TFF31: La sedia della felicità, la commedia di Mazzacurati diverte ma non convince

Carlo Mazzacurati torna al cinema a tre anni da La passione, e lo fa con una commedia dai toni farseschi, esasperando troppo l’ironia per approdare spesso nel cattivo gusto

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Bruna, estetista che fatica a pagare i propri fornitori, riceve una confessione in punto di morte da Norma Pecche, madre di un famoso bandito e ora in carcere; avrebbe nascosto il suo tesoro, mai ritrovato dalla Finanza, in una delle sedie che arredavano la sua immensa dimora. Aiutata dall’impacciato Dino, tatuatore e alle prese con un divorzio, Bruna intraprenderà una vera e propria caccia al tesoro per cercare di dare un senso alla propria vita, fino ad allora contornata solamente da delusioni.

Il cinema di Carlo Mazzacurati è profondamente radicato nella propria terra, il Nord-Est d’Italia, e, se non si accettano certi schemi iniziali potrebbe, risultare di difficile comprensione; non tanto per una forma di cinema che passo dopo passo sembra maturare molto, ma per un disegno simbolico e sulle persone altrimenti troppo banale. A differenza de La giusta distanza e de La passione, qui è la commedia che prende il sopravvento sulle molte forme di riflessioni che il regista vorrebbe enunciare al proprio pubblico.

La componente comica però non è il suo forte e si vede; da non fraintendere, Mazzacurati conosce il suo repertorio e, per questo, si serve di un Valerio Mastandrea semplicemente perfetto nell’orchestrare buffissime gag con ottima padronanza dei tempi comici, Giuseppe Battiston ripete ancora se stesso, ma stavolta la parodia ecclesiastica funzion (a differenza di quella culturale nel pessimo Il comandante e la cicogna). Isabella Ragonese è dotata di un grande talento, lo dimostra il fatto di tenere testa a uno dei migliori attori italiani della sua generazione e di reggere saldamente il film sulle proprie spalle.

Dove La sedia della felicità sbaglia grossolanamente è nel suo voler insistere troppo sulle forme di razzismo insite nel popolo veneto che, se a primo acchito possono sembrare ironiche e pungenti, a lungo andare sconfinano nel cattivo gusto e in una parodia involontaria (il siparietto nel ristorante cinese, il fioraio extracomunitario).

La conclusione un po’ raffazzonata e sbrigativa (dopotutto è una favola, ma non ce ne eravamo accorti fino alla fine) chiudono un film non del tutto riuscito, con evidenti buchi di scrittura, ma dotato di una struttura (quello della caccia al tesoro) che da tempo mancava sul grande schermo.

La pellicola uscirà nel corso del 2014.

VOTO : 6-

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Il trailer italiano: 

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