Prima della “Prima”: sabato Giorgio Napolitano contestato a Milano, nel silenzio generale

Sabato scorso, attimi di tensione davanti l’hotel dove alloggiava il presidente della Repubblica, con molti fischi e qualche applauso. Il servizio pubblico? Assente. I giornali nazionali? Non c’erano e se c’erano dormivano… (VIDEO)

In genere i fischi alla Scala si possono giustificare come forma di protesta dei melomani, delusi dalla prestazione di quella soprano o di quel baritono. Sabato scorso, 7 dicembre, i fischi invece sono stati rivolti al “Direttore d’Orchestra”: non certo Daniele Gatti, che ha guidato maestri e interpreti sul palco con la consueta abilità.

Per la cronaca, 11 minuti di applausi, ma anche contestazioni, secondo l’Adnkronos, hanno accompagnato la prima de “La Traviata”, un’edizione che ha diviso il pubblico per la serata inaugurale della stagione 2013-2014 del Teatro alla Scala. Al calare del sipario, infatti, battimani calorosi sono partiti tutti soprattutto per Diana Damrau, interprete di ‘Violetta’ appassionata e già applaudita durante lo spettacolo, che ha ottenuto un successo personale per il canto e la presenza scenica. Consensi anche per il baritono serbo Zeljko Lucic, che ha vestito i panni di Giorgio Germont.

Applausi ma anche qualche fischio per il tenore polacco Piotr Beczala, che ha interpretato Alfredo Germont e per il direttore d’orchestra Gatti. Disapprovazione e alcuni ‘buu’ invece per la regia di Dmitri Tcherniakov, considerata dai puristi troppo moderna.

E tuttavia a qualcuno è venuto anche in mente che i fischi, in realtà, non fossero tutti diretti al board artistico, ma verso il Palco Reale, in cui Giorgio Napolitano e la signora Clio, con il presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, il presidente del Togo, Faure Gnassingbè, Pietro Grasso e Signora e il Sindaco di Milano, Giuliano Pisapia e signora, siedevano come ospiti d’onore.

Il prologo però c’era stato “prima della prima”, quando il presidente Napolitano ha ricevuto pochi applausi e molti fischi all’uscita dell’Hotel de Milan, in via Manzoni, nelle vicinanze della Scala. Uscito alle 17.55, il capo dello Stato è stato dirottato su un pulmino che lo ha portato al Teatro simbolo della città meneghina. Nei pressi la gente si era affollata e i fischi erano iniziati prima che il presidente uscisse. Motivo che potrebbe aver spinto gli addetti alla sicurezza a “imporre” l’uso di un mezzo per percorrere pochi metri, invece di far percorrere il tragitto a piedi, magari stringendo le mani ai cittadini.

I quali – con tutta evidenza – non hanno alcuna voglia di stringere le mani al capo dello Stato, né ad altri politici, tutti considerati responsabili dello sfascio in cui è piombato l’Italia. Una lettura sbrigativa e semplicistica, che dimentica di attribuire ai cittadini la responsabilità che investe il popolo in ogni democrazia, ancorché malata come quella italiana. Almeno una culpa in vigilando noi cittadini ce la dobbiamo attribuire.

E forse qualche colpa in più ha la stampa nazionale – con in testa il servizio pubblico (si fa per dire…) – che ha taciuto delle proteste verso Napolitano, ma ha dato risalto ad altri tipi di protesta. Chiudere un occhio per amor di patria o di pagnotta?

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2 pensieri riguardo “Prima della “Prima”: sabato Giorgio Napolitano contestato a Milano, nel silenzio generale

  • 10/12/2013 in 10:15:29
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    La cosa veramente fastidiosa è la faziosità della scelta delle notizie, è come se si avesse paura a dare questo tipo di notizie…perché a chi giova nascondere queste notizie? sono veramente pericolose queste immagini da far vedere agli italiani che il presidente viene fischiato?non è un problema di grillo, se è da anni che si parla di una stampa che alza e abbassa il volume di certe informazioni a piacere nulla è cambiato come bisogna comportarsi….se con le buone non cambia nulla, partendo dall’informazione che per certe notizie(come questa) diventa muta, come bisogna comportarsi con i giornalisti? chi difendono? da chi hanno paura?

    • 10/12/2013 in 11:06:08
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      Rispondiamo a uno dei suoi quesiti, quello che riguarda i giornalisti. La categoria professionale dei giornalisti non è peggiore, né migliore delle altre. Ci sono giornalisti perbene e giornalisti che non lo sono, ma crediamo in una media analoga a quella che può riscontrarsi in tutte le componenti sociali. Il problema possono essere gli editori e i direttori, che potrebbero (condizionale d’obbligo) avere altre logiche.

      Come fa Grillo – le liste di proscrizione – è un metodo intollerabile, oggettivamente fascio-nazi-comunista: ossia espressione delle tre ideologie mortifere che ammorbano il pensiero politico globale almeno degli ultimi 100 anni. Però quando Grillo denuncia l’uso politico del servizio pubblico, a favore di questo o quel politico locale, fa un’operazione meritoria. Ecco, se si limitasse a dire “codesto ha scritto una stronzata e vi spiego perché” eserciterebbe in modo corretto il diritto di critica e non darebbe voce ai facinorosi e ai violenti che si nascondono dietro la sua barba.

      Ergo, il cittadino che vuole essere informato oggi può, con le nuove tecnologie, avere un ventaglio di opzioni vasto e variegato: basta solo saper distinguere le panzane assolute (tipo scie chimiche) dalle notizie “trascurate” da alcuni e divulgate da altri. Per esempio, un video che mostri quanto si racconta può essere un valido antidoto alla propagazione di notizie false.
      Grazie della partecipazione e continui a seguirci. Buona giornata

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