“Insieme con i Marò” sabato a Roma: noi c’eravamo per testimoniare l’affetto di migliaia di persone

Le famiglie e gli amici di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone hanno organizzato a Roma un corteo di solidarietà, che ha attraversato sabato le vie del centro. Spiegamento di forze imponenti, per evitare ipotetici incidenti, ma nessun tipo di problema per poliziotti e vigili di Roma Capitale

 

Sabato scorso, 23 novembre, a Roma pioveva a dirotto, ma qualche migliaio di persone non ha mancato l’appuntamento per una marcia di solidarietà dal titolo eloquente, “INSIEME CON I MARÒ” lanciata dai familiari di Massimiliano Latorre e da Salvatore Girone, i due fucilieri di marina del Battaglione San Marco inquisiti in India per l’omicidio di due pescatori del Kerala, uno Stato orientale che si affaccia sul Golfo del Bengala. L’appuntamento era alle 14.30, ma già alle 14.00 piazza Bocca della Verità a Roma era piena di striscioni, gagliardetti di associazioni combattentistiche e d’arma, vessilli, bandiere italiane. Non una bandiera di partito o di sindacato. Finalmente, si potrebbe dire.

Alle 15.00 il lungo serpentone ha iniziato la lenta e tranquilla camminata verso Piazza Santi Apostoli, dove spesso a Roma si concludono le manifestazioni, molte volte – troppe – con tafferugli. Questa volta invece una dimostrazione di grande civiltà, nessuno scontro, partecipazione civica e accorata, ma nessuna solita confusione. Solo qualche ripercussione sul traffico, viste le deviazioni previste per autobus e macchine private.

Ad aprire il corteo tre mezzi blindati della Polizia di Stato, con alcuni poliziotti, ai quali si poteva leggere in viso un pensiero: “magari fossero così tutti i cortei”. Il problema è che tutti i cortei dovrebbero essere così, ma tant’è… A supporto della riuscita della manifestazione, i Vigili della Polizia di Roma Capitale che gestivano il traffico, in un’atmosfera di diffusa rilassatezza.

Abbiamo parlato con uno dei mitici “pizzardoni” della Capitale, al quale non sembrava vero di poter contribuire al controllo di una manifestazione tranquilla, tanto da meritare in modo inusuale un’aria ‘serena’. Già dalle 14.00 si era formato un bel gruppo di persone, crediamo da tempo i vigili romani non assistessero a spiegamenti di polizia da ‘ordine pubblico’ con la consapevolezza che tali “manifestanti” non avrebbero contribuito in alcun modo a innescare incidenti, anche con un’opera di diga verso qualsiasi tipo di infiltrazione o provocazione. Del resto, molti dei “manifestanti” possedevano tutto l’armamentario culturale e operativo per tenere alla larga i disturbatori… sapevano come fare, con le buone e con le meno buone… La maggior parte di essi ha un passato – e anche un presente – nelle istituzioni militari dello Stato, ergo

La pioggia, quietatasi prima dell’inizio della marcia, ha ripreso a cadere copiosa una volta avviatori il corte, per non fermarsi più: lo hanno testimoniato cappucci indossati e ombrelli aperti, ma non s’è visto un caso – integrale e non – e alcun passamontagna: i manifestanti ci hanno voluto mettere la faccia in questa marcia civile di sensibilizzazione, perché per tutti ha avuto il senso di un moto d’orgoglio di italianità e di solidarietà verso due servitori dello Stato perseguite in India in modo ingiusto.

La splendida Fanfara degli Alpini d’Abruzzi ha scandito l’avanzare di questa folla serena, compatta e determinata, tra cui si sono scorte anche alcune famigliole, con bambini piccoli al seguito in carrozzina equipaggiata di provvidenziale protezione di plastica. Nessuno di questi genitori ha voluto rinunciare a dire la propria in questo modo, anche se con un tempo impervio che ne avrebbe giustificato l’assenza.

Tanti giovani con bandiere italiane, sventolanti sotto il forte vento e la pioggia. Al passaggio del corteo davanti all’Altare della Patria, non abbiamo potuto fare a meno di ripensare a una triste giornata di dieci anni fa, quando in quel posto c’erano i nostri Caduti di Nassiriya: ecco una parte d’Italia che vale e si stringe attorno a chi fa il proprio dovere, come i nostri fucilieri del San Marco, di scorta antipirateria sulla petroliera Marina, non certo impegnati in una crociera di vacanza nell’Oceano Indiano.

