AAA cercasi giovani laureati e anglofoni per impiego a tempo determinato nei Beni culturali

Il Ministero presieduto da Massimo Bray ha pubblicato il bando “500 giovani per la cultura”, ma le perplessità sono troppe. Indennità, lingua inglese, professionalità e competenze specifiche, per una paga da sfruttamento? Ma che Stato è questo?

Andrea Mantegna, Camera degli Sposi, Oculo

Come già annunciato nel Decreto Legge 91 “Valore Cultura” (convertito dalla legge 112/2013), il Ministero dei Beni Culturali propone per il 2014 l’impiego di “500 giovani per la cultura”, under 35, che si occuperanno dell’inventariazione, della catalogazione e della digitalizzazione del patrimonio culturale italiano.

Il bando di concorso, reso noto lo scorso 7 dicembre, presenta criteri molto chiari, che però stanno già suscitando qualche perplessità. Potranno partecipare solo coloro che non hanno oltre i 35 anni, in possesso di una laurea triennale o quinquennale di vecchio ordinamento in specifiche materie con una votazione non inferiore ai 110/110 o in possesso di un diploma rilasciato dalle scuole di archivistica, paleografia e diplomatica con votazione 150/150. Dovranno inoltre possedere un certificato di conoscenza della lingua inglese nel livello B2 e, per l’assegnazione di un maggiore punteggio, è richiesta esperienza nel settore dei beni culturali.

Le domande dovranno essere inviate entro le ore 14 del 21 gennaio 2014 solo per via telematica, attraverso un applicativo specifico, disponibile a partire dal 14 dicembre sul sito del Ministero dei Beni culturali. Il candidato potrà presentare candidatura per una sola regione e per un solo ambito disciplinare; alla Sicilia sono stati assegnati solo 20 posti mentre al Piemonte 37.

I 500 giovani – selezionati in base al punteggio assegnato ai titoli – saranno impiegati per un intero anno presso istituti e musei e riceveranno un’indennità pari a 5 mila euro annui, circa 416 euro al mese, e alla fine del programma saranno impiegati nel trasferimento su file del patrimonio materiale e immateriale della nazione. Nel caso in cui una regione dovesse avere un numero di candidati idonei pari al triplo della quantità necessaria si procederà a una selezione ulteriore attraverso test con quiz a risposta multipla.

A fronte dei requisiti richiesti, molti giovani laureati stanno palesando dubbi e critiche dal momento che risulta poco chiara l’esclusione di chi proviene dalle Accademie di Belle Arti, che di certo non avrebbero alcuna difficoltà ad affrontare un lavoro in ambito culturale, non precluso dal bando a un laureato in Ingegneria ambientale o in Scienze statistiche.

Ancora, qualche perplessità suscita l’obbligo della conoscenza della lingua inglese (livello B2), di cui sembra marginale l’utilità, quantomeno per la catalogazione e l’inventariazione del patrimonio culturale, tanto che molti credono che questo non avrebbe dovuto essere un requisito fondamentale per la scelta dei candidati. La stessa indennità annua di 5000 Euro ha suscitato parecchie critiche, tanto da far paragonare il bando a quello del Servizio Civile, cui giovani laureati – e non – si rivolgono per evitare l’immobilismo lavorativo.

Al di là delle perplessità, in alcuni casi più che legittime, sui criteri utilizzati per la selezione di questi 500 giovani per la cultura italiana, sorge un dubbio spontaneo sul loro futuro professionale. L’interrogativo che ci si pone è che cosa faranno una volta terminato il lavoro di inventariazione, catalogazione e digitalizzazione, dal momento che l’unico sbocco per queste professionalità tecniche è lo stesso settore pubblico oggi paralizzato?

E poi, a fronte di vincitori di concorso in attesa, impiegati a più livelli (da custodi a dirigenti), che tardano ad andare in pensione, ma con capacità in alcuni casi opinabili e obsolete, quanto ancora i giovani titolati dovranno aspettare – con o senza livello B2 di inglese – per poter affacciarsi a quel mondo del lavoro in un settore che sembra voler “usare” le loro competenze, ma a cui avrebbero molto da offrire?

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