Mafia, Alfano lancia l’allarme su una nuova stagione stragista. Strategia della tensione o della pensione?

La preoccupazione è stata espressa dal ministro dell’Interno al termine del Comitato nazionale per l’Ordine e la sicurezza che si è tenuto a Palermo dopo le minacce subite dai magistrati della trattativa Stato-mafia. Ma il vicepremier avverte: “Lo Stato è pronto ad ogni intervento di prevenzione e a ogni intervento di repressione”. Mafia, nuove minacce del boss Riina al pm Di Matteo

Angelino Alfano, ministro dell'Interno e vicepresidente del Consiglio dei Ministri

«Noi non possiamo escludere che ci sia la tentazione di riprendere una strategia stragista dopo questi anni di silenzio dal punto di vista dei grandi delitti eccellenti e al tempo stesso possiamo affermare che lo Stato è pronto ad ogni intervento di prevenzione e a ogni intervento di repressione».

Angelino Alfano, ministro dell’Interno, ha lanciato questo allarme al termine del Comitato Nazionale per l’Ordine e la Sicurezza che si è tenuto a Palermo dopo le minacce subite dai magistrati della trattativa Stato-mafia.

«Nell’ambito del delicato processo per la trattativa si inseriscono tante minacce nei confronti di tanti magistrati a cui oggi siamo venuti a dire – ha assicurato Alfano – che lo Stato li protegge, è dalla loro parte. Ogni mezzo tecnico e meccanico di cui lo Stato dispone sarà a loro disposizione per la loro protezione personale e fisica».

«Proprio per questo abbiamo voluto riunire il Comitato nazionale a Palermo per dire che l’intero comitato, che è il più alto organismo che si occupa della sicurezza del Paese si riunisce qui con lo scopo di mandare un messaggio chiaro: lo Stato non ha paura, è schierato dalla parte dei magistrati. Non ha paura dalla mafia ed è pronto ad apportare ogni mezzo per difendere ogni magistrato di Palermo», ha chiarito alfano.

Quanto al magistrato Di Matteo, pubblico ministero nel processo sulla trattativa Stato/mafia e che è stato oggetto di minacce dirette dai boss, il ministro dell’Interno ha annunciato che «è stato reso disponibile» un convoglio con un dispositivo cosiddetto bomb jammer, così come chiesto a ottobre dal vicepresidente della Camera Luigi Di Maio (M5S), il quale aveva scritto ad Alfano in questi termini: «Richiamo al massimo dell’attenzione il ministro, chiedendo che questi uomini dello Stato non siano di nuovo lasciati soli e che si innalzi il livello di sicurezza mediante l’equipaggiamento del loro convoglio con un dispositivo ‘Bomb jammer’».

I bomb jammer sono contromisure elettroniche utilizzate per neutralizzare o per prevenire attentati terroristici o altri crimini perpetrati attraverso l’utilizzo di esplosivi radio-controllati a distanza, mediante impulsi radio o anche attraverso la trasmissione del segnale di innesco mediante cellulari GSM o UMTS. Le auto che ne sono dotate di fatto eliminano il segnale ricevente, in modo da neutralizzare l’attivazione dell’innesco e prevenire l’esplosione.

«Noi abbiamo messo a disposizione dei magistrati di Palermo ogni cosa che risulti necessaria» ha assicurato il ministro dell’Interno, chiarendo che il Governo non bada a spese nel «dispiegamento di mezzi e uomini, perché facciamo tutto quello che è necessario fare». Alfano ha chiarito che aver tenuto a Palermo la riunione del Comitato Nazionale per l’Ordine e la Sicurezza non ha avuto «un connotato solo simbolico ma pratico», perché «c’è stato un allarme sicurezza a cui noi rispondiamo rafforzando ogni dispositivo di sicurezza», ha aggiunto Alfano.

Sulle nuove minacce del boss mafioso Totò Riina al Pm palermitano Antonino Di Matteo, durante il vertice di Palermo sono trapelate alcune indiscrezioni. Sembra che siano state registrate di recente dalle microspie piazzate nel carcere in cui è detenuto Riina, intercettato mentre parlava con un boss della Sacra Corona Unita.

Il ritorno alla stagione stragista significherebbe un pessimo segnale per l’attuale fase storica, in cui la politica appare debole nei confronti dei cittadini. Qualche appassionato di dietrologia potrebbe perfino parlare di nuova stagione di “strategia della tensione”, ma in questo caso sarebbe più una “strategia della pensione” (se non della pietra tombale) per la democrazia italiana. Un piano di valutazioni che le menti raffinate a servizio delle cosche fanno di certo, per cercare di guadagnare consensi e sfruttare perfino le legittime doglianze di recente sollevate dagli avvocati italiani sul trattamento disumano cui sarebbero sottoposti alcuni criminali mafiosi in regime di 41 bis, nonostante le pessime condizioni di salute.

Insomma, il momento è talmente complesso che tutto potrebbe convergere verso una nuova stagione di sangue come presupposto per la determinazione di nuovi equilibri nelle relazioni tra criminalità e politica: ossia il nesso che rende la mafia potente agli occhi dei cittadini perbene, accerchiati da forme diverse e convergenti di criminali.

Non a caso nelle ultime relazioni semestrali al Parlamento, i servizi di informazione e sicurezza hanno con costanza segnalato la possibilità di infiltrazione criminale in movimenti protestatari, con l’obiettivo di creare incidenti e confusione per delegittimare ancor di più la politica (che non fa nulla peraltro per non delegittimarsi agli occhi dei contribuenti).

Credits: Adnkronos, AGI

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