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All’altezza dell’imbocco di Via Nazionale (che porta verso il Quirinale), una nota apparsa a molti stonata: uno sbarramento di Polizia di Stato, in equipaggiamento antisommossa. Tuttavia si è trattato di esercitare ogni attenzione che perché si evitassero provocazioni e incidenti. Nessuno ha cercato di sfidare lo sbarramento, perché tutti si sono diretti in modo pacifico verso la destinazione prevista. Piazza Santi Apostoli era gremita di manifestanti e gli organizzatori hanno avuto il loro bel da fare per sistemare i gruppi con ordine…militare…

Vania, moglie di Salvatore Girone, e Paola Moschetti, compagna di Massimiliano Latorre hanno parlato ai manifestanti, seguite dall’ammiraglio di squadra Paolo Pagnottella, in rappresentanza del Presidente dell’ANMI, e ha ricordato con puntualità che i militari obbediscono agli ordini…

«Ogni giorno che passa sento sempre più il dovere di mantenere alto l’onore di un soldato italiano e della nostra nazione. Sono certo che nella nostra situazione qualsiasi soldato nel mondo e di qualsiasi Paese lotterebbe per far sì che vengano riconosciuti i diritti propri e internazionali e nel nostro caso anche la propria innocenza», ha scritto in un messaggio Salvatore Girone rivolto ai partecipati al corteo di solidarietà, letto dalla moglie Vania al termine della manifestazione. La signora Girone ha poi aggiunto: «oggi siamo in piazza per dimostrare a Salvatore e Massimiliano che siamo tutti uniti per chiedere di riaverli subito», testimoniando di avere sentito i due fucilieri del “San marco” pochi minuti prima. «Sono contenti, si aspettano una piazza affettuosa», ha aggiunto Vania Girone.

«In ogni città alle 15 c’è una manifestazione dedicata ai due marò – ha invece detto Paola Moschetti, compagna di Massimiliano Latorre – quest’iniziativa vuole dimostrare l’affetto di tutta l’Italia che li rivuole a casa. Il mottotutti insieme nessuno indietro” intende proprio questo. «Salvatore e Massimiliano non rimarranno indietro e torneranno a casa presto», ha ribadito Vania Girone.

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«Questa non è una protesta, i militari non protestano ma obbediscono agli ordini e i nostri militari hanno obbedito agli ordini del legittimo governo italiano. Per cui ai rappresentanti delle istituzioni possiamo dire solo ‘coraggio, avanti con le iniziative perché è impossibile che due soldati d’Italia siano prigionieri di un governo che non ha diritto di trattenerli», ha affermato Pagnottella con tono accorato e partecipe. «Massimiliano e Salvatore danno l’esempio, sono degni dell’applauso del popolo italiano e non della sua dimenticanza. Abbiamo sempre obbedito alle leggi della Patria e ora ci aspettiamo lealtà e riconoscenza», ha puntualizzato, marcando con il tono un passaggio specifico: «obbedito ad ordini legittimi del Governo italiano».

Con l’accompagnamento della Fanfara degli Alpini, da Piazza Santi Apostoli l’Inno degli Italiani, cantato dai presenti con grande partecipazione, si è fatto sentire… fino ai cosiddetti Palazzi del potere. Del resto, in assoluto anonimato (salvo per chi li conosceva), c’erano alcuni parlamentari (come l’On. Domenico Rossi, già SottoCapo di Stato Maggiore dell’Esercito, per esempio), mentre più “visibili” (chissà perché…) Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma ed esponente della destra italiana, oltre a Magdi Cristiano Allam, parlamentare europeo di “Noi Italiani” eletto come indipendente nelle fila dell’UDC.

Questi signori potranno riferire a chi di dovere quanto è avvenuto sabato scorso, per …far ben capire che non si tratta solo di una “situazione sgradevole” sotto il profilo diplomatico, tra l’altro quantomeno imbarazzante, come a volte indicato da qualche Ministro o Inviato Speciale. C’è molto di più: riguarda l’onore di due militari italiani, di tutti i militari italiani inviati in missione per ordine del Governo, di tutti gli italiani e in buona sostanza l’onore di una Nazione, ben rappresentata all’estero e ora in particolare da due militari che dimostrano, con il loro comportamento, quanto “Patria” e “Onore” non siano concetti desueti.

Questa battaglia viene ora presentata agli occhi dell’opinione pubblica, perché riavere in Italia Massimiliano e Salvatore rappresenta il senso di appartenenza a una cultura e una tradizione che dovrebbe permeare tutti i cittadini italiani, ma di certo in primis i cosiddetti rappresentanti del popolo, gli eletti (purtroppo ora solo ‘nominati’): costoro dovrebbero essere i primi custodi di questi valori. Anzi, chiariamo, dovrebbero …

(Credits: Adnkronos, foto dell’autrice)

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Maria Gabriella Pasqualini

Maria Gabriella Pasqualini si è laureata cum laude alla Sapienza in Scienze Politiche, Già distaccata presso il servizio diplomatico, poi docente universitario, è autore di numerosi volumi di storia militare e di saggi storici. Esperta di Medio e Vicino Oriente, collabora con numerose riviste scientifiche. A THE HORSEMOON POST è Vicedirettore e Responsabile Esteri e Difesa.

2 pensieri riguardo ““Insieme con i Marò” sabato a Roma: noi c’eravamo per testimoniare l’affetto di migliaia di persone

  • 26/11/2013 in 17:39:43
    Permalink

    Sono sicura che Lei dott. Madia sarebbe stato con i manifestanti sotto la pioggia. Alla prossima.

  • 26/11/2013 in 15:00:04
    Permalink

    Non ero a conoscenza della bella iniziativa. Mi dispiace non avere partecipato. Mi avrebbe fatto bene constatare de visu che in Italia esistono ancora valori come il senso delle Istituzioni, della Patria, della Solidarietà, non per fini personali ma per restare “umani”.. e non divenire schiavi delle merci.
    Con affetto a tutti i partecipanti
    aldo madia

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