuno e di poter contare su alcune amicizie nelle ipotetiche “cabine di regia” dei “poteri forti”: basterebbe pigiare un pulsante per…

In attesa si materializzino questi scenari vaticinati dal nostro onorevole ghostbuster, un medico italiano, Antonio Giordano, è stato intervistato dall’agenzia di stampa Adnkronos sull’utilizzo delle biotecnologie nel monitoraggio delle malattie.

Antonio Giordano, direttore della Sbarro Health Research Organization a PhiladelphiaGiordano dirige a Philadelphia la Sbarro Health Research Organization, ha ipotizzato l’utilizzo di mini-biochip in tessuto umano per «gli screening sulla popolazione campana che vive nella Terra dei fuochi e dei veleni». «Oggi questi minibiochip hanno raggiunto livelli di sviluppo tali che possono identificare con anticipo i soggetti a rischio di diabete, ma anche identificare ‘marker’ per patologie tumorali» – ha spiegato Giordano, che è tra i promotori di un workshop sulle potenzialità della tecnologia ‘Tissue Microarray‘ (Tma), nella validazione di biomarcatori, nello studio della risposta ai farmaci e sul loro possibile utilizzo diagnostico, svoltosi in questi giorni all’University City Science Center della città più importante della Pennsylvania.

«Oggi è il tempo della medicina personalizzata e le moderne tecnologie come i Tma – ha sottolineato Giordano all’agenzia di stampa del Gruppo Marra – sono uno strumento prezioso sia per promuovere la scoperta di nuovi meccanismi molecolari alla base della insorgenza delle malattie e della loro associazione con l’ambiente e gli stili di vita dei pazienti, sia per orientare le future terapie personalizzate. Perché non usarli – ha suggerito il biotecnologo, da anni è impegnato sul tema dei rifiuti in Campania – sulla popolazione campana gravemente colpita dall’inquinamento e dai veleni degli sversamenti illeciti dei rifiuti? Alcune università e centri di ricerca in Italia da tempo li stanno sviluppando».

«Al nostro workshop hanno partecipato oncologi e genetisti italiani che lavorano da anni in Usa – ha rilevato Giordano – e in molti hanno evidenziato come i Tma hanno suscitato l’interesse dei diabetologi che lavorano in Arabia Saudita, Paese dove il diabete è molto diffuso tra la popolazione arrivando al 50-60% d’incidenza. Avere un test capace in prospettiva di identificare soggetti a rischio potrebbe far risparmiare enormi risorse» sottolinea.

I minibiochip in tessuto umano sono costituiti da centinaia di piccolissime sezioni di tessuti normali o patologiciModelli di minibiochip (immagine Adnkronos) disposte in modo ordinato su un supporto solido, che ne consente il lo sviluppo dei processi e l’analisi simultanea. L’idea risale agli anni ’80, quando si concepì il primo ‘blocco di paraffina multi-tessuto’ pensato per la simultanea analisi immunoistochimica di campioni tumorali. Il metodo, perfezionato nel tempo, si basa sull’utilizzo di campioni biologici incorporati in blocchi di paraffina, in pratica uno dei più comuni e routinari metodi per l’analisi e la conservazione a lungo termine dei tessuti umani.

«Sappiamo da qualche anno – ha spiegato il biomedico napoletano trapiantato a Philadelphia – che la popolazione residente nella “terra dei fuochi” ha un’elevata suscettibilità a sviluppare gravi patologie. Ma solo oggi abbiamo aperto gli occhi sui chi ha contribuito a questo disastro. Quindi – ha aggiunto – è necessario che, oltre a lavorare sulle bonifiche ambientale, ci si impegni da subito sulla prevenzione e diagnosi precoce» quale «atto dovuto per le future generazioni». Il ricercatore campano ha marcato il fatto che «vanno messe in campo tutte le tecnologie che abbiamo a disposizione» per una doverosa attività di prevenzione e monitoraggio di quella cha appare ogni giorno di più come una “epidemia” di neoplasie sul territorio. «Il Tma è una di queste, dunque usiamola» ha affermato.

