S’ode a sinistra uno squillo di Rehn, a destra uno squillo di Letta risponde. Napolitano cala l’asso di briscola

Il commissario Ue agli Affari Economici in un’intervista a ‘La Repubblica’ contro l’Italia: sul deficit il nostro Paese è ”in linea, anche se di poco, con il criterio del 3% e questo ha consentito al Paese di uscire dalla procedura per deficit eccessivo”. Il presidente del Consiglio: “Dal 2014 il debito inizierà a scendere con le misure della legge di stabilità”. Poi l’appello a Forza Italia: “Continuare percorso fondamentale delle riforme”. Napolitano: l’UE cambi rotta (o finisce rotta)

Olli Rehn, Il Magnanimo e il Misericordioso

Botta e risposta tra Olli Rehn e Enrico Letta, con intervento anche del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, sul tema del rigore di bilancio e delle misure che stanno affossando l’Europa dietro le traveggole tedesche e le paure dell’inflazione.

Il commissario Ue agli Affari Economici (già la denominazione ha il sapore tutto sovietico di piani quinquennali e sappiamo come finì: quanto meno porta male…) in un’intervista a la Repubblica aveva avvertito che sul «deficit, l’Italia è in linea, anche se di poco, con il criterio del 3% e questo ha consentito al Paese di uscire dalla procedura per deficit eccessivo che è importante per la sua credibilità sui mercati finanziari. Inoltre l’Italia deve rispettare un certo ritmo di riduzione del debito, e non lo sta rispettando».

Quanto fatto, secondo il feldmaresciallo Rehn, non basta, perché «lo sforzo di aggiustamento strutturale avrebbe dovuto essere pari a mezzo punto del Pil, invece è solo dello 0,1%. Ed è per questo motivo che l’Italia non ha margini di manovra e non potrà invocare la clausola di flessibilità per gli investimenti». Tuttavia, Olli Il Magnanimo e il Misericordioso ha apprezzato «le buone intenzioni del governo italiano su privatizzazioni e spending review. Ma lo scetticismo è un valore profondamente europeo. E io ho il preciso dovere di restare scettico, fino a prova del contrario».

Secondo Sua Beatitudine Finlandese, il piano di privatizzazioni darà «un piccolo contributo a migliorare l’efficienza del sistema economico e, forse, a ridurre il debito in parte già l’anno prossimo». La spending review può essere uno strumento «molto importante» per avvicinare l’obiettivo, «ancora di più se riuscirà a mettere in pratica tagli di spesa che abbiano effetto già nel 2014». «Le nostre previsioni di febbraio saranno un appuntamento molto importante per l’Italia. Se il governo per quella data ci fornirà risultati concreti e soddisfacenti – ha concluso Rehn, Il Magnanimo e il Misericordioso – ne terremo conto per calcolare i possibili effetti sui margini di manovra a disposizione del Paese».

Un tono che il ministro del Tesoro e quello dell’Economia degli Stati Uniti d’America non si sognerebbe neanche di rivolgere al governatore del più sgangherato dei governatori americani. Ma l’Unione Europea può permettersi questi lussi antidemocratici, non essendo uno Stato federale: paradossi di quest’europeismo che ha perso le radici.

Allo sproloquio di Sua Beatitudine Olli Rehn, ha risposto da Roma Enrico Letta, il quale ha comunque un retroterra contraddistinto dall’europeismo originario, quello che ha avviato il processo di integrazione europea. «C’è una contraddizione nei termini usati da Rehn che, come commissario, ha il dovere di essere garante dei trattati europei, in cui però non c’è la parola scetticismo, un tema che appartiene al dibattito politico che se Rehn vuole usare deve togliersi la giacca da commissario europeo» ha commentato con puntualità il capo del governo italiano, alla presentazione del volume ‘Photoansa’.

Enrico Letta in versione "Europa prima maniera"

«Rehn ripete cose già dette e che noi faremo: le privatizzazioni e la spending review sono capitoli fondamentali dell’attività di governo – ha aggiunto Letta – il segnale è che l’Italia fa sul serio, è finita la crescita del debito e dal 2014 inizierà a scendere con privatizzazioni e con le misure inserite nella legge di stabilità». Il capo del Governo ha poi lanciato un appello a Forza Italia «perché consideri che si possa distinguere tra la scelta di non appoggiare il governo e continuare un percorso di riforme fondamentali che è nell’interesse del Paese».

Sulla questione europea, in mattinata era intervenuto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il quale aveva espresso un pensiero chiaro: l‘Ue deve «cambiare rotta», è indispensabile «doppiare il capo del passaggio da una fase di recessione ad una di crescita», moltiplicando l’impegno per creare occupazione, soprattutto per i giovani. Queste le parole inequivocabili del capo dello Stato al Quirinale, in occasione della prima visita di Stato del presidente croato Ivo Josipovic, la prima dall’ingresso della Croazia nell’UE.

Italia e Croazia, ha detto tra l’altro il capo dello Stato, si trovano ad affrontare «problemi molto simili, originati dalla crisi globale iniziata cinque anni fa, che ha colpito anche l’Eurozona imponendo politiche di contenimento del debito pubblico che hanno avuto anche un effetto recessivo. Facciamo ancora i conti con perdite non lievi sul fronte del Prodotto interno lordo e nel comparto produttivo. Così come preoccupa la disoccupazione, soprattutto quella giovanile». È venuto il momento, secondo Napolitano, di politiche europee che puntino con decisione alla ripresa produttiva e occupazionale.

Forse all’Europa e al processo di integrazione europea serve del sano anti-europeismo, come vaccino di richiamo per riscoprire le radici di un processo che non ha valide alternative, se rientra nell’alveo democratico e popolare originario. Seguendo le parole di Rehn non è difficile vaticinare rotture pericolose per tutti, in primis per la Germania della ex giovane aderente alla gioventù comunista, la cancelliera Angela Merkel.

Credit: Adnkronos

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