TFF31: La mafia uccide solo d’estate, grande esordio di Pif alla regia

Il conduttore e regista palermitano racconta la mafia in una commedia con un’ironia preziosa e pungente

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Ambientato interamente a Palermo, il film narra le vicende di Arturo, concepito il giorno in cui Totò Riina uccise Michele Cavataio in un agguato insieme a Bernardo Provenzano e Calogero Bagarella travestiti da militari della Guardia di Finanza; da quel momento in poi la sua vita procederà avvinghiata agli effetti delle stragi mafiose che, colpa l’atteggiamento passivo della popolazione, ne condizionerà le azioni, compreso l’amore segreto per la compagna di classe Flora.

Che Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, non fosse il solito comico mestierante che passa da un giorno all’altro dalla televisione al cinema ce n’eravamo accorti subito: non solo perché dal nulla ha saputo mettere in piedi un “one man show” come “Il Testimone”, ma proprio perché quello show possedeva una leggerezza così (assurdamente) profonda da lasciarti sempre qualcosa dentro alla fine di ogni puntata.

Per il suo esordio cinematografico Pif decide di giocare in casa, nella sua Palermo, ma sceglie anche il tema più difficile, quello della mafia, prendendosi quindi tutte le responsabilità che richiede un tale argomento; il rischio di scadere nella facile parodia o peggio nel patetico era alto, ma Pif per (nostra) fortuna lo evita astutamente, raccontandoci una storia d’amore dai toni favolistici.

La mafia uccide solo d’estate è di sicuro scottante, anche perché quello che più preme al (neo)regista è mostrare come il “problema mafia” sia diventato tale solo all’indomani delle stragi di Capaci e Via d’Amelio, mentre erano decenni che le stragi mafiose imperversavano nelle strade della città; è un film per Palermo e i palermitani, una condanna del passato ma allo stesso tempo una presa di posizione evidente per il presente: Palermo e i suoi abitanti hanno imparato la lezione e sono in prima linea nelle attività antimafia, e nella situazione politica in cui ci troviamo coinvolti è una bella rivincita per il capoluogo siciliano.

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A sorprendere di più, se vogliamo, è il fatto che a voler scuotere finalmente l’opinione e la memoria delle persone sia una commedia (e non un gangster-movie o pseudo-tali), che riesce a riportare sul piedistallo le figure dei veri eroi del paese (le vittime della mafia e tutti quelli che l’affrontavano a muso duro), al contrario di molti film e/o fiction che hanno passato anni a elogiare la sponda opposta (volenti o nolenti).

Cinematograficamene parlando l’esordio di Pif colpisce per leggerezza e incisività nei toni. Ottima la prima parte con Arturo in brodo di giuggiole per la figura di Giulio Androtti, con tutte le gag che ne conseguono; buona anche la seconda, seppur inferiore, ma solo perché la vicenda prende l’unica piega possibile per un prodotto di questo genere.

Perfettamente in parte e convincenti tutti gli attori del cast, dal solito stralunato Pif (irresistibile la sua vocina ingenua fuori campo) ad Alex Bisconti (il giovane Arturo), fino ad arrivare a Claudio Gioè nel ruolo di un giornalista scomodo (quasi a voler rinnegare un suo famoso ruolo recente, del tutto opposto) e ideale mentore del protagonista.

La pellicola, in concorso al Torino Film Festival, uscirà nelle sale italiane il 28 novembre.

VOTO : 7   

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Il trailer italiano ufficiale:

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