La questione relativa alla “terra dei fuochi” è emersa in tutta la sua gravità dalle dichiarazioni del pentito di camorra Carmine Schiavone, rese dieci anni fa alla commissione di indagine sugli illeciti nel settore rifiuti e secretate fino a poco tempo fa.

Di recente, insieme alle denunzie è emersa la possibilità che possano essere utilizzate le Forze Armate per mettere in sicurezza i luoghi interessati da questa devastazione ambientale senza precedenti, per la quale vanno perseguiti tutti i responsabili della filiera amministrativa, prima ancora che criminale. In un quadro di tale complessità, le Forze Armate sarebbero “rischierate” a garanzia della legalità delle procedure e della correttezza di tutte le azioni di tutela della popolazione.

Ipotesi per la quale tre militari componenti del Cocer Interforze – Marco Cicala, Davide Salma e Gennaro Galantuomo ci hanno contattato per renderci edotti delle loro preoccupazioni. «I militari saranno nuovamente impiegati in Campania per fronteggiare un’emergenza che, a differenza del passato, vedrà il personale stazionare in prossimità di siti altamente inquinati anche con sostanze cancerogene», rilevano i tre sottufficiali che parlano a titolo personale riservandosi di investire l’intera rappresentanza della questione. Cicala, Salma e Galantuomo condividono «l’impiego dei militari e delle loro competenze tecnico-professionali  a tutela delle popolazioni campane», tuttavia intendono evidenziare che il dispiegamento di contingenti militari comporta siano «adeguatamente equipaggiati e protetti oltre ad essere dotati di attrezzature idonee  a tutela della salute degli operatori», ritenendo di importanza primaria che siano «messe in campo tutte le azioni ritenute idonee ed utili per la salvaguardia del personale rappresentato».

Sentito via email, abbiamo posto alcune domande al Sergente Maggiore Galantuomo, in rappresentanza dei tre sottufficiali del Cocer Interforze.

D. Avete posto tale esigenza di adeguata tutela del personale operativo?

R. Abbiamo chiesto nel comunicato di attivare tutte le procedure e l’utilizzo di equipaggiamenti speciali, perché rispetto al passato – ovvero a quando l’E.I. intervenne in Campania per rimuovere i rifiuti – oggi ci troviamo di fronte ad una casistica molto più difficile da gestire. La bonifica ed il controllo di siti altamente inquinati da scorie radioattive o residui di lavorazioni chimiche (così come recentemente dichiarato da pentito Carmine Schiavone) non può essere effettuata con i normali capi di corredo. Occorrono tute e protezioni speciali, affinché l’incolumità dei militari sia preservata. È risaputo infatti che l’esposizione duratura a materiali contaminato può portare a malattie. Figuriamoci il contatto. Il nostro intento nel comunicato inviato anche alla testata che lei dirige è quello di chiedere proprio una adeguata protezione dei militari. Non sappiamo ancora i dettagli delle operazioni da svolgere, ma dalle dichiarazioni del ministro Mauro e della ministro dell’agricoltura De Girolamo pare evidente che l’attività sarà svolta dell’Esercito, che annovera Reparti di eccellenza come il 7° Rgt. N.B.C. di Civitavecchia e i Reparti Genio di Caserta e Foggia. 

D. Ma queste proposte sono state accolte?

R. Attendiamo risposta in merito alle nostre proposte, ci ha risposto Galantuomo in modo sintetico.

È evidente che l’operazione nella “terra dei fuochi” debba essere affrontata con tutti i crismi scientifici e con ogni tutela degli operatori, in un quadro di sicurezza di estremo rigore, a garanzia della tutela dei nostri militari, che si confermano operatori specializzati in “missioni impossibili”: almeno per le assurdità causate da una politica malata e da una burocrazia cieca a comando: spesso a comando criminale.

Credits: Adnkronos, www.laterradeifuochi.it, Wikipedia

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